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Colesterolo alto
un mito da sfatare

RIMEDI - Con l’intervento nutrizionale, possiamo modificare poco il valore del colesterolo totale, determinato geneticamente, ma possiamo modificarne in modo determinante il grado di pericolosità.
venerdì 9 settembre 2016 - Ore 09:06
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Dott. Domenico Cognigni

Domenico Cognigni

di Domenico Cognigni *

Sempre più spesso sentiamo parlare di colesterolo alto come la peggiore delle catastrofi. Trasmissioni televisive, pubblicità di cibi miracolosi, parlano di colesterolo alto tout court, senza fare alcuna distinzione.

Il colesterolo alto fa male e bisogna abbassarlo, la soluzione oltre i farmaci, è mangiare con pochi grassi. Questo è il messaggio che passa dai mass media e, a volte, anche dai consigli che medici poco aggiornati ci danno.

Ma è sbagliato, sia per la diagnosi (il colesterolo alto fa male) sia per  la soluzione (la terapia).

Il colesterolo è una sostanza necessaria per l’organismo, il cui valore è spesso determinato geneticamente; la sua presenza è determinante, permette la formazione del cervello in tutta la sua complessità e degli ormoni, fra cui quelli sessuali.

 

Quello che fa sicuramente male sono le molecole di colesterolo piccole e dense ossidate , che sono particolarmente appiccicose e contribuiscono a creare la placca aterosclerotica. Si possono identificare (molto genericamente) con il colesterolo LDL. La presenza di trigliceridi alti fa si che il colesterolo LDL sia composto da molecole più piccole e appiccicose. Il grado di ossidazione viene dato dalla presenza dei radicali liberi che causano lo stress ossidativo dell’intero organismo. Il colesterolo HDL, invece, assume un ruolo di spazzino delle arterie e più è alto e meglio è.

In sintesi la valutazione del grado di pericolosità deve essere fatta misurando il colesterolo totale, HDL, LDL  e i trigliceridi, che sono decisivi nel determinare l’aterogenicità delle molecole di colesterolo.

Con l’intervento nutrizionale, noi possiamo modificare  poco il valore del colesterolo totale, determinato geneticamente, ma la buona notizia è che,  possiamo modificarne in modo determinante il grado di pericolosità.

L’alimentazione ricca di polifenoli forniti dalla verdura, spezie e frutta, riduce i radicali liberi, quindi il grado di ossidazione delle molecole LDL, i grassi del pesce ( OMEGA3), l’olio di oliva e la frutta secca aumentano il colesterolo buono HDL, infine una limitata assunzione di carboidrati, quali cereali raffinati (pasta, pane, patate, riso, ecc.) e zuccheri semplici controllano i trigliceridi, diminuendo l’appiccicosità delle molecole.

Rimedi farmacologici, come le statine, o fitoterapeutici, quali il riso rosso fermentato, devono essere decisi dal medico, non in base al valore totale del colesterolo, che come abbiamo visto è inutile, ma ai fattori di rischio già presenti, come diabete mellito, ipertensione art. , fumo di sigaretta, ecc. e dalla patologia cardiovascolare già presente. Per esempio in presenza di malattia coronarica conclamata, la terapia con farmaci(statine) sarà obbligatoria accompagnati però da farmaci antiaggreganti (tipo la cardioaspirina) che riducono la formazione della placca aterosclerotica.

* Medico Dietologo Psicoterapeuta


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