Addio a Magnalbò, il ricordo di Verdenelli: dal primo incontro ai legami del senatore con il Fermano

IL RICORDO del giornalista Maurizio Verdenelli: «Senatore per due mandati fino al 2006 (dal 2001 vicecapogruppo), avvocato, giornalista, scrittore e pittore, 83 anni (li avrebbe compiuti il 5 aprile) Luciano Magnalbò di antica e nobile fermana (città a cui sempre è stato legato cui ha dedicato ricerca storica, libri e pittura) è deceduto nei giorni scorsi a Macerata»

Al Castellano Vecchio di Sant’Elpidio a Mare: in primo piano Luciano Magnalbò. Con lui Stefano Papetti, Milena Santini, Maurizio Verdenelli (foto Emanuela Scattolini)

Riceviamo dal giornalista Maurizio Verdenelli, il ricordo di Luciano Magnalbò: «Senatore per due mandati fino al 2006 (dal 2001 vicecapogruppo), avvocato, giornalista, scrittore e pittore, 83 anni (li avrebbe compiuti il 5 aprile) Luciano Magnalbò di antica e nobile fermana (città a cui sempre è stato legato cui ha dedicato ricerca storica, libri e pittura) è deceduto nei giorni scorsi a Macerata».
«Sono centinaia – scrive il giornalista Verdenelli nel suo ricordo del senatore – i fotogrammi in alcune decine d’anni che legano la mia memoria a Luciano Magnalbò, compagno di irripetibili avventure giornalistiche/librarie. Una sola più delle altre, tuttavia, rimanda la sua immagine di integrità a difesa della libertà d’espressione e del principio di Verità. In un’espressione sola: d’indipendenza a costo di tutto. Ai tempi di Mani Pulite, Luciano in tipografia ad impaginare il giornale da lui diretto, insensibile alle ‘minacce’ di un potente politico (l’enorme cellulare pioneristico piantato su un tavolo s’accendeva ogni 5 minuti mandando suoni e luci) mi parve l’Humphrey Bogart di Deadline. “E’ la stampa, bellezza: è la stampa e tu non ci puoi fare niente“. Game over! Il giornale chiuse subito dopo per taglio di fondi e Luciano ne fondò subito un altro con mezzi propri: Cosmopolitan (credo il nome della testata).
Tutto era iniziato qualche anno prima dall’arch. Gabor Bonifazi che mi presentò al ‘Messaggero’, redazione di Macerata, il noto avvocato Magnalbò. E la scintilla s’accese. Scoprendosi una vena autentica di columnist, Luciano divenne una prima firma della cronaca cittadina con una rubrica presto popolarissima: ‘L’oro di Macerata‘. Cosi tanto di successo che un grande giornalista, Arnaldo Giuliani, lo volle alla guida del ‘Corriere Adriatico’ che allora guidava.
Tuttavia i nostri rapporti non s’interruppero per…così poco. E la tenuta di campagna dei Magnalbò a Schito (ad un muro della sala principale la foto del nonno podestàcon Mussolini reduce della cerimonia di Corridonia) divenne una piccola ‘scuola siciliana’ con fervidi intellettuali sempre più numerosi attorno a Luciano: Bonifazi, Hermas Ercoli, Guido Garufi, Silvio Craia, Libero Paci,  giornalisti di varie testate e giovani che si sarebbero presto affermati.
Poi con l’amata pittura alla corte del maestro Remo Brindisi, i libri. Gialli ambientati nei quartieri alti, tra contesse e marchese, e qualche anno fa dopo che Gabor gli aveva dedicato il suo ‘L’orologio dei Magnalbo’, lo scoop scoperto tra le carte degli archivi fermani di cui era appassionato frequentatore: “Una tragedia dimenticata” (Ilari editore). Scritto a quattro mani con chi scrive: la morte a Macerata di alcuni allievi della scuola gesuita (ora Bmb) morti nel sonno sotto le rovine del palazzo colpito da uno dei rovinosi terremoti della prima metà del ‘700. Una sciagura tenuta fino ad allora segreta e svelata nel libro. Che ebbe rapido successo. Presentato tra le altre sedi, al palazzo comunale di Osimo e a Passignano sul Trasimeno (Pg) sulla famosa rotonda cantata da Fred Bongusto che Franco Migliacci aveva scritto proprio in riva al lago, e non sul mare prospiciente Senigallia.
Nel luglio scorso è uscito ‘La stanza della caccia‘ (Livi editore) in collaborazione  con Milena Santini presentato davanti a 200 persone al Castellano Vecchio, antica dimora di Sant’Elpidio a Mare. Tra i relatori, un pò a sorpresa essendo lui un eminente critico d’arte e direttore museale, il prof. Stefano Papetti. Una presenza spiegata da lui stesso…a causa della multi-disciplinarietà di Luciano scrittore e pittore apprezzata da Papetti.
Poi le preziose ed ambite prefazioni, da ricordare quella al bel libro di Lidia Appignanesi su Boschetto Ricci a Sforzacosta. E la sua attività di ricercatore storico, soprattutto nel Fermano la terra dei suoi avi di cui conservava radici ed immagini, tra le altre quella del bel palazzo di città, del quale mi fece ammirare la pianta in vista di un libro ad hoc.
A Fermo (nel capoluogo e nel Fermano tanti amici, tra questi Giovanni Martinelli) ogni estate era presente nella Collettiva cult presso il sito archeologico all’ingresso di Piazza del Popolo. Opere di pregio, elogiate dalla critica. Ancora in estate al mare la rassegna dei libri al Vela Club a Civitanova Marche e a Porto San Giorgio, alla Lega Navale.
L’ultima telefonata tre settimane fa per invitarlo ad una nuova avventura editoriale: “Certo: quando si parte?” mi chiese.
Ancora progetti davanti e alle spalle una lunga, intensa navigazione che improvvisamente si e’ interrotta l’altra notte. Per dare nuovo inizio ad un’altra navigazione. Nella nostra memoria, nella nostra affettuosa gratitudine e soprattutto nella storia culturale marchigiana. Buon vento, Luciano!».

Addio a Luciano Magnalbò, il senatore con l’animo d’artista


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti