La prima Commissione ha preso in esame ieri sera uno dei punti più importanti che il prossimo Consiglio comunale si troverà ad affrontare, vale a dire l’operazione di fusione per incorporazione della Solgas Spa in Astea Energia Spa.
Si tratta di un passaggio storico importante per la partecipata del Comune di Fermo, chiamata a una scelta decisiva dopo il primo passo compiuto il 30 maggio 2016 e legato alla vendita del 49% delle quote al Gruppo Gas Rimini.
Viste le difficoltà presentate dal mercato delle fonti energetiche, Solgas e Amministrazione di fatto prendono atto della necessità di esplorare tutti gli strumenti utili volti a preservare lo scopo ultimo del servizio pubblico e garantire alla comunità fermana gli strumenti adeguati per continuare a usufruire di forniture e servizi competitivi.

Nel corso della commissione, però, non è mancata una spigolatura politica con alcuni membri che parlano di un presunto cenno di intesa che il consigliere comunale di maggioranza Alessandro Bargoni, quando si discuteva delle imposte dell’Asite, avrebbe rivolto al consigliere di opposizione Saturnino Di Ruscio, tant’è che l’assessore Eleonora Luciani gli avrebbe sarcasticamente chiesto se facevano parte dello stesso gruppo consiliare.

 

«Solgas è una società da sempre al servizio dell’interesse pubblico ed è stato uno strumento fondamentale, a più riprese, per la nostra comunità – afferma il sindaco, Alberto Maria Scarfini -. I tempi ci dicono però che è ora di fare un ulteriore passo per non disperdere queste potenzialità e il grande riscontro avuto in questi anni a favore della città. Questo progetto di fusione per incorporazione ci permette di avere entrate certe in un momento di grande instabilità dei mercati e con una utenza Solgas conseguentemente scesa. Il tutto anche grazie a quanto stabilito con i patti parasociali».

Alberto Scarfini

Lo scorso 21 luglio è arrivato da Solgas il progetto di fusione per incorporazione della società partecipata in Astea Energia Spa. Progetto che fonda le proprie ragioni su diverse motivazioni.
Anzitutto Solgas sta sperimentando difficoltà crescenti nella conservazione del proprio parco clienti del servizio gas e un rallentamento dello sviluppo di quelli del servizio energia elettrica, il tutto a causa della grande concorrenza costituita dai grandi gruppi italiani e internazionali (Eni, Enel, Edison, Hera, ecc…).
Alle difficoltà derivanti dalla pressione dei competitor si è aggiunta poi quella dovuta alla riduzione di uno dei mercati potenziali più importanti, vale a dire quello rappresentato dai clienti del mercato tutelato. Ed ancora: in questo contesto, le capacità commerciali della Solgas sono estremamente limitate, riducendosi esclusivamente all’attività espletata dagli sportelli clienti di Fermo e scontando i limiti in termini di territori serviti, ampiezza del portafoglio prodotti e prospettive di sviluppo. Gli utili realizzati dalla Solgas negli esercizi 2024 e 2025, dunque, sono destinati probabilmente a ridursi notevolmente nei prossimi anni, a seguito dell’abbassamento dei margini imposto dalle dinamiche concorrenziali.

 

La proposta. Tutto ciò considerato, e accolto il parere tecnico-professionale dei consulenti sulla congruità del rapporto di interscambio proposto per la fusione per incorporazione, l’Amministrazione ha però ben chiaro il fatto che l’operazione non può ridursi a una mera convenienza economica volta alla massimizzazione del profitto, ma deve esserne valutata la sostenibilità anche in termini di apporto al bilancio.
La proposta di fusione per incorporazione prevede che la Solgas entrerà a far parte del gruppo Astea con una percentuale di circa il 5%. Questo comporterà la partecipazione alla divisione degli utili, garantiti per 5 anni + altri 5. Tutto ciò dovrebbe garantire la maturazione di una somma, stando l’ultimo bilancio Astea (il 2025 si è chiuso con un utile di 9 milioni di euro. E per il 2026 si prevede un rialzo), uguale o superiore a quella realizzata negli ultimi anni dagli utili Solgas. Utili che, in ragione di un patto parasociale, potranno essere ridistribuiti nella misura dell’80%. Gli uffici locali, inoltre, potenzieranno le consulenze e anche le vendite dei servizi a valore aggiunto.

Alessandro Ciarrocchi

Sull’opportunità della scelta da fare, l’Assessore ai progetti strategici, Alessandro Ciarrocchi, non ha dubbi: «Sono cambiati i tempi ed è maturata la necessità di far parte di una compagine più forte e idonea a fronteggiare la crescente spinta concorrenziale. Alla luce delle dinamiche del mercato, anche successive alla cessazione del mercato tutelato, era necessario dunque adottare una scelta – come già paventato nell’ultima annualità – tra una prosecuzione in un una compagine che avrebbe sofferto la forte spinta concorrenziale dei colossi del settore oppure la possibilità di confluire in un’azienda in forte espansione come Astea. All’epoca della creazione del nuovo statuto, propedeutica alla fusione con Porto San Giorgio, eravamo stati in grado di ottenere anche una ‘Put option’ di un valore notevole (pari a oltre 5 milioni di euro) in caso di vendita. Questa poteva essere la terza opzione (oltre alla fusione per incorporazione e al mantenimento dello status quo), ma abbiamo ritenuto più opportuno proseguire con un servizio per i cittadini fermani mantenendo, anzi implementando, lo standard dei servizi e le dotazioni locali di personale e sportelli per la cittadinanza. In questi anni la partnership pubblico-privato ha funzionato e ci ha portato a risultati importanti: siamo convinti che si continuerà con quel trend positivo, anche con la messa in campo di nuovi servizi e la creazione di comunità energetiche».

Eleonora Luciani

L’Assessore al Bilancio, Eleonora Luciani, conferma: «Si tratta di una scelta importantissima per la città, una decisione strategica che si impone a seguito della presentazione del deposito propedeutico del progetto di fusione, a giugno 2026, da parte dell’amministratore Solgas. Questo ci ha imposto un’analisi approfondita, supportata dal parere di consulenti e avvocati. Quello che ci sta a cuore è principalmente la tutela dei cittadini/utenti, ma siamo sicuri che – in questo momento di crisi dei mercati e di modifica degli scenari economici – questa sia proprio scelta migliore nel loro interesse».
«Nello specifico – continua Luciani – facciamo in modo che questa operazione mantenga i servizi generali, con soddisfazione dei bisogni della collettività di riferimento. I vantaggi? Il mantenimento del presidio sul territorio, dei dipendenti e dei servizi. In questo momento i competitor sono tantissimi e c’è per Solgas una perdita fisiologica di clienti. Stando in Astea, pur in percentuale di minoranza, noi controlleremo e potremo valutare comportamenti e opportunità. Quindi – conclude – la scelta non è di vendere il gioiello di famiglia, prendere i soldi e spendere, ma continuare ad essere presenti sul territorio in una realtà che continuerà ad avere un’importanza strategica e che svilupperà nuove tecnologie sull’efficientamento energetico, fondamentali per il momento che stiamo vivendo e per quelli che ci troveremo ad affrontare».

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