
La foto dell’area interessata dalla centrale biometano diffusa dai consiglieri Sandro Vallasciani, Renzo Interlenghi, Paolo Nicolai, Pierluigi Malvatani e Andrea Morroni
Riceviamo da cittadini dei cinque Comuni dell’area di influenza della centrale a biometano di Fermo-San Marco alle Paludi, e pubblichiamo:
«Il Tar Marche ha annullato il diniego del Comune di Fermo e accertato la formazione del titolo Pas per la centrale a biometano di San Marco alle Paludi. Non è l’esito che volevamo, ma va letto per quello che è: qualcosa che avevamo preannunciato più di due anni fa. Infatti il Comune è rimasto inerte quindici mesi e i poteri di intervento sono decaduti proprio a causa di quel ritardo. Il 3 maggio 2024 avevamo chiesto pubblicamente al Comune di intervenire in autotutela. L’8 maggio 2024, via pec protocollata, avevamo segnalato ad Ast 4, Arpa Marche e Provincia tre anomalie precise: l’assenza di qualsiasi allevamento di appoggio, che a nostro avviso rende l’impianto in quell’area inammissibile a Pas oltre che privo di senso; biodigestori con capacità di carico dieci volte superiore alle quantità dichiarate nel piano di alimentazione; l’assenza di ogni valutazione ambientale. Nessuna di queste criticità è stata smentita finora, ma nemmeno usata per bloccare l’istanza.
Un giudice del Tar ovviamente decide su ciò che le parti gli sottopongono, e il Comune ha costruito la propria difesa su un fascicolo incompleto, su integrazioni tardive e su richieste di perfezionamento, basate sui problemi che avevamo segnalato, anziché sospendere la pratica, inviate fuori tempo massimo. Ma esistono profili sostanziali che non hanno scadenza e che nessuno ha mai portato davanti a quel giudice: non parliamo delle motivazioni del diniego tardivo del Comune, ma della corrispondenza tra ciò che è stato dichiarato nell’istanza, ciò che è verificabile nei documenti e le norme vigenti. Questi aspetti erano alla luce del sole nelle carte dal marzo 2023, e in troppi stanno facendo finta di non vederli.
Leggiamo intanto che si propongono ipotesi di “trattativa” con il privato (…). Non abbiamo pregiudizi verso soluzioni che liberino definitivamente questo territorio dalla centrale, e saremmo i primi a salutarle con favore. Ma proprio per questo la verifica diventa una condizione essenziale, e nell’interesse del Comune prima ancora che nel nostro: una pratica Pas che non ha i presupposti di legge per stare in piedi non vale nulla sul tavolo negoziale. Scambiarla per concessioni urbanistiche significherebbe pagare a caro prezzo un titolo che forse non esiste, e aggiungere un errore agli errori. Chi si siede a trattare senza aver prima verificato se quella Pas fosse ammissibile non sta difendendo il territorio: sta comprando un bluff, e lo sta comprando con l’urbanistica di tutti.
Facciamo notare che non ha senso per il Comune ricorrere contro il Tar al Consiglio di Stato, spendendo denaro pubblico per difendere un operato che il Tar ha giudicato indifendibile, e che indifendibile resta. La partita sui termini è persa, e l’ha persa il Comune stesso, con le proprie mani.
Il punto è un altro, e non è stato affrontato ancora da nessuno: va avviata una verifica documentale e pubblica dei presupposti dichiarati rispetto a quelli effettivamente rappresentati negli elaborati. Non la chiediamo al Comune, che in tre anni ha già mostrato quanto sappia fare. Potrà quindi pensarci la Regione, che con le mozioni votate all’unanimità nell’agosto 2024 si era impegnata a questo, e produrre finalmente un atto a riguardo?
Certo che, proprio ora, l’assessorato regionale competente in materia di sanità e veterinaria, da cui dipendono anche le strutture interpellate nel 2024 su questo impianto, a partire dall’Ast 4 di Fermo e Arpam, è guidato da Paolo Calcinaro, che di questa vicenda è stato uno dei protagonisti istituzionali nella sua veste di sindaco di Fermo. Chi chiede una verifica ha diritto di sapere che sarà valutata da chi non se ne sia già occupato a diverso titolo. Nulla di personale, ovviamente. Ma questa è la situazione che si è creata, ed è sotto gli occhi di tutti. Chiediamo infine al nuovo Consiglio comunale di Fermo di esercitare fino in fondo la propria funzione di controllo: pretendere gli atti, leggerli, accertare le responsabilità procedurali di questi tre anni. E soprattutto verificare ciò che nessuno ha ancora verificato: se questa istanza ha davvero i presupposti per essere trattata come Pas. Perché è su quel punto, e non su altro, che si gioca il futuro di una intera valle».

















