Ex Fim, il coordinamento non molla: «Salvaguardare gli interessi dei cittadini e il vincolo monumentale»

PORTO SANT'ELPIDIO - Il coordinamento dopo il report: «Comprendiamo la velocità con cui il sindaco vorrebbe risolvere l’annosa situazione dell’area ex-Fim ma al contempo, lo invitiamo a non giungere a conclusioni affrettate e, soprattutto, lo invitiamo a rivedere le destinazioni d’uso e le enormi quantità degli insediamenti previsti, come affermato nel suo programma elettorale»

di redazione CF

«Riaffermiamo la volontà di attuare tutte le azioni necessarie e possibili perché gli interessi dei cittadini siano salvaguardati, come pure il rispetto del vincolo monumentale sulla Cattedrale e sulla Palazzina Uffici». E’ quanto sostengono, con un comunicato stampa, quelli del coordinamento delle associazioni per la ex Fim di Porto Sant’Elpidio.

 

«Abbiamo letto il report finale del team dell’Università di Bologna sulla possibilità di recupero della Cattedrale, consegnato al Comune alla fine di gennaio e oggetto di un comunicato stampa dal tono definitivo e ‘tombale’ da parte del sindaco sul destino previsto per il bene monumentale vincolato dal 2001. No, il testo non ci è stato fornito dal Comune a seguito di regolare richiesta di accesso agli atti. È costato alle casse comunali 25.000 euro ed è quindi un documento pubblico che doveva essere messo immediatamente a disposizione di chiunque lo volesse leggere. Noi siamo riusciti comunque ad averlo e lo abbiamo studiato con molta attenzione (…). Le conclusioni del documento riportate in virgolettato dal Sindaco nel suo comunicato stampa dei primi di febbraio contraddicono gran parte dello studio, dove risultano invece confermate molte delle considerazioni, rivendicazioni e segnalazioni che il Coordinamento ha fin qui presentato, sia in documenti ufficiali, sia in assemblee pubbliche».

«Tra queste “effettuare una ‘Analisi del Rischio’ per la Cattedrale come conseguenza dell’obbligo di legge” a privilegiare “interventi di contenimento e di interruzione delle vie di esposizione [agli inquinanti] rispetto alla rimozione delle sorgenti”; “La messa in sicurezza di un sito inquinato è comprensiva delle azioni di monitoraggio e controlli, finalizzate alla verifica nel tempo delle soluzioni adottate ed il mantenimento dei valori di concentrazione degli inquinanti nelle matrici ambientali interessate al di sotto dei valori soglia di rischio”; “Evitare ogni possibile peggioramento dell’ambiente e del paesaggio dovuto dalle opere da realizzare”, e anche la fragilità della struttura muraria. “Le strutture metalliche costituiscono un vero e proprio sistema di presidio esterno contro il ribaltamento delle murature, […] in assenza delle originarie strutture lignee di copertura“. A questo proposito, vale la pena ricordare che tutta la struttura lignea dell’interno della Cattedrale e la sua copertura sono state rimosse e mai più ripristinate. Nessuno ha fatto niente per porre un freno a quanto perpetrato sui due beni monumentali vincolati».

Il coordinamento cita anche la “necessità di prevedere un approccio integrato per perseguire la bonifica del sito inquinato, in questo caso, Cattedrale e terreno, applicando metodologie diversificate e complementari tra loro”.

E dopo un’analisi del Report di Bologna, il Coordinamento muove alcune contestazioni traendo le sue conclusioni: «E’ stato deciso che l’Analisi del Rischio non andava svolta. L’Analisi del Rischio è una procedura, uno strumento essenziale che calcola la possibilità e le modalità degli inquinanti di nuocere all’ambiente e alla salute umana. Nel nostro caso, essa era stata svolta per il terreno dell’area ex Fim nel 2014 ed era stato stabilito di farla anche per la Cattedrale, ma poi le opinioni di alcuni sono cambiate. Nel comunicato stampa del febbraio scorso, il sindaco ci rendeva partecipi delle sue personali ‘percezioni’ sulla ineluttabilità del destino della Cattedrale. Esse appaiono come una sentenza definitiva emessa troppo precocemente rispetto alle procedure amministrative necessarie per un eventuale annullamento del vincolo monumentale. Comprendiamo la velocità con cui il sindaco vorrebbe risolvere l’annosa situazione dell’area ex-Fim ma al contempo, lo invitiamo a non giungere a conclusioni affrettate e, soprattutto, lo invitiamo a rivedere le destinazioni d’uso e le enormi quantità degli insediamenti previsti, come affermato nel suo programma elettorale». 

Per il coordinamento «non sono mai state seriamente perseguite strade che prevedessero il restauro dei manufatti vincolati» incalzando sul fatto di «far passare come riqualificazione un progetto che ad oggi prevede la realizzazione di almeno 350 appartamenti, più altre volumetrie commerciali, approvando nel 2018 l’aumento di edificabilità del 50% rispetto agli accordi precedenti. Questo aumento della volumetria da realizzare fu giustificato, all’epoca, sulla base dalle maggiori spese rivendicate dal privato per la bonifica del sito, rispetto a quelle previste dal progetto approvato nel 2007. Intanto, però, la bonifica è ferma dal 2011. E tanta è stata la preoccupazione per la salute pubblica, che nessun ente preposto, in primis il Comune di Porto Sant’Elpidio, si è mai preoccupato di mettere in atto le azioni necessarie perché la bonifica riprendesse e fosse portata a termine secondo i patti contrattuali tra pubblico e privato. Capita spesso che il potere (…) riesca ad avere la meglio sulle rivendicazioni e sui diritti dei cittadini. Da parte nostra riaffermiamo la volontà di attuare tutte le azioni necessarie e possibili perché gli interessi dei cittadini siano salvaguardati, come pure il rispetto del vincolo monumentale sulla Cattedrale e sulla Palazzina Uffici».

 

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