Elezioni a Fermo, il partito dipreista fuori dalle urne. Dimiccoli chiude la corsa elettorale (ma non il progetto)

VOTO - Dimiccoli annuncia il passo indietro dopo il caos in Piazza del Popolo e le polemiche: «Il percorso politico continua, ma con un nome diverso e senza Diprè». Gaia Marziali sulla dichiarazione di quella sera: «Era solo una provocazione. È stata strumentalizzata»

Da dx Andrea Diprè, Gaia Marziali (Freya Ferrari) e Francesco Dimiccoli

di Silvia Ilari

I dipreisti lasciano il campo. Il partito omonimo che aveva fatto irruzione sulla scena politica fermana con la discussa candidatura a sindaco di Andrea DiPrè il 24 e 25 maggio non sarà della partita. Ad annunciarlo è Francesco Dimiccoli, mandatario della lista che avrebbe dovuto partecipare alle elezioni comunali, che in un’intervista ripercorre le ragioni di una scelta maturata negli ultimi giorni.

«Non ci presentiamo ufficialmente. Dopo l’aggressione subita a Fermo, Andrea (Diprè ndr) è andato in ospedale e si è fatto visitare. Successivamente è andato in caserma dai Carabinieri per la denuncia, con tanto di testimoni e fotogrammi, grazie ai quali si è risaliti al nome e cognome degli aggressori. Giovedì mattina ha preso il treno ed è andato via. Non se la sentiva di restare. Una candidatura ritirata — spiega Dimiccoli — in seguito a quanto accaduto in Piazza del Popolo all’arrivo dello youtuber trentino e agli insulti subìti da Gaia Marziali».

«È stata offesa in maniera indecorosa e indicibile (parla di Marziali ndr), sia nei social che di persona. Quello che ha subìto, anche quella sera, è stato di un certo rilievo. Io e lei siamo stati accerchiati in piazza. Siamo stati costretti a scappare da una scalinata. Ci hanno rincorso sia in macchina che a piedi. Il mio terrore era che ci stessero aspettando dall’altro lato».

Francesco Dimiccoli

Quella stessa sera, la candidata consigliera Marziali aveva rilasciato una dichiarazione che tanto aveva fatto discutere. Oggi sottolinea: «Mi sento in dovere, e credo di averne diritto, di fare una precisazione relativa alla mia dichiarazione inerente alla gang bang che avrei organizzato qualora Andrea Diprè fosse stato eletto sindaco e io consigliera. Sappiamo tutti che l’arte della provocazione appartiene anche alla politica e l’intento di tale dichiarazione era solo ed unicamente di carattere provocatorio. Mai, e sottolineo mai, mi sarei sognata di fare una cosa del genere. Al netto della mia professione, so perfettamente che ci sono dei limiti e dei valori da rispettare. La cosa che più mi duole è che sia stata strumentalizzata e che io sia stata offesa e giudicata senza rispetto alcuno verso la mia persona».

E le firme? 

«Avevamo raccolto circa 300 firme,  20 candidati di cui il 75% fermani, tra cui dei professionisti. Avevamo un po’ abbracciato tutte le classi sociali» riprende Dimiccoli.

In conferenza stampa avevate detto di essere solo in tre in lista, poi è cambiato qualcosa?

«Non l’avevamo dichiarato in conferenza, abbiamo parlato di noi tre che ci avevamo messo la faccia. Gaia aveva solo chiesto una mano relativamente alle quote rosa: cinque donne poi le avevamo trovate, i candidati c’erano già. Poi, dopo le dichiarazioni di Diprè su massoneria e poteri forti in conferenza stampa, da cui Gaia si è anche dissociata sul momento, diversi professionisti non se la sono più sentita». 

Dimiccoli torna su Diprè. «Io gli avevo detto di lasciar perdere. Voglio fare un preambolo: quella di Andrea era una sorta di apripista, c’era un progetto anche di gente fermana conosciuta, c’ero anche io dietro al progetto. A coinvolgermi è stata Gaia, di cui sono amico da tantissimi anni, sono anche un sindacalista che si occupa di Sanità. Avremmo detto la nostra in maniera molto tranquilla, molto pacifica peraltro, siamo disponibili a un confronto con gli altri».

Gaia Marziali (in “arte” Freya Ferrari)

Il progetto politico si chiude qui?

«No, il percorso va avanti. Nel gruppo qualcuno aveva proposto a me o a Gaia di candidarci sindaco, ma dopo una serie di incontri abbiamo deciso di soprassedere per adesso. Noi non vogliamo né litigare con nessuno, né arrivare ad un confronto tale che non possa essere costruttivo. Siamo aperti a collaborare anche con chi verrà eletto: se qualcuno vorrà confrontarsi con noi, siamo disponibili. Dietro al progetto ci sono professionisti, chi si occupa di sanità, chi di edilizia, e abbiamo già delle idee concrete da condividere».

Andrete avanti senza o con Diprè?

«Andremo avanti per la nostra strada, senza Diprè, con un nome diverso».

Pensate di escludere dai vostri programmi le proposte di Diprè, come quella avanzata sulla Casina delle Rose?

«Sì, tra le nostre idee non c’è la riapertura delle case chiuse. Sono problemi di carattere nazionale che non ci riguardano. Chi ha avuto l’idea di partire con il progetto politico è stata Gaia. Diprè è arrivato tramite un’altra persona: Gaia non lo conosceva nemmeno. Qualcuno che lei conosceva lo ha contattato. Le idee originali nascono da Gaia, da più di un anno fa. Abbiamo poi cercato di unire le due cose, perché la politica, si sa, ha bisogno anche di comunicazione e visibilità sui social».

Anche se era una visibilità controversa, diciamo. 

«Sì, però le idee erano altre. È stata Gaia a costruire il progetto, più di un anno fa ormai  e ha pensato che potessi essere utile».

 

 



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