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Giovane trovato morto in una villa,
lo zio: “Non crediamo al suicidio,
diceva di essere stato violentato”

PORTO SANT'ELPIDIO - Maurizio Poddine dice di aver parlato a persone che vivono vicino a dove è stato ritrovato il 27enne: "Ha chiesto loro aiuto, era nudo. Secondo me dopo l'incidente qualcuno lo ha caricato e ha approfittato di lui". I carabinieri però non credono a questa versione e ritengono il gesto sia stato volontario
lunedì 8 agosto 2016 - Ore 14:17
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Mithun Rossetti

Mithun Rossetti

 

di Gianluca Ginella

«Non è stato lui da solo, ho parlato con dei vicini dove mio nipote Mithun si è rivolto per chiedere aiuto: era nudo e diceva che lo avevano violentato, gli hanno dato dei pantaloni, poi lo hanno mandato via», così Maurizio Poddine, lo zio del 27enne Mithun Rossetti, il giovane d’origine indiana e residente a Treia (era stato adottato a 4 anni) che è stato trovato senza vita ieri in una villa abbandonata di Porto Sant’Elpidio. Il giovane, secondo quanto emerso dalle indagini, si sarebbe tolto la vita impiccandosi. Ma i famigliari sono convinti che non possa essere stato lui a compiere quel gesto e chiedono che le indagini vengano approfondite. Intanto questa mattina è stata disposta l’autopsia sul corpo del 27enne. «Io racconto quello che so – dice Poddine –. Grazie ad un amico ho individuato il punto dove ha funzionato per l’ultima volta il cellulare di mio nipote. Mentre lo cercavo ho parlato con delle persone che vivono in una casa a circa due chilometri da dove poi ho trovato il corpo di Mithun. Lui si era rivolto a loro dicendo che era stato violentato e derubato. Era nudo, scalzo. Loro mi hanno detto di avergli dato dei pantaloni strappati, ma quando l’ho trovato indossava una tuta. Dove l’ha presa? E come mai non aveva i piedi rovinati se ha fatto tutta quella strada a piedi?».

Il casolare dove è stato trovato il 27enne

L’ingresso della villa dove è stato trovato il 27enne

Il giovane è stato trovato in una villa che si raggiunge lungo una strada bianca sulla destra della strada Faleriense (che da Porto Sant’Elpidio porta a Castellano). «Il corpo l’ho trovato io. Sono entrato in quella villa, e lì c’era una stanza buia – continua Poddine –. Ho sentito un rumore di foglie, mi sono voltato e ho scoperto il corpo di mio nipote. Vicino a lui c’era una scala, era impiccato ad un cavo elettrico che era attorcigliato, fissato ad una trave. Probabilmente si trovava già lì il cavo, perché nella casa c’erano dei lavori». Secondo lo zio Mithun, la notte di sabato, dopo essere stato a ballare al Tropical di Porto Sant’Elpidio, dove doveva andare con una ragazza «ma alla fine c’è andato da solo», aveva preso la sua auto, una Fiat Punto bianca, che aveva avuto un incidente all’altezza della rotatoria vicino al campeggio Holiday, sulla statale Adriatica. La vettura era stata trovata con le 4 frecce d’emergenza accese. «Secondo me qualcuno è passato, lo ha visto che era sfasato a causa dell’incidente, si è approfittato di lui e lo ha spogliato e derubato» dice Poddine. Una ricostruzione che però non convince gli inquirenti. I carabinieri della Compagnia di Fermo, che stanno conducendo le indagini, ritengono che la morte del 27enne sia legata ad un suicidio dovuto alle condizioni psicofisiche del giovane. «A ottobre si sarebbe laureato (frequentava Informatica all’università di Camerino, ndr). Non aveva motivo per uccidersi. Gli voleva bene tutto il mondo. Si era integrato benissimo nel nostro Paese» dice Poddine.


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