L’identità marinara va preservata in tutte le sue declinazioni. La Festa del mare e la padella gigante sono un buon punto di partenza. Lo è anche il museo in corso Castel San Giorgio. Lo sono anche le celebrazioni civili e religiose per ricordare chi la vita l’ha persa lavorando in mare. Eppure qualcosa sta sfuggendo di mano. Non bastano le poche testimonianze dei protagonisti di un’epoca ormai lontana nel tempo, che hanno vissuto a pieno la vita di una comunità fondata sulla pesca e su tutto ciò che ne faceva da contorno. L’identità di quella stessa comunità va tutelata e tramandata ai posteri anche attraverso “segni” tangibili che testimonino la quotidianità vissuta un secolo fa da una qualunque  famiglia sangiorgese residente nel borgo marinaro. Già, proprio quel borgo che, ormai, resta solo un quadrato delimitato sui piani urbanistici che si sono succeduti.

Stravolto e snaturato dalle previsioni dei passati piani di intervento, compreso quello ad hoc per il borgo marinaro, per non parlare del piano casa approvato dalla Regione. Le vecchie e basse casette ad un solo piano, che si affacciavano su strade sterrate e dove venivano spesso affisse le reti per la pesca, stanno sparendo mese dopo mese lasciando il posto a mini condomini di due o tre piani. Ancora qua e là qualche piccola casetta sopravvive, anzi resiste. Rappresentano l’ultima testimonianza visiva di un’epoca storica che non esiste più, ma che è parte fondante della comunità sangiorgese. Del borgo marinaro, almeno come era nel ‘900, non rimarrà più nulla, superato da edificazione stratificata nei decenni. Che bello sarebbe, allora, se una di queste caratteristiche abitazioni potesse resistere al passare del tempo ed alle logiche di uno sfrenato sviluppo edilizio, trasformandosi in una sorta di casa-museo in cui far rivivere la quotidianità degli avi. Di chi questa comunità ha contribuito a radicarla sul territorio attraverso il duro e rischioso lavoro del pescatore. La sensibilità di un privato cittadino, proprietario magari di una di queste abitazioni tipiche, unita a quella dell’Amministrazione potrebbe dare vita ad un progetto mirato a ricreare scene di vita quotidiana di fine ‘800 o primi del ‘900, allestendo stanze con gli arredi del tempo e le attrezzature utilizzate dai pescatori. Peraltro, qualcosa del vecchio museo del mare custodito per anni in Comune, dovrebbe essere ancora a disposizione per arricchire il tutto.

S. R. 

 

 

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