di Roberto Cruciani
Quella di Fermo è stata l’unica provincia marchigiana con il candidato “unico” per le elezioni dei Presidenti di Provincia (svoltesi ieri). Anomalia tutta fermana con Michele Ortenzi, sindaco di Montegiorgio al secondo mandato, già certo del secondo mandato anche da Presidente della Provincia di Fermo che ha corso in solitaria. Ortenzi è stato rieletto con 55499 voti ponderati che certo non corrispondono al numero dei votanti. Il sistema elettorale ha suddiviso i Comuni in cinque fasce, ciascuna con un diverso peso in base alla popolazione.
Sono stati, infatti, 252 gli elettori su 470 a recarsi alle urne, pari al 53,6%. Il corpo elettorale era composto da sindaci e consiglieri comunali dei 38 comuni su 40 appartenenti alla provincia. Non hanno preso parte al voto i rappresentanti dei comuni di Pedaso e Campofilone, a seguito della caduta delle rispettive amministrazioni comunali nelle settimane scorse.
Presidente Ortenzi, per lei questa è forse stata la campagna elettorale più anomala vissuta dal 2008 ad oggi, correndo da solo per la prima volta.
«Una totale anomalia essendo anche elezioni secondo livello e non era previsto il quorum. Una campagna elettorale minima. Ho solo stimolato la partecipazione al voto perché abbiamo un ruolo di responsabilità e dobbiamo essere i primi a partecipare. Ci lamentiamo sempre di affluenze molto basse e siamo noi stessi che dobbiamo essere sempre pronti a dare l’esempio».
Si sarebbe aspettato un competitor dell’altra parte?
«Senza dubbio sì, pensavo che l’altra area avrebbe potuto fare una sintesi individuando un candidato. Non solo per compattarsi ma per offrire un’alternativa anche per tutti coloro della mia area di riferimento che magari erano scontenti dei miei quattro anni di amministrazione e che avrebbero potuto scegliere legittimamente di non votarmi. E’ sempre auspicabile avere un’alternativa, troppo spesso anche nei Comuni assistiamo a competizioni con un solo candidato sindaco e anche questa è un’anomalia. Ci sarebbe bisogno di una partecipazione sempre maggiore e della possibilità di scegliere».
Da dove riparte l’agenda dell’Ortenzi-bis, quali priorità ci sono al momento e cosa c’è da mettere a terra nell’immediato?
«Sia nella viabilità che nelle scuole, in questa fase l’urgenza è completare gli interventi per il Pnrr. Ci sono scadenze ravvicinate e bisognerà correre per poterle rispettare e confermare i finanziamenti ricevuti. Parallelamente lavoriamo in diverse opere per la ricostruzione post sisma che, pur non avendo scadenze stringenti, devono essere realizzate perché ci sono fondi a disposizione da diverso tempo e vanno date risposte a chi frequenta scuole secondarie di secondo grado. Questi fondi infatti si riferiscono soprattutto alla realizzazione di nuovi istituti e alla sistemazione di istituti già presenti. Un punto di ripartenza importante che darà nuovo volto alla viabilità e al patrimonio scolastico della nuova provincia».
Dal suo punto di vista è auspicabile che si torni alle Province elette direttamente dai cittadini e quindi ad enti di primo livello, con un Consiglio eletto direttamente e con competenze reali in mano?
«E’ fondamentale che le province tornino ad avere la dignità istituzionale che avevano prima della riforma. L’ente Provincia è riconosciuto dall’articolo 114 della Costituzione, il referendum per abolirle fu bocciato dagli italiani. La contraddizione è che sono regalate ad essere di secondo livello e la Costituzione le prevede con ente autonomo con specifiche funzioni. Bisogna che l’ente ritrovi una sua dignità e quindi capire che la riforma del 2014 non ha funzionato: si voleva risparmiare dando molte materie alle Regioni pensando che si sarebbero raggiunti risultati più meritori e invece non si è ottenuto. Serve individuare alcune materie da restituire alle province e che queste possano affrontarle e svolgerle meglio della Regione in quanto più a contatto col territorio e con la popolazione. Oltre a ciò ridare anche dignità vuol dire ridare personale e fondi. Se si facesse una riforma per ridare alle Province una loro dignità, allora sarebbe giustificata l’elezione di primo livello. Ma al contrario, senza fondi e senza competenze, non avrebbe senso e si alimenterebbe al contrario l’antipolitica».
Riavvolgendo il nastro: dal 2008, da quella prima elezione in Consiglio comunale a Montegiorgio con la giunta Benedetti, prima assessore per due legislature, successivamente il bis sia da sindaco ed ora da Presidente della Provincia. Proviamo a fare un bilancio del passato e guardiamo anche avanti?
«Quando mi proposero la candidatura nel 2008 era la prima volta e mai avevo avuto esperienze amministrative. Fui gettato dal lato alto della piscina senza salvagente: risultai tra i più votati e mi fecero subito fare l’assessore ma senza avere esperienza. Da lì poi, in minima parte per le mie capacità e poi per tutta una serie di eventi, si sono formate tante opportunità. La possibilità più bella resta quella di fare il sindaco e poi nel 2021 l’opportunità di essere individuato come candidato alla presidenza della Provincia. Un percorso bello, emozionante, stimolante e formativo senza ombra di dubbio. Ora si apre questo nuovo capito in Provincia e quindi dovremo lavorare ancora di più per fare meglio. Poi tra due anni ci sarà il rinnovo del consiglio comunale a Montegiorgio».
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