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L’INTERVISTA Funzionario, amico
e familiare: Francesco Lusek
e un’emergenza lunga 4 mesi

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di Andrea Braconi

“Sono un funzionario della Protezione Civile, ma sono anche un amico. E sono un familiare. Porto la divisa, è vero, ma sono tutto questo”. La stanchezza non spegne il sorriso di Francesco Lusek, responsabile del Servizio di Protezione Civile del Comune di Fermo, anche se sul volto sono evidenti i segni di 4 mesi vissuti senza mai staccare.

Come è cambiata la tua vita dal 24 agosto in poi?

“Ho vissuto per il terremoto e solo adesso comincio a rallentare. Sono cambiate tante cose, la vita privata quasi non c’è stata più. Tra il terremoto del 24 agosto e le scosse di ottobre c’è stata una fase nella quale ci stavamo riprendendo, poi è arrivata la mazzata. Il 30 ottobre saremmo dovuti andare a Trisungo per la Festa d’Autunno, un momento di rinascita per gli abitanti di Arquata, ma poi è successo quello che sappiamo. Noi saremmo andati senza divisa, da semplici amici. Invece…”

Invece siete stati costretti a rimetterla, la divisa.

“Sì, è stata una situazione più pesante, con Arquata evacuata completamente. Quella mattina del 30 c’era una nostra squadra di turno già sul posto, una squadra composta da 4 elementi che hanno dato una grossa mano.”

Ed è cambiato tutto anche per la città Fermo, già dopo il 26 ottobre.

“Non dimentichiamo che Fermo è arrivata ad avere oltre 450 sfollati, un numero molto importante. Poi c’è la parte degli sfollati maceratesi assistiti sulle nostre coste, a Porto Sant’Elpidio, Porto San Giorgio e la parte fermana tra Lido e Marina Palmense.”

Rimaniamo su Fermo e sugli effetti del sisma. Come vi siete mossi nelle ore immeditamente successive?

“Il 30 ottobre ha rivoluzionato tutta la situazione e per la terza volta si è riaperta la sala operativa, con una mobilitazione di tecnici e volontari e con gli ordini professionali che si sono messi a disposizione, permettendoci di essere più tempestivi nei sopralluoghi. C’è stata la mobilitazione del nostro volontariato che dal 24 agosto era operativo ed abbiamo allestito un centro di accoglienza nella palestra in Via Leti, gestito per 4 giorni. C’è stato il lavoro silenzioso di supporto alle persone che venivano evacuate, compreso il recupero degli effetti personali, l’accompagnamento verso le strutture di accoglienza e tanto altro. Un lavoro, quindi, molto meno scenografico rispetto alla prima fase ad Arquata, dove ci siamo mossi tra macerie, cadaveri e tende. In città – e torno a parlare di Fermo – tanti dicevano ‘ah, ma non è successo niente’. Invece, aprendo le porte, anche quelle delle chiese e degli edifici pubblici, si riuscivano a vedere chiaramente i segni del terremoto. Pensiamo solo al condominio in Piazza Verdi, completamente evacuato.”

C’è stato anche un supporto del Comune di Fermo ai paesi dell’entroterra.

“Parliamo di Amandola, dove il primo giorno abbiamo mandato una squadra, poi Montefortino, Montelparo, con mezzo paese evacuato, Monsampietro Morico, dove c’era una situazione piuttosto seria. Nonostante il supporto della Prefettura, da un punto di vista del coordinamento il fatto che la Provincia è venuta a mancare si è fatto sentire. Quindi, come Comune capoluogo ci siamo messi a disposizione dei più piccoli, con mediamente 20/25 volontari che riuscivano a formare 3/4 squadre.”

 

Non pochi, considerando che il vostro gruppo è formato da 50 volontari.

“Abbiamo 16 nuove domande di iscrizione, con persone che addestreremo e arruoleremo a breve. L’emergenza, anche se a bassi ritmi, proseguirà anche nei prossimi mesi, ma riusciremo ad integrarli al meglio.”

Questo delle nuove richieste è un dato molto rilevante, sintomo di una maggiore attenzione verso il vostro lavoro.

“Sì, è stato un fatto molto positivo che Fermo abbia scoperto la sua Protezione Civile. La conosce da diversi anni, ma questa emergenza ha fatto la differenza. Altri segnali importanti sono state le donazioni che abbiamo ricevuto in termini di attrezzature. Quindi, c’è una maggiore sensibilità, oltre che apprezzamenti sinceri e spontanei da parte della popolazione e del mondo politico. Fammi spiegare anche come in tanti ci hanno detto ‘vorrei partire subito’ ma che questa non è la nostra filosofia, che si basa invece sull’integrazione, sulla preparazione e sulla certezza che il loro sia un percorso duraturo. Il soccorritore va preparato bene.”

Per chiudere sul capoluogo: oggi la situazione qual è?

“In lento miglioramento. Mi sono occupato meno della parte danni e più della questione sfollati, ma ho visto revocate diverse inagibilità, quindi c’è un graduale ritorno alla normalità, anche se le ferite che abbiamo avuto sono importanti, certamente imparagonabili rispetto a situazioni molto più serie e drammatiche ma che non vanno trascurate.”

