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Cencetti: “I soldi per il referendum
dovevano andare a lavoro e imprese”

PORTO SAN GIORGIO - L'esponente politico sangiorgese, ex Pd: "Con il referendum del prossimo 4 dicembre è come se si chiedesse ai cittadini di scegliere tra Monarchia o Repubblica"
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Stefano Cencetti

Il portavoce di Marche 2020, Stefano Cencetti, torna a parlare di referendum. E motiva il suo no: “Monarchia (Si) o Repubblica (No)? Siamo tornati al 2 giugno del 1946. Con il referendum del prossimo 4 dicembre è come se si chiedesse ai cittadini di scegliere tra Monarchia o Repubblica. È proprio così, quasi una situazione surreale. I motivi di questa mia premessa sono semplici e chiari e vorrei enunciarli. Con la proposta di riforma dell’attuale Governo, si vuole dare pieno potere allo Stato (accentramento dei poteri allo Stato), bypassando le Regioni e facendo subire a noi cittadini le decisioni imposte dall’alto senza avere un minimo di voce in capitolo (art. 117 modificato). Si parla di abolizione del Cnel con un risparmio di 20 milioni di euro ed invece il risparmio sarà di circa 8 milioni, di cui 4 sono riguardanti le spese per il personale che dovrà giustamente essere reintegrato e quindi sarà continuato ad essere pagato facendo venire meno il risparmio tanto sventolato e paventato. Mi sorge un dubbio…invece di abolire il Cnel da cui non si ottiene appunto questo grande risparmio, perché non si è abolito seriamente il Senato della Repubblica, invece di lasciarlo in essere nominando 100 senatori? Si sarebbe risparmiato molto di più, ma bisogna tutelare invece i soliti noti. Inoltre ricordo il non ancora Premier Renzi girare in camper per la sua campagna “Adesso”, dire che la nostra Costituzione è la più bella del mondo e deve essere preservata e protetta in tutto e per tutto. Cosa è cambiato ora per portare avanti tutto questo stravolgimento? In conclusione, vorrei far presente che la riforma costituzionale non è la priorità per l’Italia e gli italiani e l’esborso ingente di finanze che occorrono per fare tale referendum, potevano a mio parere essere utilizzate per dare incentivi alle imprese, combattere la disoccupazione, per l’istruzione, la sicurezza, la salute ed anche per sostenere economicamente, da subito, la ricostruzione dei paesi distrutti dal sisma. Per queste ragioni e molte altre il 4 dicembre voterò convintamente No”.


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