«Cinque anni di solitudine, egocentrismo ed individualismo hanno attecchito anche nel centrosinistra» Lo sfogo di Interlenghi
FERMO - Il capogruppo di Fermo Capoluogo spiega i motivi per i quali ha deciso di non ricandidarsi alle prossime elezioni comunali: «Ho deciso di "non essere della partita" (elettorale, ndr), essendo tali e tante le divergenze tra il mio modo di intendere la politica e quanto sta accadendo recentemente»
«Il lavoro svolto, in cinque anni di sostanziale solitudine, una volta non recepita la mia proposta di realizzare una “Giunta ombra” che avrebbe avuto il compito di supportare l’operato del consigliere, osteggiata da parte di tutte le liste che mi appoggiarono e di chi, oggi, si erge a paladino e censore (molti cosiddetti leoni da tastiera li leggo spesso ma, in concreto, non hanno dato alcun contributo alla crescita e allo sviluppo di un’idea di città capoluogo) è la prova che l’egocentrismo e l’individualismo ha attecchito anche nel centrosinistra». Parole che pesano come macigni, quelle di Renzo Interlenghi, capogruppo di Fermo Capoluogo. E non mancano nemmeno stilettate “in house”. Interlenghi parte, a dire la verità, da un’interrogazione presentata dopo alcune considerazioni sui social, dell’ex sindaco Saturnino Di Ruscio – «dopo aver letto (delle dichiarazioni, ndr, del dottor Di Ruscio, in merito all’Asite, questa mattina ho presentato l’interrogazione nella speranza che possa trovare discussione in occasione del prossimo, e ritengo ultimo, Consiglio Comunale»).
Ma la notizia continua ad essere, comunque, l’analisi politico-amministrativa del capogruppo che non lesina critiche al centrosinistra: «Come si saprà, ho deciso di “non essere della partita” (elettorale, ndr), essendo tali e tante le divergenze tra il mio modo di intendere la politica e quanto sta accadendo recentemente. Ho cercato di svolgere il mio compito con l’onestà e la coerenza che credo mi vadano riconosciute. Non so se, invece – rimarca Interlenghi – sarà stato gradito il taglio che ho voluto dare al modo di fare opposizione, di sicuro non asperrimo ma volto a sentirmi parte integrante del modo di amministrare questa città, seppur con i limiti, oggettivi, legati a chi ha un ruolo di opposizione e non di governo. Il lavoro svolto, in cinque anni di sostanziale solitudine, una volta non recepita la mia proposta di realizzare una “Giunta ombra” che avrebbe avuto il compito di supportare l’operato del consigliere, osteggiata da parte di tutte le liste che mi appoggiarono e di chi, oggi, si erge a paladino e censore (molti cosiddetti leoni da tastiera li leggo spesso ma, in concreto, non hanno dato alcun contributo alla crescita e allo sviluppo di un’idea di città capoluogo) è la prova che l’egocentrismo e l’individualismo ha attecchito anche nel centrosinistra».
Interlenghi torna poi a parlare di Di Ruscio: «Un pensiero finale a lui che si meraviglia di un fatto, facendo d’ogni erba un fascio con i consiglieri sia di maggioranza che di minoranza ma mi tiro fuori da questo paragone perché penso di aver dato molto della mia vita in questi 5 anni. Riporto quanto scrissi nel mio comunicato di fine anno: in questi 5 anni, nel corso dei circa 45 consigli comunali, cui abbiamo presenziato con percentuali del 90%, abbiamo prodotto circa 28 interrogazioni consiliari (da oggi 30 visto che una è stata depositata qualche giorno addietro) che hanno trattato le questioni: della viabilità (da migliorare sia intorno alle mura che a Lido di Fermo, oppure in Contrada Gabbiano, Capodarco Est), della sicurezza (in particolare a fronte delle lamentele dei cittadini di Lido Tre Archi), di via Respighi, del mancato ascensore di Via Salvo d’Acquisto, del bando periferie non realizzato appieno, dello sperpero di denaro per i sistemi di videosorveglianza, dell’inquinamento dell’area ex Sacomar dove si sta realizzando il progetto Pinqua, della realizzanda centrale a biometano di San Marco alle Paludi, del bilancio della Steat, ecc.. Abbiamo presentato 15 tra mozioni e ordini del giorno, chiedendo ed ottenendo un consiglio comunale aperto sulla sanità, dove l’ex assessore Saltamartini fece spallucce, dinanzi alle richieste dell’intero consiglio comunale di accrescere le strutture dei nostri ospedali con un aumento del personale, rispondendo in sintesi: “bambole non c’è una lira!”. Volevamo istituire il bilancio annuale ambientale e ci fu risposto che sarebbe stato troppo oneroso per gli uffici. Chiedemmo di istituire il salario minimo quale precondizione da inserire nei bandi per partecipare alle gare pubbliche, ci venne risposto che la legge non lo consentiva, nonostante altre regioni e comuni d’Italia lo avessero approvato. Questo è il lavoro svolto, cui va aggiunta la salvaguardia dell’area Monte Cacciù che qualcuno voleva antropizzare e, grazie a noi, è stata concessa in comodato d’uso al Comune, la battaglia per evitare la vendita della Casina delle Rose vicini ai cittadini, e tanto altro. Auguro a chi, dopo la mia/nostra esperienza, occuperà questi onorevoli scranni, di fare il bene della città ma, da ciò che noto, spesso essa rimane una frase vuota e senza significato perché, in fondo, chi fa realmente il bene della città sono i cittadini che tutte le mattine si alzano e cominciano a lavorare, a studiare, a curare i propri anziani, oppure il territorio dallo scempio dell’inquinamento, etc. Mi auguro, invece, che questa prossima elezione non si configuri come una sorta di “corsa all’oro”, visti i cospicui introiti derivanti dalle indennità di carica di sindaco e assessori che, purtroppo, potrebbero far gola a tutti. Invito, pertanto, i cittadini a scegliere bene per chi votare».