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“Senza casa, ma oggi
siamo una grande famiglia”
:
la speranza rinasce dalle donne

sabato 11 marzo 2017 - Ore 10:59
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di Andrea Braconi

I ricordi delle scosse, la paura che continua a mescolarsi al senso di responsabilità, l’impegno quotidiano per la costruzione di un futuro. Sono state tante e variegate le riflessioni colte in occasione del convegno organizzato giovedì scorso dal Soroptimist Club di Fermo, presieduto da Tunia Gentili, in collaborazione con le Commissioni Pari Opportunità della Regione Marche e della Provincia di Fermo.

Abbiamo provato a raccoglierle, partendo dai rappresentati di Prefettura, Comune e Commissione regionale, prima di tuffarci nelle testimonianze di donne di Amministrazioni comunali duramente colpite.

MARA DI LULLO (Prefetto di Fermo)

“Da quando sono arrivata in questo territorio, ho notato come sia alta l’attenzione al mondo delle donne. Fermo e gli paesi non sono esenti da determinate problematiche ed è perciò necessario intensificare una serie di sforzi e di iniziative comuni. Poi c’è quest’altro aspetto legato al terremoto, con donne in prima linea che si sono misurate di fronte ad una situazione gravissima.”

MERI MARZIALI (Presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità)

“Occorre mettere in rete istituzioni, associazioni e realtà del territorio per poter produrre un cambiamento importante per la vita delle donne che subiscono violenza. Quanto al terremoto, anche quella è una forma di violenza che squarcia il nostro quotidiano ed è perciò necessario un percorso di ricostruzione, sia emotivo che personale. Paradossalmente, quindi, siamo di fronte a due situazioni molto simili. Qui abbiamo la testimonianza di donne amministratrici colpite dal sisma, una scelta che abbiamo fatto per condividere emozioni, il vissuto ma anche il futuro, perché insieme possiamo fare molto.”

PAOLO CALCINARO (Sindaco del Comune di Fermo)

“Un po’ bisogna alzare la voce, il rischio di essere dimenticati c’è. Penso a quello che mi ha detto il sindaco donna di Nonantola: loro hanno avuto il sisma nel 2012 ma stanno ancora aspettando di riaprire palazzi molto importanti. Io questo non voglio che accada Fermo, a costo di combattere. In quei giorni terribili delle scosse ho avuto come valore aggiunto l’assessore Ingrid Luciani, una vera colonna. Quello che ha fatto è riduttivo narrarlo, lei non si racconterebbe, ma posso dire che è stato qualcosa di importante che ti fa stare più sicuro anche per i prossimi anni, qualcosa che ti fa amministrare con molta più tranquillità.”

FRANCESCO TRASATTI (Vice sindaco del Comune di Fermo)

“Dobbiamo sempre partire dal concetto di raccontarsi ed è per questo che vanno ascoltati sindaci ed assessori dei piccoli centri. Qui ogni anno diventa più difficile amministrare, ci sono regole su regole, sempre più burocrazia e sempre meno risorse. Ma per superare anche questi ostacoli la differenza la fa il fare squadra. Ecco perché io porto con me il ricordo dell’immagine di Romina Gualtieri sul trattore, una foto che mostra tutta la sua tigna nel non arrendersi. Serve quindi ridare peso alle parole, ai racconti di vita, e serve respirare per riaffrontare con più ossigeno le sfide impegnative che ci attendono.”

A coordinare il confronto Silvana Zechini, presidente della Commissione provinciale Pari Opportunità. “Il terremoto è stato un momento di grande sofferenza. Le donne che sono qui rappresentano tutte le donne istituzionali e non che si stanno impegnando in questa fase insieme ad altre figure fondamentali. Volevamo mostrare un’esperienza drammatica e collettiva, e volevamo darla con voci diverse e di territori diversi. Abbiamo pensato al superamento dei confini e questo sia uno stimolo importantissimo per questa città e per questa provincia. Qui c’è molto bisogno di una cultura di sensibilizzazione e di una valenza etica e civica. Come Commissione, perciò, teniamo molto ad interventi strutturali e non coreografici”.

Con una serie di domande, la Zechini ha sollecitato le tre relatrici a raccontarsi, da un punto di vista personale ma anche in merito al ruolo che ognuna di loro ricopre sul fronte politico e amministrativo. Quelle che seguono sono le sintesi delle loro dichiarazioni.

SARA CRUCIANI (Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Amandola)

“La politica? Mi ha dato la possibilità di dare ciò che sono, perchè siamo donne, siamo mamme, siamo figlie ma poi quanto amministriamo questa cosa ce la portiamo dietro e in mezzo alla gente. Riguardo al terremoto, io non ho perso la casa ma sono uscita perché mio marito aveva paura. Abbiamo la fortuna di avere un’altra casa libera e ci siamo trasferiti lì. Però, l’ambiente familiare cambia, le situazioni cambiano. La cosa che ti manca di più è la normalità, anche nelle altre persone. E quella serenità non c’è più.

La notte del 24… un terremoto, un boato, strano, diverso, senti cadere tutto, senza luce, una paura, un disagio, non sai cosa fare, chiami i figli e aspetti che passi. Poi iniziamo a coordinarci con gli altri amministratori. Arriva la seconda scossa. Andiamo a vedere l’ospedale. Tutti si sono prodigati, nessuno si è fatto male, ma dentro vedi queste ferite, questo dolore, questa fine pensando al destino di quella struttura.

