Riceviamo dal Coordinamento di Associazioni per la ex Fim, e pubblichiamo:
«Il Tavolo Tecnico del 25 febbraio scorso, avente come oggetto la bonifica dell’area ex Fim e la presentazione della Relazione dell’Università di Bologna sulla questione Cattedrale, ha visto la partecipazione non solo di “tecnici”, ma anche di figure definite come “soggetti interessati al tavolo tecnico”, che dovrebbero invece comparire unicamente in sede di Conferenza dei Servizi. Erano presenti l’avvocato e, come uditore, persino un collaboratore amministrativo della proprietà. Insomma, c’erano tutti! Ad esclusione dei rappresentati delle Associazioni portatrici di interessi diffusi. Ciò che colpisce alla lettura del verbale è il fatto che l’illustrazione della Relazione del team di Bologna, incaricato di condurre lo studio come Ente terzo, sia stata affidata all’ingegnere (…), progettista della proprietà.
È curioso che questa presentazione non sia stata fatta dai professionisti stessi che l’hanno elaborata. Essi avrebbero potuto collegarsi da remoto come hanno fatto altri tra gli intervenuti. Non ci risulta che l’Ing. (…) facesse parte del gruppo di studio dell’Università. Entrando nel merito della discussione svolta, quasi tutti gli intervenuti hanno interpretato la Relazione di Bologna come una sostanziale e inevitabile condanna a morte per la Cattedrale.
A noi non sembra che questa sia la giusta interpretazione di quanto contenuto nel report dell’UniBo. In realtà, il Soprintendente ne ha dato la nostra stessa lettura, affermando che “la Relazione non dà le indicazioni dirette sulla necessità dell’intervento di demolizione per conseguire la bonifica delle murature”. Il Soprintendente ha ribadito inoltre che “se c’è un interesse di pubblica incolumità si deve procedere come da normativa senza la revisione del vincolo”.
Infatti, la Relazione di Bologna parla della possibilità di approfondire e sperimentare metodologie integrate al fine di perseguire la bonifica delle parti inquinate dei muri della Cattedrale. Ma a detta di alcuni dei presenti “c’è l’urgenza di intervenire […] e tale urgenza non è compatibile con i tempi di eventuali studi sperimentali. La salute è una priorità sull’aspetto culturale”.
Peccato che questa allarmata preoccupazione per la salute pubblica sia alquanto tardiva. Essa arriva ben 15 anni dopo l’interruzione delle opere di bonifica! E nessuno degli Enti sanitari preposti ha mai messo in atto alcuna fattiva azione affinché la proprietà fosse obbligata a riprendere e portare a termine la bonifica. Quante sperimentazioni si sarebbero potute effettuare in questi anni! Il Tavolo Tecnico si è concluso con la richiesta alla proprietà di presentare un nuovo progetto entro 30 giorni da porre al vaglio della prossima Conferenza dei Servizi. Tuttavia, non va dimenticato che se il nuovo progetto dovesse prevedere la demolizione della Cattedrale, prima della sua eventuale approvazione, si dovranno seguire le procedure di Legge necessarie, sottoponendo una nuova istanza di modifica del vincolo agli organi competenti. Solo dopo, eventualmente, esso potrà essere valutato in Conferenza dei Servizi».
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