Dal 23 al 15 settembre, a Milano andrà in scena un’ edizione del Micam strategica per comprendere la rotta futura del settore calzaturiero: «La presenza di circa 50 aziende del distretto fermano, una partecipazione particolarmente contenuta rispetto agli anni passati, non fa che confermare una situazione complessa già ben nota, figlia di fattori geopolitici, export in frenata e consumi interni deboli. Proprio per questo, riteniamo che la fiera rappresenti non più una vetrina, ma un momento di confronto decisivo tra imprese e mercato». Sono le parole del Presidente Cna Federmoda Fermo Paolo Mattiozzi e del Segretario Generale Cna Fermo e responsabile territoriale e regionale Cna Federmoda Andrea Caranfa.

«Il Micam – prosegue Mattiozzi – deve essere un luogo in cui costruire concretamente nuove relazioni commerciali e intercettare una domanda qualificata. Le imprese hanno bisogno di una
fiera di qualità, soprattutto sotto il profilo dei buyer presenti: serve una selezione accurata di operatori provenienti dai mercati che tengono e un’apertura decisa verso le piazze
internazionali in espansione».

Perché questo avvenga, sottolineano i vertici Cna Fermo, la manifestazione stessa deve rendersi più attrattiva sia per i buyer sia per le imprese del vero made in Italy: «Anche nella logica espositiva e nell’organizzazione dei padiglioni serve dare maggiore risalto alle aziende che rappresentano davvero la manifattura italiana – ricorda Caranfa – valorizzandole rispetto ad altre proposte».

Per Cna Fermo è indispensabile, in questo contesto, valorizzare e difendere a tutti i livelli il Made in Italy e il Made in Marche, rimettendo al centro il patrimonio di competenze, artigianato e saper fare che caratterizza il distretto.

«La competizione internazionale è sempre più forte, non possiamo pensare di vincere soltanto sul prezzo. Dobbiamo puntare sulla qualità, sull’identità, sulle competenze e sulla capacità delle nostre aziende di raccontare ciò che le rende diverse», proseguono i referenti Cna Fermo.

«Le imprese hanno bisogno di essere accompagnate sui mercati – concludono – Valutiamo positivamente quanto introdotto da Regione e Camera di Commercio, ma chiediamo un impegno
più strutturato da parte delle istituzioni, con politiche di internazionalizzazione continuative e non legate soltanto alla partecipazione occasionale alle manifestazioni fieristiche. La
scommessa è puntare su qualità, identità e saper fare del Made in Marche, piuttosto che competere sul solo terreno del prezzo».

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