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Psoriasi: come riconoscerla e curarla

La terapia può aiutare a curare la pelle e può aiutare a gestirne la gravità e i suoi conseguenti effetti clinici, ma la condizione di base può causare riacutizzazioni se il trattamento viene interrotto.
lunedì 6 febbraio 2017 - Ore 08:52
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Dott. Lorenzo Morresi

Cos’è la psoriasi? Lo abbiamo chiesto al dott. Lorenzo Morresi, dermatologo e dirigente UOSD INRCA Fermo.

É una malattia infiammatoria cronica della pelle e non solo di essa, non infettiva né contagiosa, ad andamento cronico e recidivante, nella cui patogenesi intervengono fattori autoimmunitari, genetici e ambientali che rendono spesso il decorso imprevedibile. Peggiora in inverno e migliora in estate, con andamento cronico e persistente ma anche con frequenti miglioramenti spontanei.

Colpisce egualmente i due sessi e insorge a ogni età dall’infanzia alla vecchiaia (Colpisce circa il 3% della popolazione italiana, circa 1 milione e 500 mila persone, con un trend europeo del tutto simile). I primi segni della psoriasi in media compaiono nelle donne attorno ai 27 anni e negli uomini attorno ai 29 anni. Si presenta con una frequenza variabile tra 1,4 – 4,82% della popolazione, è presente a tutte le latitudini. Nella popolazione adulta ci sono 2 i picchi di incidenza: il primo tra i 20-30 anni e il secondo tra i 50-60 anni mentre nei bambini c’è una bassa incidenza – tra 0.5 and 1.1% fino ai 16 anni con una media – tra gli 8 e 12.5 anni di età. 2/3 dei pazienti ha una malattia lieve mentre 1/3 dei pazienti ha una malattia da moderata a grave. La comparsa precoce (prima dei 15 anni) si associa solitamente a una forma più grave ed è di solito legata a una familiarità positiva.

Una causa specifica o predominante è sconosciuta e, quindi, c’è da considerare una genesi multifattoriale. Nella suscettibilità alla psoriasi e alla sua forma artropatica sono quindi certamente implicati fattori genetici, immunitari e ambientali.

 

La psoriasi si localizza più frequentemente ai gomiti, ginocchia, piega interglutea, regioni sacrale e ombelicale, ma può anche interessare il cuoio capelluto, le regioni palmo plantari nonché le unghie. Purtroppo non ha una cura specifica e univoca. Può sembrare solo una affezione cutanea superficiale, esclusivamente limitata alla pelle ma essa si caratterizza per un’alterazione di equilibri immunologici che riguarda tutto l’organismo.

Le chiazze pruriginose, rosse per l’eritema e squamose per quella specie di forfora bianca che sembra doversi staccare da un momento all’altro, fanno la loro comparsa quando le cellule della pelle crescono vorticosamente, passando troppo rapidamente dallo strato basale alla superficie cutanea.

 

Alla base della malattia c’è un disordine immuno-mediato secondario alla disregolazione dell’equilibrio immunologico che coinvolge i linfociti T, (cellule che hanno ruolo centrale nella risposta immunitaria cellulo-mediata).

L’evento, quindi, inizia dentro l’organismo con una alterazione immunologica di base che, in soggetti geneticamente predisposti, viene innescata da svariati fattori di natura ambientale, come ad esempio traumi fisici, infezioni, farmaci, che agiscono da soli o variamente combinati.

La gravità della Psoriasi è spesso associata a elevati livelli degli indici di flogosi sistemica (VES, PCR, Th-1 citochine), varia da soggetto a soggetto e spesso nello stesso individuo può presentarsi in maniera differente in diversi periodi della vita. L’Infiammazione rappresenta un percorso comune anche ad altre malattie come aterosclerosi, obesità, e insulino resistenza.

Il coinvolgimento delle unghie è comune nei pazienti psoriasici e colpisce fino all’80% dei pazienti in qualsiasi periodo della loro vita. L’onicopatia psoriasica è più spesso presente nei pazienti con coinvolgimento articolare, anche non ancora manifesto.

 

In Sintesi che cosa bisogna sapere della psoriasi?

