Per chi lavora in un bar, il corpo è un vero e proprio strumento di lavoro e la schiena non ne è più solo una parte ma è ciò che permette di stare in piedi per ore, muoversi velocemente e sollevare pesi.
Quando la schiena funziona bene, tutte le azioni sembrano normali, ma quando inizia a fare male, anche i gesti più semplici diventano improvvisamente pesanti e, con essi, si appesantiscono anche le giornate.
Spesso non si pensa al lavoro del bar come qualcosa di pesante fisicamente, ma immagina solo per un attimo i movimenti ripetuti nel tempo a cui è sottoposta la colonna vertebrale di un barista.
Prendere e trasportare fusti, staccare casse d’acqua dal magazzino al frigo e, poi, il peggiore fra tutti: il movimento più dannoso per la schiena e spesso anche il più sottovalutato, la torsione che si compie sul manico della macchinetta tra un caffè e un altro per agganciarlo e sganciarlo.
Quando la schiena inizia a cedere e a far male, anche le azioni quotidiane diventano difficili. Il turno sembra più lungo, i movimenti si fanno più lenti e la fatica aumenta giorno dopo giorno.
Purtroppo i dati parlano chiaro e non sono per niente rassicuranti perché il dolore alla schiena nei baristi non è solo molto frequente, ma spesso è la causa di dimissioni o lunghe assenze.
Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Ergonomics, che ha analizzato il lavoro dei baristi mentre preparano bevande espresso, ha rilevato che il 73% dei baristi intervistati ha sofferto di mal di schiena, con circa la metà dei lavoratori che collega direttamente questi problemi al lavoro dietro al bancone. Lo studio ha osservato anche i movimenti durante la preparazione del caffè e ha rilevato carichi ripetuti sulla zona lombare dovuti a piegamenti continui, movimenti rapidi e lavoro prolungato in piedi.
Il problema è che, come in ogni lavoro fisico, manca la prevenzione. Il dolore raramente arriva di colpo. Nella maggior parte dei casi il corpo si adatta per molto tempo. Se una zona della schiena si affatica, un’altra lavora di più. Se una parte diventa rigida, il corpo trova comunque un modo per continuare a muoversi.
Così si continua a lavorare normalmente per mesi o anni, finché non arriva il peggioramento e i movimenti iniziano a diventare sempre più pesanti.
Quando succede, il lavoro stesso diventa più difficile da sostenere ed è lì che subentra la paura di perderlo.
Molti pensano che sia semplicemente il prezzo da pagare per questo mestiere. In realtà spesso non è il lavoro il vero problema ma il modo in cui il corpo si adatta a quel lavoro nel tempo, quando quel dolore inizia a comparire durante il turno, quando piegarsi per prendere una bottiglia richiede attenzione, quando sollevare una cassa di acqua diventa un movimento da fare lentamente per evitare quella fitta improvvisa… e si sa, al bar la lentezza non è ammessa.
Inserita in questo contesto, l’attività fisica fatta nel modo giusto può fare una grande differenza. Non si tratta solo di allenarsi, ma di rimettere ordine nei movimenti che con il lavoro ripetitivo si sono alterati nel tempo.
Nel Metodo Atraining si parte proprio da questo punto. Prima di iniziare qualsiasi lavoro fisico viene fatta una valutazione semplice per capire come si muove il corpo della persona e dove stanno nascendo gli adattamenti che portano al dolore.
Capire queste dinamiche permette di intervenire quando il problema è ancora nelle fasi iniziali, quando il corpo manda segnali come rigidità o fastidi che vanno e vengono. Ignorare questi segnali può avere conseguenze molto pesanti, come costringerti a smettere di fare questo lavoro e compromettere anche la tua vita sociale.
Per questo capire in tempo cosa sta succedendo alla schiena può fare una grande differenza. Ti offro perciò la possibilità di svolgere gratuitamente una valutazione iniziale per capire come si muove la tua schiena. Per ottenerla, clicca il bottone qui e compila il form.
Palestra Atraining
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