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“Fermo racconta Mario”, la riflessione di Giorgio Cisbani nel giorno della presentazione del libro dedicato a Dondero

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di Giorgio Cisbani*

Giorgio Cisbani

Mario saltella sorridente – mi sembra di vederlo – tra le pagine del libro “ Fermo Racconta Mario ”, nella sua edizione definitiva, che sarà presentato stasera, martedì 13, (ore 21 Sala degli Artisti a Fermo ndr) ad un anno esatto dalla sua morte. Alcuni dei tanti amici e qualche sconosciuto, di questo francobollo del mondo ove aveva scelto di vivere, lo descrivono, lo raccontano, lo abbracciano; esaltano la prorompente sua umanità; sorridono delle sue fissazioni per il Genoa calcio, dei suoi cioccolatini e del suo essere senza tempo; indicano la sua grande propensione all’incontro; sottolineano la sua umiltà e, contemporaneamente il suo fascino che colpiva immancabilmente l’altro sesso, ma che non lasciava indifferenti gli altri, anche quelli di ‘altro pensiero’, facendo sorridere tutti per la evidente contraddizione tra il suo moto perpetuo e il nome della città ove diceva di vivere.

A pagina 52 del libro, di Fermo che – nel suo inarrestabile peregrinare in tutti i luoghi d’Italia ed in moltissime strade del mondo – descriveva, esagerando non poco, come tra le più belle città al mondo, Mario dice: “ A Fermo la vita più autentica pulsa ancora tra i vicoli…Io stesso che sono uno “straniero” piovuto tra i fermani, posso testimoniare con una presenza di quasi tre lustri in un caro vicolo di Campoleggio tra i più storici della città, del permanere di una cordiale anima popolare, che caratterizza una vera solidarietà”.

Le parole di Mario sono di qualche anno fa e la sua fantasia/sensibilità possono averlo portato a qualche esagerazione, ma, é difficile capire come si possa insistere a scrivere oggi, dopo aver pubblicato articoli di stampa che descrivono Fermo come città razzista, da parte anche di cari amici e compagni di Mario, “…Fermo e i moti della sua opinione pubblica possono offrire un osservatorio privilegiato di uno spaccato profondo che rappresenta la pancia dell’intero paese di ‘come si diventa nazisti’.

Sono sbalordito? Si, oltre ogni misura, come lo credo lo sia l’intera città e non soltanto. Ci sarebbe anche dell’altro, ma qui evito e concludo affermando che, con la sola presenza fisica di Mario, tanta ignominia – certamente – non avrebbe avuto possibilità di manifestarsi. Già soltanto per questo, non è banale dire che le persone come lui non dovrebbero mai morire.

*Giorgio Cisbani, Senatore X Legislatura Gruppo Comunista


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