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La malattia del razzismo e un Paese ipocrita: per Montanini e Buba “è tempo di svegliarsi!”
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lunedì 23 gennaio 2017 - Ore 10:16
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di Andrea Braconi

Pur partendo da presupposti diversi, Buba e Giorgio Montanini, lanciano lo stesso messaggio: è tempo di svegliarsi. Perché il razzismo “è una malattia, più pericolosa di cancro e malaria”, dice il 24enne richiedente asilo del Ghana, inserito in uno dei tanti progetti Sprar. E perché “c’è un clima pericoloso, con tantissima gente che manifesta in maniera spudorata un atteggiamento che trent’anni fa non era tollerato”, rimarca il comico fermano.

L’occasione è il palco di un Soul Kitchen stracolmo in una domenica pomeriggio voluta (e colorata) dal comitato antirazzista Noisette per discutere e confrontarsi, ad oltre 6 mesi dall’omicidio di Emmanuel.

Si parla, e non poteva essere altrimenti, della figura di Amedeo Mancini, con un Montanini che spiazza tutti indicandolo come capro espiatorio di un contesto culturale, sociale e politico che mette gli ultimi contro altri ultimi. Un Amedeo “che non è razzista ma semplicemente uno sfruttato anche da chi lo difende”, un uomo che avrebbe bisogno di scontare la propria pena aiutando i richiedenti asilo per capire che quello è il vero mondo intorno a lui.

PADRONI DI NULLA

Nell’articolare il proprio pensiero – pur specificando come un comico non possa né voglia dare lezioni – Montanini analizza, tra le varie cose, la mutazione di slogan come “La Lega ce l’ha duro” al più recente “Padroni a casa nostra”. E lo fa partendo dalle differenze tra le varie democrazie che spesso prendiamo a modello, dagli Stati Uniti della pena di morte al Giappone che non tollera ritardi di un solo minuto (“Figuriamoci come potrebbero vivere lì gli italiani che fanno il quarto d’ora di ritardo accademico anche ai funerali!”), dalla Germania nella quale si scappa per fare i lavapiatti (“Un lavoro che vi vergognate a fare qui, ecco perché andate all’estero”) fino alla Svezia e alla Norvegia con un welfare di altissimo livello ma con la stessa dose di stupidità che lievita alle nostre latitudini.

Ma voi, dice “non siete padroni di nulla, di questa terra e neanche della vostra vita. Fate lavori di merda, prendere 1.200 euro al mese, 600 euro ve se ne vanno per l’affitto, 300 per la benzina per la macchina… padroni de che??? Siete ridicoli!”.

Il passo verso il dilagare di situazioni xenofobe è breve: “Se qualcuno di voi pensa che il problema di questo Paese siano dei disperati che vengono qui con un gommone, oltre al fatto di essere stupidi nel pensarlo, siete potenzialmente delle bruttissime persone. Se tu non riesci a livello empatico a sentire una sofferenza come quella, se tu non riesci a carpire la disperazione… adesso vivi nel 2017 e te la prendi con il nero, ma settant’anni fa ti venivano a prendere a casa e ti portavano in un campo di concentramento: siete dei potenziali nazisti, tutti! Quindi ho un consiglio da darvi, se siete frustrati… ‘mmazzeteve! Se perde l’Inter me dispiace di più se un frustrato come voi se ‘mmazza! O sei un essere umano o ti butti dal ponte dell’autostrada de Porto San Giorgio! Tutti antirazzisti qui, eh?!? E i genitori vostri, quelli che vi danno la paghetta, come la pensano???”.

Altro passaggio traumatico, questa volta diretto agli stranieri: quel continuo dare e ricevere l’elemosina a chi, ad esempio, vende calzini lungo le strade di una città, che sia Roma o Fermo. “Tu mi dici grazie, grazie signore, Dio ti benedica. Negro, veni un po’ qua: che fai? Me ringrazi? Io te s’ho fatto l’elemosina! Negro, tu stai qui per colpa mia perché per 500 anni ve semo tolto tutto, ve semo sfruttato, distrutto, l’Imperialismo vi ha tolto tutto, siete forse il Continente più ricco del mondo… aho, te faccio l’elemosina e me ringrazi??? È una guerra negro, e la stai a perde! Non va bene, ha ragione Salvini: stai in Italia? Comportate come l’italiano. L’italiano è fascista, violento e prevaricatore. Tu pensi che se sei gentile ce fai contenti. No, tu ce dai fastidio, non devi proprio esistere, se stai qui ci metti di fronte alle nostre responsabilità, quindi ti devi togliere dal cazzo. Quindi, se giro l’angolo mi devi dare una coltellata, mi levi 100 euro, poi me vai a casa, me strupri mia figlia e mi ammazzi mia moglie e rubi tutto. E non farai mai pari, negro, con 500 anni di violenza. Però un conto è fa pari, un conto è essere coglioni. Io non sono razzista perché siete neri, ma perché siete coglioni!”.

IL CONFRONTO COME UNICA CURA

Dilaga (e divide, come sempre) Montanini. Ma questo pomeriggio è speciale anche per Buba, che ha provato sulla proprio pelle quel senso di sfruttamento e di repressione. “Mi sento molto contento di parlare di una cosa che è vergognosa come il razzismo. Serve l’impegno di tutti per cambiare le cose. Poco tempo fa è stato ucciso Emmanuel, una cosa brutta e vergognosa ma ancora tanti non riescono a capire cosa significa il razzismo. Emmanuel è stato un ragazzo molto bravo, molto sincero, molto intelligente, io sono stato con lui e ho capito molte cose, il perché ha lasciato il suo Paese per venire qua. Tanta gente pensa che abbiamo lasciato il nostro Continente per venire in Europa a rubare i vostri lavori o a stuprare le vostre donne, ma ragioniamo bene e lottiamo insieme per cambiare le cose in modo giusto: per capire devi confrontarti, devi avere un rapporto, solo così puoi sapere perché ho lasciato il mio Paese, ho lasciato i miei genitori e i miei amici. Il razzismo è una malattia, più pericolosa di cancro e malaria. Ragioniamo bene, siamo tutti figli di Dio e cerchiamo di capire come funzionano le cose.

È TEMPO DI UNA GRANDE OFFENSIVA CULTURALE

Oltre a Giuseppe Buondonno del Comitato 5 Luglio, che ha collaborato all’organizzazione dell’evento, è intervenuto anche Alessandro Fulimeni, responsabile dei progetti Sprar, il quale ha sottolineato con forza come le stragi dei migranti rappresentino una delle pagine più vergognose dell’umanità e come per contrastarle continuano a moltiplicarsi politiche di repressione, come quelle concepite recentemente dal nostro Governo, “che accettano respingimenti, aumentano le stragi, fanno patti con regimi genocidari e aprono nuovi centri di detenzione: una situazione gravissima e lesiva di diritti fondamentali come quello del diritto d’asilo”.

“Proprio partendo da voi – ha aggiunto Fulimeni rivolgendo ai tantissimi giovani presenti – abbiamo bisogno di una grande offensiva culturale: ridiamo in faccia e contestiamo duramente tutti quelli che ci parlano delle loro ossessioni identitarie che non hanno alcuna ragione di essere e poniamo il meticciato come un grandissimo valore, connaturato alla storia dell’uomo. Le migrazioni sono sempre state l’avanguardia del cambiamento di questo mondo e lo saranno ancora. Questa è la storia dell’uomo ed è la storia dell’Italia, un crocevia formidabile di popoli che si sono incontrati, un Paese da sempre meticcio”.


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