  • É una malattia cronica della pelle;
  • É correlata a un disturbo immunologico;
  • É ereditaria e sono coinvolti numerosi geni;
  • Non si guarisce ma si cura e sono disponibili vari trattamenti;
  • Non è contagiosa;
  • Può essere associata a un coinvolgimento delle articolazioni;
  • Si può associare a un maggior rischio di diabete, a elevati valori di pressione arteriosa, ipercolesterolemia e obesità;
  • Si può associare a un più alto rischio di malattie cardiovascolari con angina, infarto e ictus;
  • C’è un nesso molto forte con la depressione.

Esistono dei fattori scatenanti?

  • Obesità (le persone obese sono più spesso colpite da una forma grave di psoriasi);
  • Dismetabolismo;
  • Fumo (<20 sig./giorno) associato a un rischio più del doppio per una forma grave di psoriasi;
  • Infezioni (dimostrata l’associazione tra lo streptococco pyogenes e la psoriasi guttata);
  • Farmaci antimalarici, β bloccanti, sali di litio, FANS, imiquimod, ACE inibitori, Interferone.

 

Alcune persone a causa del loro aspetto, reale o semplicemente da loro percepito, evitano i rapporti sociali e si isolano, altri addirittura hanno difficili relazioni non soltanto con i colleghi di lavoro, ma anche con gli amici e con gli stessi familiari. É evidente, quindi, il forte impatto negativo sulla qualità della vita della persona con psoriasi.

La qualità di vita è ulteriormente peggiorata dal coinvolgimento artropatico. Si stima che circa il 7-30% delle persone con psoriasi sia colpito anche dall’artrite. Si tratta di una complicanza di natura immunitaria che attacca le giunture provocando un’infiammazione che è causa di gonfiore, dolore, rigidità e limitazione nei movimenti. Senza cure adeguate la forma artropatica può aggravarsi a tal punto da provocare danni irrimediabili alle articolazioni colpite. Un coinvolgimento delle unghie, l’onicopatia psoriasica, può essere un precoce indice predittivo per un futuro sviluppo di una forma artropatica.

La psoriasi accompagna la persona per tutta la sua vita, è una malattia trattabile, curabile, ma non si guarisce da essa, può mutare la sua gravità, riacutizzarsi oppure migliorare spontaneamente.

La terapia può aiutare a curare la pelle e può aiutare a gestirne la gravità e i suoi conseguenti effetti clinici, ma la condizione di base può causare riacutizzazioni se il trattamento viene interrotto.

 

Cos’ è l’artropatia psoriasica?

È una condizione che provoca gonfiore, dolore e spesso limitazione nei movimenti. Colpisce dal 7 al 30% dei pazienti psoriasici ma spesso in modo subdolo cioè senza essere accompagnata da manifestazioni cutanee e con esami del sangue negativi (Fattore Reumatoide negativo).

Spessissimo, in oltre il 70% si associa o complica una forma cutanea, ma in almeno il 15% dei casi la precede mentre talvolta, in circa il 10% dei casi è contemporanea.

É il dolore il sintomo che la accompagna e che molto spesso la smaschera. Le articolazioni dolenti sono spesso arrossate e gonfie e di solito sono colpite le ginocchia, le caviglie, mentre le dita delle mani e dei piedi mostrano un improvviso e tipico rigonfiamento a salsicciotto.

Talvolta dolore e limitazioni nei movimenti colpiscono il collo e la schiena e compaiono come una “strana” sciatalgia e una fastidiosa rigidità mattutina.

Individuare un coinvolgimento articolare è importantissimo per evitare futuri peggioramenti e successive disabilità.

 

Quanto è importante la diagnosi?

Come altre malattie autoimmuni (quando il sistema immunitario attacca per errore il tessuto sano), la psoriasi è una condizione cronica. Possono esserci quindi periodi di completa remissione (nessuna lesione cutanea); tuttavia la remissione completa non significa guarigione dalla malattia. Fare una giusta diagnosi e intraprendere un trattamento adeguato può aiutare il medico a controllare i sintomi migliorando la qualità della vita.

Senza un trattamento efficace la psoriasi può continuare ad avere un impatto negativo su vari aspetti della quotidianità.

Secondo recenti dati statistici ben oltre la metà delle persone che soffrono di psoriasi hanno avuto molto spesso depressione e ansia.

 

Quanto può essere di aiuto il dermatologo?

