
Fabrizio Cesetti
«Le dichiarazioni del direttore dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria, Armando Gozzini, confermano una volta di più come la strada imboccata dalla Giunta regionale per fornire risposte concrete ai cittadini e ai donatori dopo il “Plasmagate” ovvero l’istituzione di una commissione di indagine interna, sia inutile, inopportuna e pericolosa. La volontà di concentrarsi sulla “caccia alla talpa” e sulla “esistenza di una regia per screditare l’azienda” ha il sapore amaro dello scaricabarile ed è quanto di più somigliante a una impervia arrampicata sugli specchi. Non solo: è una modalità che porta in sé il rischio oggettivo di un inquinamento delle prove, costituendo un grave intralcio alle indagini aperte dalle autorità inquirenti».
A dirlo è il consigliere regionale del Partito Democratico Fabrizio Cesetti.
«Si tratta di un metodo che nega i requisiti minimi della trasparenza amministrativa – afferma Cesetti – dove si confondono le figure del controllore e del controllato; una dinamica tutta interna volta ad “assolvere” proprio le responsabilità politiche e gestionali che il gruppo Pd aveva già denunciato nel febbraio del 2024 con l’interrogazione del consigliere Antonio Mastrovincenzo. Ecco perché è necessario approvare quanto prima l’istituzione della commissione d’inchiesta proposta dall’opposizione. Tale organo, a dispetto della difesa d’ufficio in televisione di qualche consigliere di maggioranza, non rappresenta affatto un doppione di quello voluto dalla Giunta regionale, bensì l’unica via per restituire credibilità al sistema della raccolta e lavorazione del plasma».
«In quella sede, per esempio – continua l’esponente dem – il direttore Gozzini potrebbe chiarire la propria posizione in merito alle disposizioni impartite dal dirigente del Dipartimento Salute della Regione Marche, Antonio Draisci, con l’email inviata lo scorso 27 febbraio a tutta la catena di comando della sanità marchigiana. Un atto volto a sollecitare la raccolta del sangue, nonostante le note carenze di personale e la consapevolezza che sarebbe andato sprecato, al solo fine, sembra, di scongiurare risvolti mediatici negativi. Sarebbe inoltre l’occasione per spiegare come mai, nonostante le richieste a lui rivolte di potenziare l’organico dell’Officina del Sangue, non si sia agito per colmare le carenze. Potrebbe infine dirci perché non sia intervenuto tempestivamente per impedire che già dal 16 marzo, a quanto ci è stato comunicato, risultava che già “da una settimana si stava buttando sangue e plasma perché mancava personale per lavorare il sangue nell’Officina”. Ed è proprio per questa ultima ragione che già al consiglio regionale del 24 marzo, proprio io avevo chiesto all’assessore di inviare gli atti alla Procura».
«Di fronte a questo fallimento gestionale, che rappresenta la cartina di tornasole del reale stato della sanità marchigiana, è inaccettabile che si ricorra a suggestioni complottiste e si cerchino capri espiatori per tutelare non tanto sé stessi, ma la politica: ovvero il Presidente della Giunta regionale e l’Assessore alla Sanità, le uniche figure a cui fa capo l’andamento della politica sanitaria regionale. Noi vigileremo attentamente affinché ciò non accada, nella certezza che la magistratura, penale e contabile, svolga celermente le indagini per dare ai marchigiani le risposte di verità che meritano. Quelle risposte che, a oggi, abbiamo l’impressione che la Giunta Acquaroli intenda negare».
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