Oltre ad essere stata colpita, Fermo si è ritrovata ad accogliere. Come avete agito in questo ambito?

“Io ho scelto una presenza discreta, non siamo sempre nei camping che rimangono strutture ricettive a tutti gli effetti, con il proprio personale ed il proprio metodo di lavoro, a partire dal vettovagliamento. Abbiamo lavorato molto sul supporto psicologico con i nostri psicologi specializzati nelle emergenze, attraverso punti di ascolto ancora operativi, ed anche sulla fornitura di beni di prima necessità. Pensiamo che lì ci sono persone che non sono riuscite a recuperare nulla e grazie alla grande solidarietà della comunità fermana, insieme all’aiuto della Croce Rossa che si è resa disponibile a stoccare gli aiuti nella propria sede, abbiamo provveduto alla distribuzione. Una discrezione quasi obbligata, la nostra, perché parliamo sempre di persone che dall’oggi al domani si ritrovano in una dimensione totalmente nuova, sradicate dalla propria realtà. Quindi, andare lì e sviluppare un iperattivismo a volte può essere controproducente. Abbiamo cercato di essere presenti, ma nel giusto modo.”

Considerata la tua esperienza, ti chiedo due riflessioni ulteriori: la prima è relativa alla sicurezza degli edifici, pubblici e privati. Piuttosto che quello che andava fatto, cosa può essere posto in essere a partire da oggi?

“Dico quello che ho già espresso senza filtri: non dobbiamo ricordarci di queste cose durante l’emergenza. Come il soccorritore va costruito per tappe, anche la questione della sicurezza degli edifici va affrontata in tempo di pace. L’italiano si ricorda che può fare volontariato quando c’è l’emergenza, quando quindi la sua emotività viene toccata dalla scossa o dai tg. Stessa cosa per gli edifici: se ne parla molto durante l’emergenza, ma poi scende il silenzio. Ma non è solo l’amministratore pubblico che se ne dimentica, è anche il cittadino. La mia è anche un’autocritica su come tutti affrontiamo queste cose, un modo tutto italiano che reputo totalmente sbagliato. Sulla sicurezza delle scuole sappiamo cosa è accaduto a Fermo, ma io vorrei che questa riflessione venga fatta quando ci sarà il sole, quando le scosse saranno finite e quando le strutture saranno state ricostruite. Quindi, con la lucidità e il tempo per riflettere e pensare a soluzioni anche diverse e più idonee. Ma pretendere di affrontare tutto questo nel bel mezzo di un’emergenza, quando gli amministratori sono sotto pressione per tutta una serie di fattori, il personale è sovraccaricato oltre che sottodimensionato come numero, pretendere risposte immediate, insomma… Dal terremoto de L’Aquila sono passati 7 anni, abbiamo avuto tempo per ragionare. Noi facciamo diverse cose con le scuole, lavoriamo sulla cultura di prevenzione e di protezione civile. Adesso, però, faccio io una domanda, dando anche la risposta.”

Prego.

“Perché questo gruppo, il nostro gruppo, ha funzionato e ha dimostrato di essere all’altezza della situazione? Perché sono passati anni di formazione silenziosa. A volte qualcuno, guardando le nostre esercitazioni, ha pensato quasi che stessimo giocando. Stesso ragionamento va applicato sulla sicurezza degli edifici: iniziamo a parlarne nel momento opportuno. Si può fare molto, naturalmente sulla base delle risorse disponibili. Bisogna però fare uno scatto culturale anche quando non succede nulla. Ripeto, si pianifica in tempo di pace.”

Nel tempo avete modificato anche parte del piano di Protezione Civile per la città. Penso alla stessa Piazza Verdi, che prima era un punto di raccolta. E abbiamo visto cosa è accaduto lì il 30 ottobre…

“Infatti noi l’avevamo già spostata da lì, consapevoli dei rischi enormi. Ci abbiamo riflettuto insieme al Dirigente Paccapelo, una persona per me molto importante e che sono onorato di avere come superiore. Una scelta, quella che tu citi, che abbiamo fatto insieme. Ecco perché insisto che queste valutazioni vanno fatte a mente libera. Ai cittadini lancio un invito: partecipate agli incontri che facciamo nei quartieri, è l’occasione per confrontarsi e per trovare sempre nuove soluzioni, recependo le vostre idee.”

Il secondo punto è un ritorno a quello che in parte hai accennato: l’assenza di un’attività di coordinamento a livello provinciale. Pur di fronte al grande lavoro della Regione ed alla presenza di tantissime squadre provenienti da tutta Italia, è innegabile che qualcosa è mancato.

“Certamente, sono d’accordo.”

E come si sopperisce a questo? Ridando all’ente Provincia questa competenza o creando un nuovo organismo?

