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Le relazioni d’amore in tempo di guerra,
il libro di Michela Ponziani

Un momento della presentazione del libro di Michela Ponziani

Un momento della presentazione del libro di Michela Ponziani

SANT’ELPIDIO A MARE – Nel cuore del centro storico di Sant’Elpidio a Mare, tra le mura ed i profumi antichi  dell’ex monastero degli Agostiniani, Michela Ponzani ha presentato “ Figli del  nemico. Le relazioni d’amore in tempo di guerra 1943/1948”.  L’intervista, inserita all’interno della rassegna “Incipit” curata dall’Associazione  Santa Croce, è stata condotta dal giornalista di Sky Tg24, Andrea Maggiore, con  modulata sensibilità ed acuti interrogativi.  Il libro riporta le storie delle donne cosiddette “collaborazioniste”, che, in tempo di  guerra, avevano intessuto relazioni d’amore e di amicizia con i soldati tedeschi  transitati nei territori italiani.  Racconta del loro inevitabile destino in brefotrofi .  Oltre alla dettagliata raccolta di elementi e documenti, risultato di approfondite ricerche che la scrittrice ha svolto sia presso l’Archivio segreto del Vaticano, sia presso quello delle Nazioni Unite, rilevanti sono risultate le considerazioni  psicologiche e sociali emerse dall’intervista.
La prima considerazione attiene alla visione capovolta del nemico, che diventa amico in quanto strumento di protezione , sopravvivenza e, in un certo senso, rinascita dal clima di brutalizzazione incombente.  Consegue una classificazione della donna in due stereotipi tipici, sulla base di una retorica comportamentale di guerra, basata sull’onorabilità : da un lato le donne collaborazioniste, messe all’indice e additate come infami e traditrici della patria, nonché madri di figli illegittimi, dall’altro e di contro, le donne combattenti, patriote  della resistenza, rappresentanti onorevoli dalla Patria.  E’ definito dunque onorevole o meno un comportamento che lo sia anche sessualmente. presentazione libro 2
Michela Ponzani ricorda, all’uopo, le parole di Giovanni Giolitti in un suo celebre discorso del 1907, dove lo stesso si espresse duramente contro le donne adulterine cui, a suo avviso, non spettavano diritti.  La seconda considerazione attiene alla condizione di questi figli della colpa, in particolare attraverso l’osservazione del trauma psicologico da essi subito e, secondo la scrittrice, anca poco considerato e riconosciuto .  Una sorta di triste eredità del dopoguerra, quella di questi figli nati da violenze e sulla cui condizione psicologica ebbe a esprimersi, unico tra molti, Volpicelli, pedagogista, evidenziando come i primi anni del bambino siano quelli più importanti per un sano ed equilibrato sviluppo emotivo in età adulta.  Dunque, in una serata : il tema della famiglia fondata sugli affetti accanto a quella riconosciuta dalla legge e il tema dell’anaffettività e dell’amore, nel bene e nel male, sapientemente miscelati tra le parole dell’autrice e le righe del libro, hanno reso la presentazione altamente informativa e coinvolgente. Dulcis in fundo , un corposo calice di vino rosso.


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