* di Giuseppe Fedeli
“Vi auguriamo il meglio per la prossima stagione”. Erano 46 anni che una coppia, 86 e 82 anni, andava sempre allo stesso lido, sulla costa abruzzese. E ora che il sole inizia a farsi più caldo ed è già il momento della corsa agli ombrelloni per l’estate, niente avrebbe mai fatto immaginare loro che i gestori del lido gli avrebbero negato i soliti lettini con un messaggio WhatsApp: “Stiamo riorganizzando i nostri spazi e non possiamo confermare la vostra assegnazione”, è stata la fredda spiegazione dei nuovi titolari, che hanno acquisito l’attività. Ma secondo il marito la verità, come ha spiegato al quotidiano Il centro, sarebbe diversa: “Preferiscono i giovani che spendono al bar e al ristorante”. Così la notizia su tgcom 24.
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Non so se la cultura dello “scarto” abbia un punto di non ritorno. Un punto, cioè, oltre il quale non è possibile andare. A leggere il fatto che sollecita questa riflessione, parrebbe di no. Come dire, al peggio non c’è mai fine. Una coppia di vecchi (chiamiamo le cose con il loro nome), letteralmente sfrattati da una concessione balneare, il cui nuovo titolare non vuole più, perché evidentemente non producono, ovvero non spendono più di tanto. Secondo il lessico di oggi, i nonnetti non sono catalogabili come consumatori. Questo, a differenza – almeno così si augura chi ha fatto questo gesto – dei giovani, notoriamente più spendaccioni.
Vorrei finire qui il discorso, tanto è lo sdegno (chiamiamolo pure schifo) che mi sommerge. Né saprei aggiungere più di quanto, nelle varie mie riflessioni su fenomeni di costume (e misfatti), ho speso, gettando fiumi di inchiostro e stigmate sulle barbarie di questo tempo.
E allora, se così deve essere – mi si passi la provocazione-, buttiamo dalla rupe Tarpea i vecchi non più efficienti, gli autistici e tutti i “disabili”, i quali, oltre che un peso, sono un costo per lo Stato. Un modo di vedere e “ragionare” atroce: con buona pace di convenzioni, leggi e proclami, che, nero su bianco, dicono che tutti gli uomini sono uguali quanto a diritti e dignità.
Razza di farisei: “Non è una questione anagrafica, ma una questione di approccio”, si è giustificato il titolare della concessione. “Stiamo orientando la struttura verso una clientela più dinamica, che viva lo stabilimento in modo completo, seguendo modelli di fruizione diversi rispetto al passato”. Per i due anziani si parla però di anni di fedeltà e con la conquista – da parte della coppia – della preziosissima palma in prima fila, quasi sulla battigia: “Costa 4mila euro, e noi abbiamo sempre pagato in anticipo”, ha puntualizzato l’86enne. Per analogia di “forma mentis”, vorrei spendere due parole sulla giornata del 2 aprile, dedicata alla consapevolezza sui disturbi dello spettro autistico: la quale non si riduce ad altro che ad una passerella, quasi ad una ostensione di soggetti “bizzarri”, ma ad alto funzionamento intellettivo. Vanto dell’italica gens, questa vetrina per pochi(ssimi) serve ai condottieri dell’azienda Italia a lavarsi la faccia delle quotidiane, consapevoli omissioni nei confronti dei casi più gravi. Che spesso, per pregiudizi atavici, sono rinserrati tra quattro mura, a decretare una morte in vita di tutta la compagine familiare, stretta intorno al soggetto fragile.
E buttiamo allora a mare questi due vecchi rompiballe, che dal 1990 hanno fatto la storia dello chalet. Colpevoli di nient’altro, che di essere non più giovani. Come i “figli di un dio minore”, colpevoli a loro volta di nient’altro, che di essere venuti al mondo.
* giudice
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