“Dal mio punto di vista serve un livello intermedio, in qualsiasi forma lo vogliamo trovare. Questa emergenza ci ha dimostrato che le Province non dovevano essere abolite. Allora oggi – e lo dico provocatoriamente – o ripristiniamo la Provincia per come l’abbiamo conosciuta, oppure creiamo quell’Area Vasta di Protezione Civile dando forma a questo livello intermedio tra Comuni e Regione che faccia da raccordo, esattamente ciò che è mancato. La Regione ha un ambito più vasto, dobbiamo esserne consapevoli. Ho già detto che la Prefettura è stata molto presente, ma ha altre competenze. Questa parte, invece, è mancata e va cercata una soluzione. Servono sale operative provinciali effettivamente attive, con personale sempre pronto.”

E torniamo al terremoto: che sensazioni ti ha lasciato?

“Il terremoto ti entra dentro e questa è un’esperienza particolare. Rispetto agli altri terremoti durante i quali ho operato, a partire dal 1997 a Colfiorito, in questo caso abbiamo avuto tutto il ruolo dei soccorritori, dei familiari o degli amici di sfollati, come è capitato anche a me. Ci siamo trovati completamente immersi su più fronti. Io ho decine di persone care che vivono situazioni di disagio e molte stanno fuori casa. Inizio a razionalizzare adesso, meccanicamente ho lavorato per settimane senza staccare mai. È stato complicato mandare fuori casa gente che conosci da una vita e questo. È innegabile, ha un impatto notevole. Oggi capisco meglio, dopo essere stato sommerso dai problemi lavorativi e dalla parte umana, dove il confine è sempre molto sottile. Nei prossimi giorni cercherò di trarre il vero senso di tutto questo e dargli una forma affinché questa esperienza non vada dispersa.”

 

L’EMERGENZA TERREMOTO DOPO IL 24 AGOSTO 2016

– Presidio postazioni Centro Operativo Comunale Fermo durante la prima giornata

– Ricognizione del centro storico, delle frazioni di Fermo e dei ponti

– Allestimento e gestione area di accoglienza palestra Via Leti

– Intervento immediato di un team specializzato nella ricerca di vittime tra le macerie a Pescara del Tronto (responsabile + 6 soccorritori, 2 mezzi e strumentazioni tecnologiche)

– Supporto nell’allestimento di strutture logistiche ad Amandola, Montefortino e Montemonaco

– Supporto psicologico nelle tendopoli di Arquata del Tronto tramite volontari psicologi specializzati

– Supporto nella gestione della tendopoli di Borgo di Arquata del Tronto tramite l’invio del responsabile e dei volontari per 7 turnazioni di 4-5 giorni ognuna (allestimento strutture, attività di segreteria, sostegno alla popolazione rimasta nelle frazioni isolate, ecc.)

– Organizzazione iniziativa “Protezione Civile in gioco” con 60 bambini partecipanti ed esposizione mostra fotografica in occasione del pranzo “Pro Arquata” organizzato dai centri sociali

Il primo giorno, il gruppo dei volontari è riuscito a garantire simultaneamente la presenza di due squadre a Fermo, una a Montefortino e due a Pescara del Tronto.

 

L’EMERGENZA TERREMOTO DOPO IL 26 E IL 30 OTTOBRE

– Presidio Centro Operativo Comunale Fermo 24 ore su 24 per 10 giorni consecutivi con operatori di sala operativa e squadre di soccorso pronte a partire

– Supporto nella ricognizione del centro storico e delle frazioni di Fermo

– Supporto nelle attività di verifica dei fabbricati tramite volontari specializzati (geologi, architetti..)

– Allestimento e gestione area di accoglienza palestra Via Leti per quattro notti

– Evacuazione della tendopoli e delle strutture di accoglienza di Arquata del Tronto

– Supporto ai tecnici comunali nella delimitazione di zone a rischio a Fermo

– Recupero di beni e materiali dalle abitazioni soggette a ordinanze di sgombero a Fermo

– Gestione della funzione di sistemazione degli sfollati a seguito delle ordinanze di sgombero a Fermo

– Gestione degli aiuti destinati alla popolazione maceratese ospitata presso le strutture fermane in supporto al centro raccolta di Marina Palmense e con il contributo della Croce Rossa Italiana

– Assistenza psicologica agli sfollati provenienti dal maceratese e alla cittadinanza fermana

Interventi di delimitazione zone a rischio, allestimento strutture logistiche, consegna generi di prima necessità, recupero beni dalle “zone rosse” e assistenza psicologica nei Comuni di Amandola, Montefortino, Montelparo, Monsampietro Morico.

 

DATI COMPLESSIVI DELLA PROTEZIONE CIVILE COMUNALE DI FERMO

Si calcolano 90 interventi a Fermo, 11 missioni di più giorni ad Arquata del Tronto, 3 a Montefortino, 3 ad Amandola, 1 a Montemonaco, 3 a Montelparo, 7 a Monsampietro Morico.

Mediamente, a seguito di ogni scossa rilevante, si sono messi a disposizione immediatamente e spontaneamente circa 20 volontari.

 

(Si ringrazia Barbara Callarà per i dati e le immagini fotografiche)


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