Riceviamo dal coordinamento provinciale Sinistra Italiana – Avs Fermo e pubblichiamo:
«L’inchiesta “Ricostruzione” della Direzione distrettuale antimafia di Ancona, che ha portato a otto arresti, 51 indagati e sequestri per oltre 57 milioni di euro, ha scoperchiato quello che gli inquirenti ipotizzano essere un intreccio di corruzione, appalti pilotati e infiltrazioni della criminalità organizzata attorno ai fondi destinati alla rinascita dei territori colpiti dal sisma del 2016. Tra gli arrestati figura anche l’ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche.
Pur nel pieno rispetto della presunzione di innocenza e del lavoro della magistratura, il quadro politico che emerge è già di una gravità inaccettabile. La destra marchigiana, che da anni rivendica il “cambio di passo” nella ricostruzione, si trova oggi travolta dal sistema di potere che essa stessa ha costruito e governato.
Il presidente Acquaroli e il commissario Castelli non possono cavarsela con la tesi del tradimento individuale o della mela marcia. Quando a finire in carcere è un collaboratore tra i più stretti del presidente della Regione, la responsabilità politica è enorme, anche a voler leggere la vicenda nel modo più favorevole a chi governa. Una responsabilità di questa portata richiede un solo atto coerente: le dimissioni.
Tra gli indagati figurano persone e imprese del territorio fermano e tra gli appalti al centro delle verifiche rientrano anche quelli della sanità fermana. Non è una storia che accade altrove. Ci riguarda da vicino. Per questo pesa la scelta fatta dall’ex sindaco Calcinaro, che ha deciso di schierarsi con questa destra. Calcinaro e l’amministrazione fermana, lo vogliano o no, sono oggi parte politica di quell’area di governo e non possono trincerarsi dietro un civismo di facciata, in cui ormai non credono più nemmeno loro. Chiediamo loro di dire con chiarezza da che parte stanno e di prendere pubblicamente le distanze da un sistema che sta travolgendo la Regione. Fermo e le Marche meritano una ricostruzione trasparente, e le popolazioni colpite dal sisma hanno diritto a risposte, non a rimpalli di responsabilità».















