E’ di ieri la notizia, riportata da Cronache Fermane, del Tar Marche che ha dato ragione al privato, accogliendo il ricorso relativo della centrale a biogas a San Marco alle Paludi e condannando il Comune di Fermo al pagamento delle spese di giudizio. La coalizione di centrosinistra Fermo Città Comune, sulla scia del pronunciamento della giustizia amministrativa, il fallimento politico della passata amministrazione.
«La sentenza del Tar Marche chiude definitivamente ogni tentativo dell’Ammiistrazione di scaricare sugli uffici comunali le responsabilità della vicenda biometano. Per mesi la passata amministrazione ha raccontato ai cittadini che la colpa fosse dei tecnici. Oggi, invece, emerge con chiarezza il risultato di una gestione politica fallimentare. Quando il progetto venne reso pubblico, furono i cittadini di San Marco a mobilitarsi per primi, insieme al comitato locale, richiamando l’attenzione su una vicenda che avrebbe potuto avere pesanti conseguenze sul territorio. La protesta, però, non riguardò soltanto San Marco: la preoccupazione coinvolse cittadini e comunità di altri quattro Comuni, consapevoli dei possibili impatti di un impianto di questo tipo, soprattutto per un settore fondamentale come quello turistico».
La mobilitazione territoriale fu concreta e significativa, ricordano dalla compagine di centrosinistra. Furono raccolte 2.500 firme, sottoscritte da persone provenienti dai cinque Comuni coinvolti, «a testimonianza di una forte preoccupazione diffusa e della richiesta di maggiore attenzione e trasparenza da parte delle istituzioni».
«Di fronte a questa mobilitazione, l’amministrazione fu costretta a fare un clamoroso passo indietro. Da quel momento, però, invece di assumersi le proprie responsabilità politiche, si è preferito alimentare la narrazione secondo cui tutto dipendesse dagli uffici comunali. Una giustificazione gravissima: perché o gli uffici agivano seguendo un indirizzo politico, come è normale che sia, oppure, se davvero avessero operato autonomamente, significherebbe che la giunta non aveva il controllo della macchina comunale. In entrambi i casi, la responsabilità politica resta tutta di chi amministrava. La sentenza dimostra inoltre che il Comune ha lasciato trascorrere inutilmente i termini previsti dalla legge, arrivando troppo tardi a tentare di bloccare il procedimento. Una vicenda rimasta sospesa per mesi, anche durante la campagna elettorale, probabilmente per evitare di riaprire una questione che aveva già profondamente preoccupato cittadini, operatori economici e tutto il territorio. Ancora una volta il solito schema: non decidere, prendere tempo e sperare che il problema si risolva da solo. L’unico motivo per cui oggi il Comune non è già esposto alle conseguenze economiche della richiesta risarcitoria avanzata dal privato, pari a 7 milioni di euro, è la proroga dei termini per la presentazione dei progetti finanziati dal Pnrr, spostata al 2028. Questa è l’eredità della passata amministrazione, della quale l’attuale rappresenta una dichiarata continuità politica. Ecco perché riteniamo che questa sentenza non sia soltanto una sconfitta amministrativa: è soprattutto la certificazione del fallimento di un modo di governare fondato sull’ambiguità, sul rinvio delle decisioni e sullo scaricabarile».

















