Operazione “Suburra”, la Polizia in azione anche a Fermo e P.S.Elpidio. Sgominata banda di trafficanti, dodici misure cautelari (Video)

MACERATA - In campo la Squadra mobile e il Sisco di Ancona. I vertici stavano nel nostro capoluogo e nel Fermano, si tratta di italiani e di alcuni albanesi. Il capo della banda era chiamato "Padre". Nel corso di una consegna a un clan pugliese avevano tenuto un uomo in ostaggio che poi si gettò dall'auto in corsa in A14. Il gruppo criminale gestiva tonnellate di droga che giungevano nelle Marche. Lo spaccio avveniva tramite un canale Telegram con consegne a domicilio con i rider
L'operazione della polizia

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Droga comprata usando un canale di messaggistica, consegne a domicilio con corrieri che incassavano sino a 5mila euro al mese, un capo chiamato “Padre”, una consegna di una grossa partita di droga tenendo una persona in ostaggio (che poi si lanciò da un’auto in corsa lungo l’A14), pestaggi in carcere agli associati ritenuti infedeli e tonnellate di droga importate nelle Marche.

In sintesi il quadro dell’operazione Suburra. Da questa mattina all’alba la polizia sta eseguendo in provincia di Macerata e nelle Marche dodici misure cautelari di cui 8 in carcere e 4 ai domiciliari disposte dalla Dda di Ancona (si tratta di italiani e di alcuni albanesi).

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Altre otto persone sono indagate e hanno ricevuto l’avviso di interrogatorio preventivo. In campo il Sisco di Ancona e la Squadra mobile di Macerata. Secondo le prime informazioni l’operazione che sta coinvolgendo la provincia di Macerata e quella di Fermo (i leader del sodalizio stanno tra Macerata, Porto Sant’Elpidio e Fermo) riguarda una associazione criminale che ha introdotto nelle Marche tonnellate di stupefacenti pubblicizzati e venduti on line. La banda vendeva sia nelle Marche che in Abruzzo e persino a clan pugliesi.

 

Secondo gli inquirenti attraverso un canale di messaggistica istantanea “La sacra famiglia”, i clienti, dopo aver inviato una copia del proprio documento di identità come garanzia, acquistavano droga (hashish e cocaina) all’ingrosso, con possibilità di scegliere tra i menù di stupefacente e ricevere la consegna a domicilio, con una parola d’ordine segreta, tramite corrieri express, che guadagnavano fino a 5mila euro al mese.

L’organizzazione garantiva la possibilità di lasciare una recensione per attestare la qualità della droga e la puntualità del servizio di consegna. Alla prima consegna, per testare l’affidabilità del cliente, i corrieri andavano armati di pistola.

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L’uomo che si è gettato dall’auto

L’associazione criminale garantiva assistenza legale ed economica agli associati detenuti considerati fedeli, ma organizzava pestaggi all’interno degli istituti penitenziari contro quelli ritenuti infedeli. Il capo del gruppo è chiamato “Padre” dagli associati. In un caso durante una consegna ad un clan pugliese, avevano tenuto in ostaggio un uomo del clan. In Puglia le cose erano andate male e il sodalizio marchigiano era stato rapinato alla consegna della droga. L’uomo in ostaggio aveva ricevuto l’avviso che il colpo era andato a segno e a quel punto si era gettato dall’auto in corsa in una galleria dell’A14. Si cita poi nell’indagine un episodio in cui avrebbero provato ad uccidere i cani di un nuovo associato divenuto traditore.

Ulteriori informazioni saranno rese note in una conferenza stampa ad Ancona, fissata per le 11.

(Servizio in aggiornamento)


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