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Dopo l’estorsione sono in ginocchio,
qualcuno mi aiuti

l’appello di un giovane commerciante

lunedì 27 febbraio 2017 - Ore 10:09
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L'intervista al commerciante disperato che vuole restare anonimo

Il commerciante vittima dell’estorsione

di Giorgio Fedeli

Le difficoltà e la sofferenza che arrivano ad essere disperazione. Ma non rassegnazione. Per questo motivo lui, un giovane commerciante che ha la propria attività sulla costa fermana, e che vuole mantenere l’anonimato, ha deciso di lanciare un appello. Un grido di dolore diretto e essenziale ma non una richiesta di elemosina, questo no. Lui vuole semplicemente che qualcuno, magari qualche imprenditore con un pizzico di sensibilità e disponibilità economica, rilevi la sua attività e acquisti la sua abitazione. Tutto per avere un po’ di liquidità per pagare i mutui e, soprattutto, per mettere al riparo i suoi 15 dipendenti da un futuro a dir poco incerto, appeso al filo del suo esercizio. E tutto perché da quel periodo in cui ha subito delle estorsioni il suo lavoro non si è più ripreso, anzi è sceso drasticamente, crollato. Fatturati che non bastano più a tirare avanti per un destino che lo vede due volte vittima, prima della criminalità e poi di quel chiacchiericcio che lo ha ingiustamente “marchiato” per un peccato che invece lui ha addirittura subito. “Sapete chi mi è stato vicino? Solo la polizia, dal primo momento in cui ho segnalato quello che mi stava capitando – racconta il ragazzo – nei mesi scorsi, infatti, sono stato vittima di estorsione con, annessa, anche una rapina. Lì il commissariato si è immediatamente attivato (arrivando anche a individuare alcuni responsabili delle angherie subite dal commerciante) ma il lavoro è comunque crollato. I poliziotti dell’Anticrimine sono stati gli unici a preoccuparsi di me e delle mie vicissitudini in questi mesi. Perché mi è crollata l’attività? Sapete come vanno queste cose, le chiacchiere di paese. E così il mio commercio è letteralmente colato a picco. Non riesco più nemmeno a pagare i mutui. Eppure la vittima sono io. A questo mettiamoci il ritardo nella riscossione dei crediti che ammontano a diverse decine di migliaia di euro. E purtroppo è in bilico anche il futuro lavorativo dei miei 15 dipendenti, diamo lavoro a 15 famiglie differenti, tra la mia attività commerciale e la mia cooperativa agricola. Sono disperato, non so veramente più cosa fare. Ho scritto al mondo intero, alla politica, all’associazionismo, all’imprenditoria. Ma nessuno si è fatto vivo. Non voglio l’elemosina, vorrei solamente che qualcuno acquisti la mia attività o comperi casa mia. Sì sono costretto a metterle in vendita. Ma finché non entra un po’ di liquidità sono alla canna del gas”. In simili condizioni verrebbe quasi automatico fare quadrato in famiglia. Ma, sventura nella sventura, anche qui problemi: “Purtroppo alcuni miei cari hanno problemi di salute. E io non riesco nemmeno ad aiutarli. Non dormo più tanti sono i problemi. Qualcuno mi aiuti. Posso essere contattato alla mail casam@email.it”.


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