Riceviamo dalla Lndc Animal Protection e pubblichiamo:
“Un cane che passeggia con la propria famiglia, un uomo armato di fucile appostato per una battuta di caccia e due colpi esplosi a distanza ravvicinata, fino a ucciderlo. È la drammatica vicenda avvenuta lo scorso 15 ottobre nelle campagne di Grottazzolina, dove un Labrador è stato freddato da un cacciatore (…) davanti ai suoi familiari. Lndc Animal Protection ha sporto denuncia per chiedere che sia fatta piena giustizia per questo povero animale. (…) Una scena terribile, consumata davanti agli occhi dei proprietari, che hanno immediatamente denunciato l’accaduto ai Carabinieri. Nei confronti dell’uomo è stato aperto un fascicolo per uccisione di animale e il Questore ha disposto la revoca della licenza di porto d’armi.
«Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione della pericolosità della caccia e di una cultura che continua a considerare normale andare in giro armati e sparare agli animali. Un cane che si avvicina per curiosità non può diventare un bersaglio da abbattere. Non esiste alcuna giustificazione per una reazione del genere e non possiamo accettare che la vita di un animale venga sacrificata per la paura, l’imprudenza o l’incapacità di gestire una situazione del tutto innocua» dichiara Piera Rosati – Presidente Lndc Animal Protection.
Ma la condanna dell’associazione va oltre la responsabilità individuale, che dovrà essere accertata in sede giudiziaria. (…) La caccia non è uno sport innocuo né un’attività priva di conseguenze: comporta l’utilizzo di armi da fuoco in ambienti frequentati da persone e animali, esponendo a pericoli anche chi si limita a passeggiare con il proprio cane.
«In aggiunta alla crudeltà della caccia nei confronti degli animali selvatici, non possiamo continuare ad assistere a cani uccisi durante una passeggiata, animali domestici scambiati per selvatici o considerati presenze fastidiose da eliminare. E non possiamo accettare che ogni volta si cerchi di minimizzare, parlando di incidenti o fatalità. La caccia è una scelta umana, non una necessità, e nessuna tradizione o passione può giustificare la morte di esseri viventi innocenti. Il mondo della caccia dovrebbe interrogarsi seriamente su tutto questo, invece di continuare a pretendere sempre più spazio e libertà. E lo stesso dovrebbero fare certi politici che appoggiano il mondo venatorio» conclude Rosati.
Lndc Animal Protection seguirà gli sviluppi della vicenda e si batterà affinché venga fatta giustizia per il Labrador e perché simili tragedie non vengano archiviate come inevitabili conseguenze dell’attività venatoria”.

















