«La guerra: polvere dispersa ai venti»

Giuseppe Fedeli

di Giuseppe Fedeli *

«La guerra: polvere dispersa ai venti “Memento homo quia pulvis es et in pulverem reverteris” (Genesi 3,19). Quella polvere, dispersa ai venti, un giorno risorgerà gloriosa, a consacrare un gesto di pietà per chi, polvere anche lui, un tempo si cingeva il capo della palma di superiorità rispetto ai propri simili, di essere di questo mondo e di poterlo dominare.

La guerra, dentro e fuori: case sventrate, alberghi diroccati, strade coperte dalla polvere e dalle macerie. Le lacrime degli ultimi non gridano vendetta, ma impetrano pietà verso chi non sa cosa sia un atto d’amore, e perciò stesso è condannato alla sua immedicabile, abissale solitudine. Di certo, così non ragioneranno le vittime scampate ai troppi disastri, i familiari di chi ha dovuto dire addio a questo mondo per una serie di concause che hanno dell’esecrabile. Al punto che la inesorabile sequenza dei fenomeni di distruzione fa pensare al Giudizio Finale.

Indignato, scrivo ciò perché non trovo via d’uscita a un vicolo cieco che non si può percorrere, se non con la lampada della ragione e con gli strumenti del buon senso: maledetti siano dunque coloro che si sono arrogati il diritto di mettere a ferro e fuoco le terre altrui, così decretando impunemente il sacrificio di tanti poveri cristi. Perché, secondo la promessa messianica, alla fine dei tempi l’uomo giacerà con le bestie selvatiche e non ci sarà più guerra e tutte le lacrime verranno asciugate…Se è vero che il giudizio di Dio è imperscrutabile, questo, tuttavia, non ci esime, e, anzi, a maggior ragione, ci impone di stigmatizzare le condotte scellerate di chi ha pensato solo al proprio tornaconto, in una spirale egoica tesa all’annientamento dell’altro. Senza voler analizzare quelle che sono le ragioni (sic!) del tanti conflitti che divampano nel pianeta, è un fatto che, ormai perso ogni punto di ancoraggio, la legge della convivenza (che si può tradurre con solidarietà) è stata miserabilmente calpestata. Col risultato di aver buttato a mare il gesto semplice, meraviglioso del com-patire, nel senso di condividere la comune, ineluttabile sorte».

 

* giudice


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