Demetrio Catalini, economo dell’Arcidiocesi

Il sisma del 2016 danneggiò circa 200 chiese della nostra Arcidiocesi, che come sappiamo si sviluppa su 3 province e 58 comuni, alcuni dei quali fanno parte del cratere sismico. E a 10 anni dal sisma di quel terribile 24 agosto 2016 abbiamo fatto il punto con l’Arcidiocesi di Fermo sulla ricostruzione sui luoghi di culto.

Delle 200 chiese, 15 sono state riparate attraverso fondi della Cei per circa 300mila euro oltre ad un contributo delle varie parrocchie di appartenenza. Altre chiese sono state messe in sicurezza e rese agibili attraverso i fondi della Protezione Civile. Tre chiese sono state riparate a spese delle parrocchie, mentre altre tre chiese sono state finanziate con i fondi raccolti attraverso l’ 8×1000 alla Chiesa cattolica.

Attraverso i fondi arrivati dalla Caritas, per una cifra che si aggira intorno al milione di euro, sono stati realizzati quattro centri di comunità, si tratta di edifici parrocchiali che rappresentano non solo luogo di culto, ma anche spazi di socialità e scambio per la comunità.

Delle 93 chiese finanziate attraverso i fondi del sisma, per un importo che supera i 50milioni di euro, al momento 15 sono state riaperte, grazie ad interventi per circa 4.700.000 euro. Altre 8 saranno riaperte entro fine anno, la prossima sarà quella di Smerillo, la cui riapertura è prevista nei prossimi giorni. Si conta poi di aprire 13 cantieri entro la fine dell’anno.

«Al momento sono una cinquantina le chiese non finanziate, di cui alcune sono in attesa di finanziamento, mentre per altre siamo in dialogo con i Comuni per la cessione in comodato d’uso per 99 anni, così che possano rientrare tra le opere pubbliche che possono ricevere altri tipi di finanziamento – ha dichiarato Demetrio Catalini, economo dell’Arcidiocesi – la priorità fin dall’inizio è stata quella di dare un luogo di culto a tutte le parrocchie della nostra Arcidiocesi. Al momento solo Rapagnano ne è sprovvista, ma contiamo di colmare questo vuoto entro il 2026. Come sottolinea spesso il nostro Arcivescovo, monsignor Rocco Pennacchio, “ogni chiesa che riapre è una ferita che guarisce e si ridà identità alla comunità”. Negli ultimi anni c’è stata un’accelerazione importante a livello burocratico, grazie anche all’ottima sinergia che si è instaurata con la struttura commissariale, alla quale va il nostro ringraziamento».

«Per quanto riguarda i beni mobili, l’Arcidiocesi non ha avuto danni, l’unica difficoltà riscontrata è stata quella dello spostamenti di alcuni beni, come quadri, sculture ecc. dalle chiese inagibili – conclude Catalini – i magazzini sono ormai stracolmi e lo spostamento in altri luoghi, come avvenuto a Monte San Martino, dove alcune opere hanno trovato riparo nella Pinacoteca comunale, hanno costi esosi e richiedono molte accortezze».

© RIPRODUZIONE RISERVATA