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Monte Urano e l’abbraccio ai produttori terremotati, successo per “vissuscolo” e formaggi aromatizzati

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Giorgio Calabrò

di Andrea Braconi

Si emoziona nel raccontare l’accoglienza ricevuta. La telefonata di Maria Pia Castelli, titolare dell’omonima azienda agricola di Monte Urano lo aveva sorpreso ma, per l’ennesima volta da quando il terremoto a Visso ha portato via le sue case e il suo negozio nel centro storico, ha scelto di esserci, di far conoscere i propri prodotti. Ma anche, con la discrezione che lo contraddistingue, di tirar fuori una storia che è quella di migliaia di persone costrette a lasciare tutto. Una storia di paura e di speranza, di attese e di piccole certezze.

Giorgio Calabrò è intento a tagliare il suo vissuscolo (“L’etichetta ciauscolo se la sono presa i grandi, ma noi piccoli conosciamo bene la differenza”), a mettere sotto vuoto pancetta e guanciale. Persino a spiegare le differenze tra i formaggi del suo giovane amico Marco Scolastici, che come lui ha raccolto l’invito a partecipare all’iniziativa “Giorni della Merla” ma che per motivi di lavoro ha lasciato l’onere della vendita proprio a Giorgio.

Centinaia le persone che in questa due giorni hanno scelto la cantina di Maria Pia per acquistare il vino rosso sfuso, come accade da qualche anno. “La mia scelta di invitare alcuni produttori delle zone terremotate si è rivelata azzeccata, ero sicura che la gente avrebbe risposto in una maniera così forte. Sono felice: felice di aver conosciuto persone come Giorgio e felice che tanti altri abbiano potuto condividere con noi queste sensazioni”.

Ritrova qualche amico, Giorgio, conosciuto nel periodo in cui si pensava che dopo il 24 agosto la terra avesse smesso di urlare. A chi lo incrocia per la prima volta spiega ogni dettaglio delle fasi di produzione di una coppa come di un salame al formaggio o alle noci.

La domanda che però tutti gli fanno è quella più semplice ma più importante: come stai?

“Sono vivo, siamo vivi”. E poi la memoria di quella mattina di fine ottobre. “Dopo la scossa del 26 avevo perso tutto e così ho iniziato a raccogliere le mie cose dal negozio e dal magazzino. La domenica mi sono svegliato presto per finire. Ero all’esterno, a lavorare, quando è arrivata la scossa e un enorme cornicione è venuto giù. Mi sono salvato soltanto perché c’era una parte in ferro appena sopra di me che ha fermato quel cemento. Per cinque minuti non ho capito più nulla, non ero lucido, non sapevo dove fossi. Poi mi sono ripreso e da quel giorno ho iniziato una nuova vita”.

Con la famiglia Giorgio si è trasferito a Matelica da un amico produttore che gli ha spalancato le porte. Continua a fare salumi, con quelle mani che sembrano parlare.

Tornerà a Visso, dopo la primavera. Avrà una casa in legno e insieme ad altri produttori, dentro a moduli che verranno donati da un imprenditore, troverà il modo di riportare a casa il suo vissuscolo.

Intanto, osserva tutta la gente intorno e con gli occhi, ad ogni richiesta, libera il suo grazie. Che è il grazie di tutti quelli che, da una tragedia, hanno saputo tirare fuori un nuovo orizzonte.

(Si ringrazia Gianfranco Mancini per le immagini)


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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