Dopo il terremoto è stato come se il tempo si espandesse, che non finisse mai.

Il mio ruolo si è legato molto ad accogliere le persone, soprattutto al palazzetto, allestire cucina, essere vicina, ascoltare i loro racconti e le problematiche dei ragazzi.

La speranza per noi è poter ricominciare a non avere paura ma è molto dura, perché nel nostro territorio non è mai esistito che dopo una scossa ne torni un’altra più forte e poi continui ancora. Tutto questo porta ad una paura che non riusciamo a governare.

Nel corso di questi mesi di parole ne abbiamo sentite tante, di fatti ne abbiamo visti pochi. E con l’ospedale la situazione è molto critica. Ci hanno dato quattro moduli, quasi a dirci ‘vi potete accontentare’… invece no, di questo non possiamo accontentarci! A Natale ci hanno dato speranze sul nuovo ospedale, ma invece vediamo che ci sono cose che non combaciano, viviamo di tante parole ma di poche certezze. Invece, mai come oggi, abbiamo bisogno di efficienza”.

ROMINA GUALTIERI (Sindaco di Monsampietro Morico)

“Spero che questo momento possa costituire un tavolo di lavoro per crescere. Io mi ritengo una missionaria civile, al servizio del prossimo e con grandissima umiltà. Non ho figli, ma qualcuno, facendo riferimento al mio Comune, mi dice sempre: ‘Tu ne hai 800 di figli!’.

Cosa mi manca dopo il terremoto? La condivisione, sia di bambini che di adulti, nelle nostre piazze.

Tra la prima e la seconda scossa del 24 agosto ho vissuto in diretta parte del crollo del castello, poi ho raggiunto Sant’Elpidio e ho trovato la piazza piena di turisti che con coperte e altro erano scappati dalle loro abitazioni. Ricordo perfettamente un dottore di Roma al quale l’intero tetto era sceso sopra al letto. In quel momento lui era in bagno e si è salvato.

Il 30 ottobre invece ero in cucina e alla scossa sono scappata lungo le scale, scalza, per raggiungere la piazza. Non riuscivo a trovare le scale, che ballavano con una forza incredibile. Però ho seguito l’istinto. Subito dopo, come sindaco, c’è stato il dolore nel tirare fuori le persone dalle case, compresa una signora di 106 anni. È stata una sorta di deportazione, ma a fin di bene.

Ricordo le brandine con la scritta Ministero dell’Interno, abbiamo dormito insieme e abbiamo condiviso la stessa esperienza. Ho pianto e molto perché in quell’autobus che partiva da Monsampietro c’erano famiglie e bambini.

Da quel momento è iniziato un impegno ancora più forte per ritornare alla normalità della vita quotidiana.

Però noi ostentiamo molta sicurezza e forza, ma dentro siamo vulnerabili, siamo consce della responsabilità che abbiamo. Sono continue le domande dei cittadini, le loro speranze per una ricostruzione che secondo me deve essere prima del tessuto sociale, poi dei borghi.

Ecco, a distanza di mesi posso dire che sì, siamo rimasti in molti senza casa ma che oggi siamo una grande famiglia. E poi abbiamo un cuore grande, per questo l’Italia non crollerà mai!

DEBORA SPEZZIANI (Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Caldarola)

“Il sisma purtroppo ci ha messo in ginocchio. Il ricordo della normalità è la mia casa, adesso vivo a Caldarola in un agriturismo, ma mi manca la mia abitazione.

Ad ogni scossa prima della mia famiglia ho pensato ai cittadini.

La mattina del 30? Mi ricordo di essere andata sotto un arco, ho fatto insomma quello che non andava fatto. Ho abbassato lo sguardo, ho guardato il pavimento per non guardare intorno, non ho voluto proprio guardare e sono stata presa da uno stato di shock. Mio marito mi ha detto che dovevamo uscire, invece ho risposto ‘aspetta che metto a posto casa’.

L’immagine più forte che ho è Caldarola in mezzo alla polvere, una nuvola che non faceva più vedere le case.

Le scuole sono state lesionate, ma i miei alunni li ho riportati praticamente tutti qua, è stato il mio sforzo grandissimo perché non poteva essere altrimenti.

Il commissario straordinario Vasco Errani? Lo rincorro ogni volta, credo che oramai mi odi ma io voglio delle risposte. Mi sembra che qui dagli errori non si impari mai, con questa maledetta burocrazia. Ma se mi odiano non mi interessa, io questo lo faccio per il bene del mio paese. È ora di ripartire con la ricostruzione, è inconcepibile rimanere così. Questo non è un gioco, c’è stato un terremoto di magnitudo 6.5, forse qualcuno non se lo ricorda ma noi sì!

I bambini delle scuole mi fanno sempre i disegni delle loro case ricostruire e del castello rimesso a posto: è il segnale, chiarissimo che adesso c’è bisogno di ricostruire le nostre case. E basterebbe un piccolo inizio per far vivere un po’ più tranquilla la gente. La speranza non è solo una parola, ma deve trasformarsi in qualcosa di materiale e di concreto.

È l’augurio che faccio a loro, a me e a tutti i 130 Comuni del cratere”.

C’è un ultima domanda, quella che chiude un confronto intenso e crudo, senza filtri; una domanda alla quale risponde la Cruciani: avete pensato ad un desiderio quando tutto questo sarà finito? “Sì: una lunga vacanza! E senza telefono!”.


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