di Matteo Achilli
Un vero e proprio grido di allarme quello che giunge dal settore degli autotrasporti. Il costo del carburante, ormai superiore ai 2 euro al litro da settimane, sta mettendo in ginocchio le aziende, che chiedono interventi urgenti al Governo, considerando anche i fronti di guerra in Medioriente che non sembrano affievolire. Costi lievitati dunque per gli autotrasportatori, che ricadono poi sul prodotto finale e dunque nelle tasche dei cittadini, creando un effetto a catena che rischia di mettere in crisi l’intera economia.
Una situazione critica, come ha dichiarato Emiliano Tomassini, presidente Cna Fermo e vicepresidente nazionale Fita Cna, nonché imprenditore nel settore autotrasporti.
«La grande preoccupazione che ho in questi giorni è la mancanza di consapevolezza della situazione che stiamo attraversando tutti da parte della gente. Sembra come se tutto scorresse tranquillo, ma non è così. Sono ormai da 30 anni nel settore e penso che quella attuale sia forse la situazione più critica che abbiamo vissuto. Come Fita non vogliamo arrivare allo sciopero, ma purtroppo continuando di questo passo la crisi degli autotrasporti avrà conseguenze su tutti i campi. Se ci fermiamo noi, si ferma il mondo del food, della moda, ma soprattutto della sanità. L’aumento dei carburanti ha portato conseguenze opprimenti alle aziende degli autotrasporti. Una dinamica che si traduce in un aggravio fino a 9.000 euro annui di extracosti per veicolo pesante, mettendo fuori mercato migliaia di aziende italiane. Il margine di guadagno è sempre più ristretto e potrebbe costringere a fermare i mezzi».
Problema che non riguarda solo i trasportatori, ma anche gli automobilisti. In questi giorni sono stati diversi i distributori, soprattutto quelli con prezzi più economici, che hanno esaurito le scorte di diesel.
Proprio ieri si è riunita d’urgenza anche la Unatras, unione nazionale delle associazioni dell’autotrasporto merci per capire come muoversi e dialogare con il Governo.
«Come Cna abbiamo partecipato all’ incontro dell’Unatras, che di solito viene indetto in situazioni davvero emergenziali come questa. Vogliamo scongiurare lo sciopero, continuando a dialogare al tavolo con il Governo avendo obiettivi precisi: emanazione decreto attuativo del credito d’imposta di 100 milioni; ristori per il mantenimento degli strumenti di compensazione; interventi a sostegno della liquidità delle imprese e l’attuazione provvedimenti normativi e immediata compensazione rimborsi accise. Considerato che la proroga del taglio lineare delle accise di 20 centesimi al litro è già stato assorbito dal continuo aumento del prezzo industriale, è indispensabile attuare provvedimenti immediati che consentano di mantenere gli strumenti di compensazione e ristoro per gli operatori del trasporto professionale, che hanno investito in sicurezza e tutela ambientale. Chiediamo soluzioni strutturali per il lungo periodo e che venga ridata dignità al nostro settore. Il 14 aprile il Governo dovrebbe approvare il decreto attuativo, per questo il 17 aprile avremo un nuovo incontro Unatras, faremo un punto della situazione e capiremo se andare in sciopero o meno».
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