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Volersi bene:
il miglior regalo per l’8 marzo

"E' necessario promuovere la cultura della prevenzione come metodo di vita affinché tutte le donne si sottopongano a visite senologiche periodiche. Vogliamoci bene."
lunedì 6 marzo 2017 - Ore 12:16
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Dott.ssa Paola Campanella, medico radiologo senologo

 

Paola Campanella*

Lo diciamo spesso ma poche volte riusciamo a farlo: volersi bene è il miglio regalo. E la festa della donna è l’occasione per poter fissare un appuntamento speciale con la prevenzione del tumore al seno. È fondamentale che le donne si prendano cura del proprio corpo sottoponendosi a controlli specialistici perché “Per essere donne libere bisogna essere innanzitutto sane e una diagnosi precoce può salvare la vita”.

Un modo utile per celebrare degnamente la ricorrenza dell’8 marzo è quella di tutelare il diritto delle donne alla salute sensibilizzandole sull’importanza della prevenzione primaria e secondaria. Obiettivo prioritario è educare la popolazione alla lotta attiva contro il cancro attraverso uno stile di vita sano che ha come cardini la prevenzione e la diagnosi precoce.

Se infatti la prevenzione primaria (corretta alimentazione, attività fisica, abbandono della abitudini voluttuarie come alcool e fumo) rappresenta un’arma importante contro il cancro, la prevenzione secondaria (diagnosi precoce dei tumori della mammella, del collo dell’utero, del colon retto e della cute) è fondamentale!

È necessaria una corretta informazione per ridurre la mortalità e migliorare la qualità della vita. Nonostante la costante crescente incidenza del cancro della mammella, si registra una progressiva, anche se lenta, diminuzione della mortalità grazie ad una sempre più corretta informazione sull’importanza della diagnosi precoce rilevatasi determinante in termini di guarigione. Si stima che in Italia sono circa 48.000 nuovi casi all’anno di cancro della mammella. L’aumento dell’incidenza del tumore al seno è stato pari a oltre il 15% negli ultimi 7 anni. In particolare è stato registrato un incremento in età compresa tra i 25 e i 50 anni, di circa il 30%. Si tratta di una fascia di età oggi non prevista dal programma di screening del sistema sanitario nazionale, riservato alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni perché dopo la menopausa i tumori della mammella sono più frequenti e la mammografia è più efficace nella diagnosi precoce .

Diversa è invece l’indicazione ai controlli periodici individuali che devono iniziare già a 30-35 anni con ecografia mammaria annuale e dai 40 anni anche con una mammografia annuale che rappresenta l’unico esame in grado di identificare ad esempio le microcalcificazioni che sono spesso una spia di un iniziale lesione tumorale.

Nelle donne con elevato rischio genetico/familiare la mammografia può essere anticipata ai 35 anni associata all’ecografia e nelle pazienti positive al test genetico BRCA 1/2 è importante anche la risonanza magnetica. La validità di queste indicazioni è confermata da uno studio pubblicato sulla rivista Radiology fatto da ricercatori americani del Swedih Cancer Institute di Seattle su oltre duemila pazienti con carcinoma della mammella di età compresa tra i 40 e i 49 anni: nelle partecipanti che si erano sottoposte a mammografia (tramite la quale era stato scoperto il cancro) la prognosi si è rilevata migliore perché la neoplasia era in stadio iniziale, più facile da curare e dunque meno letale e con minori probabilità di ricaduta.

Per quanto riguarda i possibili danni da radiazioni è doveroso ricordare che la moderna mammografia digitale utilizza dosi di radiazioni bassissime assolutamente non pericolose. Inoltre la ghiandola mammaria è sensibile ai danni da radiazioni solo nel momento dello sviluppo quindi non nella donna adulta . È vero comunque che nelle donne giovani ma a volte anche in post menopausa la mammografia può risultare poco leggibile per l’elevata densità del tessuto ghiandolare. Questo è uno dei limiti degli screening mammografici, nei quali una mammografia non ben chiara (e dunque difficilmente interpretabile) viene refertata come “negativa” inducendo a volte una falsa tranquillità. In questi casi non ci si deve fermare ma è necessario eseguire anche un’ecografia mammaria per completare il percorso ed avere un quadro diagnostico completo.

Per tutti questi motivi è necessario promuovere la cultura della prevenzione come metodo di vita affinché tutte le donne si sottopongano a visite senologiche periodiche. Vogliamoci bene.

 

* medico radiologo senologo

 

Articolo promoredazionale

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