
Da sinistra: Fausto Onori, fondatore di ONFA e Davide Onori, General Manager dell’azienda
«In principio ci fu la volontà di mio padre Fausto, fondatore e anima dell’azienda, di intraprendere questa attività imprenditoriale partendo dal garage di casa, inizialmente come piccola officina meccanica dove si realizzavano soltanto componenti. Poi negli anni ’80 decise di investire acquistando un terreno e costruì lì una prima parte di capannone. La produzione si è allargata poi da quella che era la meccanica allo stampaggio di materie plastiche».
A parlare è Davide Onori, general manager e socio di Onfa, azienda di Marina di Altidona, attiva nella meccanica di precisione e nello stampaggio di materie plastiche, con un ruolo di attore principale nell’industria pirotecnica. L’azienda oggi compie 50 anni e nel suo futuro prossimo c’è anche l’inaugurazione di un nuovo stabilimento.
Onori, attualmente invece com’è strutturato il vostro business?
«Oggi l’azienda si concentra su due ambiti principali che sono la meccanica e lo stampaggio. Per quanto riguarda la prima, i nostri settori di riferimento sono automotive, aero-space e packaging. Per lo stampaggio, una piccola fetta è legata all’automazione industriale, ma il grosso è legato all’industria pirotecnica, per la precisione alla produzione di componentistica per fuochi d’artificio, dove ci muoviamo sia sul mercato nazionale che quello internazionale».
Quando nasce, più o meno, il ramo legato all’industria pirotecnica?
«Tra l’86 e l’88 circa, una decina d’anni dopo l’apertura. Un’azienda marchigiana che produceva fuochi d’artificio commissionò a Fausto, mio padre, uno stampo per produrre un articolo che serviva per realizzare un artificio pirotecnico. Da lì, la sua intuizione di provare ad inserirsi in questo settore investendo su macchine per stampaggio a iniezione e la costruzione di stampi per produrre articoli di nostra progettazione e la nascita di un reparto dedicato. A questo, nel corso del tempo è stato affiancato un reparto cartotecnica sempre legato alla produzione di articoli per l’industria pirotecnica in carta e cartone, al fine di seguire il trend ecologico anche in questo settore».
Lei rappresenta la seconda generazione. Una grande responsabilità?

Davide Onori
«Sì. Ho fatto diverse esperienze prima di rientrare in azienda: ho studiato Economia a Bologna per poi frequentare un master a Milano. A seguire, ho avuto una breve esperienza milanese in una banca d’affari, per poi spostarmi nel gruppo Loccioni in provincia di Ancona. Successivamente, sono stato anche qualche mese a Londra, per la lingua. Mio padre mi ha dato la possibilità di fare le esperienze necessarie per formarmi e per capire cosa volessi davvero fare. Al mio rientro, è iniziato un percorso interno durante il quale sono partito dalle basi e piano piano ho cercato di apportare linfa nuova a quest’azienda».
Il tempo sembra aver dato ragione a Onori: «Siamo cresciuti molto a livello dimensionale sia come numero di collaboratori che come fatturato. La crescita non è stata casuale, ma ponderata e strutturata. Questo processo aveva subito uno stop durante la Pandemia, ma successivamente abbiamo ripreso il percorso di crescita intrapreso».
Quali mercati avete sviluppato in questo periodo?
«Soprattutto quelli esteri: Stati Uniti, Messico e copriamo tutta la zona europea, in particolare grazie all’industria pirotecnica. Abbiamo allargato anche la clientela legata al mondo della meccanica, puntando su settori di nicchia come l’aero-space».
50 anni sono trascorsi. Come avete mantenuto la vostra identità artigianale integrando le nuove tecnologie?

Fausto Onori
«Attraverso la presenza di figure storiche, una è proprio quella di mio padre, che hanno fatto sì che il passaggio generazionale sia stato consapevole. C’è stato un accompagnamento: come impresa non abbiamo mai smesso di guardare anche al passato, che consideriamo una bussola. Mio padre continua ancora oggi a essere un punto di riferimento per tutti noi. Non è solo il fondatore, è l’anima dell’azienda. La sua creatività e il suo ingegno sono per noi ancora un punto di forza e un esempio con il quale confrontarci giornalmente. A 73 anni poteva tranquillamente godersi la pensione; invece è ancora, per fortuna, accanto a me. La sua forza è nella passione che mette in quello che fa: questa azienda è la sua creatura, non a caso si chiama Onfa perché è un acronimo di Onori Fausto. La mia, di forza, è stata quella di comprendere cosa c’era dietro i sacrifici di mio padre e di prendere in mano questa realtà che era già importante e stabile e averla rilanciata in una versione un po’ più innovativa, un po’ più strutturata, ma, ripeto, tutto questo non sarebbe stato possibile se non avessi avuto mio padre accanto. Questo traguardo è principalmente suo e di tutti i nostri collaboratori che ci hanno accompagnato in questo bellissimo percorso».
E la formazione interna che ruolo ha?
«È una delle nostre skill principali. In un contesto difficile come quello attuale legato alla ricerca di lavoratori, abbiamo cercato attraverso la formazione di far crescere figure interne che avevano voglia di fare un percorso diverso rispetto a quello standard. Da questo punto di vista, siamo stati sia bravi ma anche decisamente fortunati. In ruoli di responsabilità, oggi ci sono anche figure molto giovani e questo ci dà la possibilità di guardare al futuro con ottimismo. I nostri collaboratori sono il cuore fondamentale della nostra azienda e cerchiamo di fare il possibile affinché siano soddisfatti di lavorare all’interno della nostra azienda».
Un anniversario è anche un’occasione per rilanciare. Cosa bolle in pentola?
«Questo cinquantesimo rappresenta il coronamento di un percorso imprenditoriale fatto di sacrifici e di visione e un degno traguardo per chi come mio padre Fausto ha messo tutto se stesso all’interno di questo cammino. Ma oltre a un traguardo importante a livello numerico, è un anno che porterà molte novità: la più importante è il completamento del nuovo stabilimento adiacente a quello attuale, sempre a Marina di Altidona. L’inaugurazione della nuova sede è prevista tra i mesi di settembre e di ottobre, sarà il nostro headquarter e li sposteremo tutto il reparto della meccanica. Il concetto è quello di un rilancio: siamo arrivati a 50 anni e non ci accontentiamo, anzi cerchiamo di darci nuovi obiettivi, donando anche a chi lavora con noi un contesto diverso, una struttura innovativa, con macchinari nuovi in arrivo e soprattutto una visione aziendale di lungo periodo».
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