Riceviamo dal circolo Pd di Porto Sant’Elpidio e pubblichiamo:
«La replica del Consiglio di Amministrazione di Tennacola conferma, purtroppo, ciò che avevamo già evidenziato: si cerca di spostare il confronto dal terreno delle scelte politiche a quello della mera legittimità amministrativa.
Nessuno ha mai sostenuto che le decisioni assunte siano, di per sé, illegittime. Sappiamo bene che molte di esse sono consentite dallo Statuto, deliberate dall’Assemblea dei soci o inserite nella programmazione dell’Ato. Ma questo non risponde alla domanda fondamentale che abbiamo posto e che continua a rimanere senza risposta: erano davvero le scelte giuste nell’interesse dei cittadini?
Dire che un aumento del Consiglio di Amministrazione è previsto dallo Statuto non spiega perché fosse opportuno aumentare il numero delle poltrone proprio mentre le famiglie sono chiamate a sostenere bollette sempre più elevate. Affermare che l’acquisto di un immobile sia legittimo non chiarisce se rappresentasse una priorità rispetto ad altri investimenti sul servizio. Richiamare le decisioni dell’Ato o di Arera non spiega perché, a fronte di sacrifici richiesti agli utenti, si sia ritenuto di destinare risorse a nuove sedi, iniziative promozionali o maggiori costi organizzativi.
È proprio qui che emerge la differenza tra il nostro punto di vista e quello dell’attuale governance. Noi non contestiamo il diritto di compiere determinate scelte; contestiamo le priorità. Una società che gestisce un servizio pubblico essenziale dovrebbe interrogarsi anzitutto su come migliorare la qualità del servizio, contenere le perdite della rete, accelerare gli investimenti realmente necessari e ridurre, per quanto possibile, il peso economico sulle famiglie. Tutto ciò che non risponde direttamente a questi obiettivi dovrebbe essere valutato con estrema prudenza.
Colpisce inoltre che il comunicato dedichi ampio spazio a ciò che sarebbe stato fatto correttamente, ma sorvoli su questioni che attendono ancora risposte puntuali. Non viene chiarito il tema degli affidamenti professionali per milioni di euro senza procedure competitive, né quello degli acquisti di automezzi effettuati senza gara. Non vengono spiegati i criteri con cui saranno individuati i nuovi componenti del Consiglio di Amministrazione. Non viene affrontata la richiesta di piena trasparenza sulle spese sostenute dal Presidente e dal CdA, limitandosi a richiamare un importo riferito alle sole spese di rappresentanza, quando la nostra richiesta di accesso agli atti riguarda un quadro molto più ampio di rimborsi, missioni, benefit, utilizzo di carte aziendali e documentazione contabile.
Anche sugli investimenti finanziati dal Pnrr si alimenta una narrazione fuorviante. Si tratta di risorse vincolate, destinate a specifici interventi e non certo il risultato di una diversa politica gestionale. Nessuno mette in discussione la loro importanza; ciò che chiediamo è come vengano impiegate le risorse ordinarie della società e quali siano le priorità che guidano le decisioni del management.
Anche la risposta del vicepresidente della Provincia di Fermo, Giorgio Marcotulli, dirigente di FdI evita le questioni poste dal PD di Porto Sant’Elpidio: è d’ufficio e di “filiera” politica: difende l’operato del CdA attraverso la rivendicazione dei risultati della società. Tuttavia evita il cuore della contestazione: l’opportunità delle scelte di governance e dei relativi costi. Gli investimenti sulla rete, il Pnrr e la modernizzazione del servizio sono obiettivi condivisibili, ma non spiegano perché fosse necessario ampliare il Consiglio di amministrazione o perché il Pd non possa chiedere trasparenza su spese, rimborsi e benefici economici. In sostanza, si risponde ai risultati dell’azienda senza affrontare le domande sulle scelte politiche che riguardano la sua gestione.
Per questo ribadiamo che la questione è innanzitutto politica. Amministrare una società pubblica non significa soltanto rispettare norme e procedure, ma assumersi la responsabilità delle proprie scelte e saper dimostrare che ogni euro speso risponde all’interesse collettivo. Su questo terreno il comunicato del CdA e del Consigliere Marcotulli non forniscono le risposte che cittadini e amministratori si aspettano. Continueremo quindi a chiedere trasparenza, accesso agli atti e un confronto pubblico fondato sui fatti. Perché chi gestisce un bene primario come l’acqua non deve limitarsi a dimostrare che una scelta è consentita: deve dimostrare che è la scelta migliore per la comunità».


















