Monte Rinaldo sarà protagonista della XXVIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, in  programma a Paestum dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, con la promozione dell’Area  Archeologica La Cuma, uno dei luoghi più suggestivi e significativi del patrimonio archeologico  del territorio fermano. Incastonato nel paesaggio delle colline marchigiane, nel piccolo borgo di  Monte Rinaldo, il santuario del “La Cuma” rappresenta una testimonianza di straordinario interesse  della presenza romana nell’antico territorio piceno. Un luogo che unisce archeologia, storia,  paesaggio e turismo culturale, capace di offrire ai visitatori anche un suggestivo affaccio  panoramico. 

«La partecipazione alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico – sottolinea il Sindaco di  Monte Rinaldo Gianmario Borroni – rappresenta un’importante occasione per far conoscere La  Cuma a un pubblico nazionale e internazionale e per inserirla sempre più nei circuiti del turismo  culturale e archeologico. Il nostro obiettivo è valorizzare un patrimonio che appartiene non solo alla  storia di Monte Rinaldo ma dell’intero territorio, trasformandolo in una concreta opportunità di  conoscenza, promozione e sviluppo. Alle attività di ricerca e studio, si è affiancata quella della  valorizzazione. Infatti, grazie al costante impegno della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e  Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, sono in corso di attuazione lavori  che miglioreranno l’accessibilità e riqualificheranno l’intero sito archeologico.” 

L’anno in corso ha visto l’avvio, da parte della Soprintendenza Abap Ascoli Piceno Fermo e  Macerata – Ministero della Cultura, di un denso programma di interventi manutentivi, ordinari e  straordinari, condotti sotto la direzione del Soprintendente Arch. Giovanni Issini, che hanno  coinvolto un gruppo di lavoro composto da funzionari archeologi, architetti e restauratori, nonché  da imprese del territorio appositamente incaricate per lo svolgimento dei lavori, fatti valere su fondi  del Ministero della Cultura e volti alla valorizzazione e al miglioramento delle condizioni di fruibilità  dell’area archeologica. Essi prevedono, tra le altre cose, il rifacimento integrale dei percorsi di  visita, degli impianti di illuminazione e delle recinzioni dell’area archeologica; inoltre, il  consolidamento strutturale della copertura che protegge le strutture in arenaria del portico  colonnato del santuario sin dagli anni ’70 del secolo scorso. Le stesse strutture murarie antiche  sono state oggetto di interventi conservati, di pulizia e consolidamento delle superfici e trattamento  con prodotti biocidi, al fine di garantirne le migliori condizioni di tutela nel tempo. 

La storia archeologica della Cuma inizia nel 1957, quando durante alcuni lavori agricoli emersero  casualmente i primi blocchi di colonne. La scoperta diede avvio alla campagna di scavi promossa  dall’allora Soprintendenza alle Antichità, guidata da Giovanni Annibaldi, e a un lungo percorso di  studi, ricerche e restauri che ha permesso di restituire progressivamente la fisionomia dell’antico santuario. Databile tra il II e il I secolo a.C., il complesso si sviluppa su una terrazza ed è costituito  da tre edifici principali: un tempio centrale dedicato a Giove, un sacello dedicato a Ercole e un  monumentale portico a doppio colonnato. L’impianto architettonico richiama i modelli ellenistici  che, proprio in quell’epoca, si diffondevano nel Mediterraneo, conferendo al sito un’imponenza  ancora oggi percepibile. 

Particolarmente significativa è anche la quantità e varietà degli oggetti votivi rinvenuti durante gli  scavi: statuine, mani, piedi e altri elementi che raccontano le richieste e le speranze di coloro che  frequentavano il santuario. Le offerte potevano essere legate alla guarigione, alla protezione  durante i viaggi o al buon esito delle attività agricole e pastorali, come testimoniano anche le  raffigurazioni di bovini e ovini. 

La posizione del santuario non è casuale. La Cuma sorge infatti lungo l’antica Salaria Gallica, la  strada romana che collegava la via Flaminia, all’altezza di Fossombrone, con la via Salaria, nei  pressi di Ascoli, attraversando longitudinalmente il territorio e mantenendosi parallela alla costa  adriatica. Il santuario avrebbe quindi potuto svolgere una funzione di luogo di culto, incontro e  sosta per i coloni romani che percorrevano l’antica arteria. 

La ricerca archeologica continua I recenti scavi, hanno portato alla luce due ulteriori strutture  sovrapposte sul lato occidentale dell’area, attualmente oggetto di studio da parte della  Soprintendenza in collaborazione con un’équipe di archeologi dell’Università di Bologna. 

La presenza di Monte Rinaldo a Paestum sarà dunque l’occasione per raccontare non soltanto un  sito archeologico, ma un vero e proprio paesaggio culturale, nel quale le testimonianze  dell’antichità dialogano con la storia, l’identità e la bellezza del territorio. 

Con la partecipazione alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, il Comune d’intesa Con  La Soprintendenza, intende rafforzare la conoscenza della Cuma e promuovere nuove opportunità  di collaborazione e di valorizzazione, inserendo Monte Rinaldo nella rete delle destinazioni italiane  capaci di coniugare patrimonio archeologico, turismo lento, paesaggio e autenticità dei  piccoli borghi. 

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