Il dermatolo può prescrivere:

  • Trattamenti topici – Creme emollienti, idratanti ed esfolianti (sole o combinate col cortisone o con derivati della Vitamina D) da applicare direttamente sulla pelle e in genere riservati a forme di psoriasi lieve e moderata.
  • Fototerapia (terapia della luce ultravioletta) – Forma di luce ultravioletta artificiale appositamente progettata per trattare alcune malattie, che può contribuire a migliorare le lesioni cutanee. Questo tipo di terapia può essere fatto solo in ospedali provvisti dell’apparecchiatura adeguata perché viene selezionato un tipo di radiazione specifica per la psoriasi (il comune lettino abbronzante non è raccomandabile). La PUVA è una combinazione di luce ultravioletta e farmaci fotoattivi detti psoraleni.
  • Trattamenti sistemici tradizionali (farmaci da assumere per bocca o per iniezione che funzionano dall’interno del corpo) – Sono terapie da utilizzare per le forme più gravi di psoriasi. Tra questi farmaci, da far gestire a dermatologi esperti, i più utilizzati sono la ciclosporina e il metotressato che vanno ad agire sul malfunzionamento del sistema immunitario che provoca l’infiammazione e l’aumentata proliferazione delle cellule cutanee. Tutti i farmaci sistemici, sia tradizionali che biologici, agiscono sul sistema immunitario e possono avere significativi effetti collaterali, possono indebolire la capacità di difendersi da alcune malattie infettive e non possono essere usati in gravidanza. E’ importante parlare con il proprio dermatologo e valutate insieme il bilancio tra beneficio e rischio, tra cura ed effetti collaterali tenendo presente che: le terapie con farmaci sistemici e biologici richiedono esami prima e durante il trattamento per tenere sotto controllo eventuali problemi; bisogna collaborare con il proprio medico di famiglia e con il proprio dermatologo.

Parlare con il medico dei sintomi e di ogni progresso o insuccesso delle aspettative in modo da scegliere il trattamento più indicato o modularne gli effetti per raggiungere gli obiettivi.

 

Quali sono le domande che bisogna rivolgere al medico?

  • Quali cure sono disponibili? Ci sono ulteriori novità per il mio caso?
  • Perché hai scelto questo tipo di terapia per trattare la mia psoriasi?
  • Posso integrare questo tipo di trattamento con altri farmaci?
  • Posso usare un altro tipo di farmaci?
  • Quanto tempo ci vorrà per vedere risultati?
  • Come devo tenere sotto controllo i miei progressi su questo trattamento?
  • Che cosa succede se mi fermo con questo trattamento?
  • Questo trattamento ha qualche effetto collaterale? Quali?
  • Posso prendere questo farmaco, se io sto cercando di rimanere incinta?

 

Ma prima di parlare con il dermatologo, il paziente deve farsi alcune semplici domande:

  • Qual è la mia condizione, che cosa mostro, di che cosa soffro, e da quanto mi sono accorto di questa sintomatologia e poi che cosa mi aspetto?
  • Quali farmaci o trattamenti sto già facendo?
  • Ho una storia familiare di psoriasi?
  • Sono ora in grado di fare un’attività fisica o avere una soddisfacente vita sociale, con la psoriasi che ho adesso? Ho avuto gli stessi problemi in passato?
  • La mattina ho difficoltà ad alzarmi, mi sento rigido e impacciato, ho mal di schiena?
  • Soffro di dolori articolari, dolore al tallone o mi si è gonfiato un dito della mano o del piede?
  • La mia psoriasi mi condiziona emotivamente? Ho sintomi d’ansia o mi sento depresso? Ho avuto sensazioni di ansia, crisi di panico, palpitazioni, eccessiva preoccupazione e una sensazione d’incapacità di far fronte alle comuni attività quotidiane?

Se poi si sono notati cambiamenti nel sonno o appetito, se si ha la sensazione di avere un umore molto basso e si è perso l’interesse per le cose che di solito si apprezzavano o si ha la sensazione che la vita non è degna di essere vissuta – questi sono sintomi da non trascurare!

Un’ultima considerazione di natura salutistica è quella di prendere in esame corretti stili di vita ed una alimentazione adeguata. Invito quindi a consultare dietologi o nutrizionisti per consolidare il trattamento di questa malattia.


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