Provate a contare 150 maratone. Non i chilometri, non le ore trascorse a correre, ma proprio le gare, una per una. È un numero che fa impressione già a pronunciarlo. Se poi quelle 150 medaglie vengono appese tutte insieme a un grande appendiabiti, diventano quasi un’installazione artistica: una lunga teoria di metallo, nastri e ricordi che racconta una vita intera trascorsa con le scarpe da running ai piedi.
È così che Cinzia Spataro, ultramaratoneta per passione, ha scelto di festeggiare un traguardo che non è da tutti: 150 maratone (42km) e ultra (oltre i 42 km) completate. Lo ha fatto nei giorni scorsi all’Azienda Agricola Le Valli del Tenna, a Monte Urano, circondata dai suoi cari e da tanti compagni di corsa, ovvero da quelle persone con cui ha condiviso la fatica, i chilometri, le partenze all’alba, i ristori e soprattutto la gioia di arrivare al traguardo.
Perché quelle 150 medaglie non sono semplicemente trofei. Sono 150 storie.
La prima porta la data del 2002, quando Cinzia aveva 40 anni e si presentò al via della Maratona di Roma. Probabilmente allora non poteva immaginare che quella corsa sarebbe stata l’inizio di un viaggio lungo oltre vent’anni. Da Roma sono arrivate Praga, Berlino e Atene, le tre maratone corse all’estero, e poi una lunga serie di sfide sempre più impegnative.
Ben 21 sono state le ultramaratone, comprese due partecipazioni alla mitica 100 km del Passatore, due alla 50 km di Romagna e due alla durissima Pistoia-Abetone, 50 chilometri quasi tutti in salita. E poi la Strasimeno, affrontata più volte, e l’Ultrabeach di Pescara, dove la fatica si misura anche sulla sabbia.
Ma se c’è una gara che occupa un posto speciale nel cuore di Cinzia è la Collemar-athon, da Barchi a Fano. L’ha corsa ben 19 volte, un appuntamento diventato quasi una tradizione personale, e proprio lì ha firmato il suo miglior tempo: 3 ore, 40 minuti e 24 secondi.
Ci sono poi la Maratona di San Valentino a Terni, corsa più volte, Ravenna, con tre partecipazioni, e ancora Palermo, Torino, Milano e Firenze. Proprio Firenze è stata la maratona numero 100. Un altro traguardo, un’altra cifra tonda da mettere nel cassetto dei ricordi.
La numero 150 è arrivata invece il 18 luglio scorso, alla Maratonda della Resistenza di Montefiorino, in provincia di Modena. Ma per Cinzia i numeri, evidentemente, sono fatti per essere superati: tecnicamente è già a quota 151, grazie alla Maratona del Lago d’Orta, altro luogo particolarmente caro a questa podista che ha fatto della tenacia e della volontà due delle sue migliori compagne di viaggio.
E anche la festa non poteva che essere…podistica.
All’ingresso, per gli invitati, un vero e proprio pettorale, indispensabile per accedere al ristoro. E ancora un gioco a squadre, chiamato a trasformare gli invitati in improbabili “curatori” di un museo virtuale delle maratone, con il compito di sistemare e ricomporre i trofei di questa lunghissima storia sportiva.
Poi musica, birra, vino, chiacchiere e risate. Perché dopo 42,195 chilometri di corsa, anche stare fermi a parlare può diventare una festa.
A chiudere la serata, naturalmente, non poteva mancare il dolce: un tiramisù con un gigantesco “150”. E infine un piccolo gesto, forse il più bello: Cinzia ha consegnato a ciascuno dei partecipanti una semplice medaglia di cartone, accompagnata da una frase che sembra scritta apposta per lei e per tutti quelli che hanno scelto di correre:
«Se vuoi correre un miglio, corri un miglio. Se vuoi vivere un’altra vita, corri una maratona». Parole di Emil Zátopek, leggenda dell’atletica mondiale.
Cinzia, di vite, in questi 24 anni, ne ha evidentemente corse parecchie. E con 151 maratone già all’attivo, c’è da scommettere che la sua storia sia ancora ben lontana dal traguardo.


















