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Una provincia che crede
in un’altra Europa possibile,
la Canigola ricorda Nicolai

sabato 25 marzo 2017 - Ore 11:38
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di Andrea Braconi

Dai giovani di allora a quelli di oggi. Da una generazione all’altra per salvare l’Europa partendo dai suoi stessi valori, sanciti in quel 25 marzo 1957.

“Un’altra Europa è assolutamente necessaria, urgente e possibile” ha rimarcato Moira Canigola, presidente della Provincia di Fermo, nel suo discorso di apertura dell’iniziativa organizzata all’interno della Sala del Consiglio per celebrare i 60 anni dei Trattati di Roma, alla quale ha preso parte anche l’ambasciatore Vittorio Luigi Ferraris ed una cospicua delegazione di studenti del Liceo Scientifico di Fermo.

La Canigola ha ricordato anche Giacomo Nicolai, il ragazzo fermano morto a Valencia ed impegnato in un progetto Erasmus, una delle opportunità che proprio i giovani hanno per conoscere un continente straordinariamente variegato.

MARA DI LULLO (Prefetto di Fermo)

“Il desiderio di libertà basata sul riconoscimento dei diritti dell’individuo fu la spinta per le singole comunità nazionali a disegnare un nuovo futuro. Il tempo ha dato sostanzialmente ragione a questo progetto, fondato su una visione pragmatica del futuro con sfide che sarebbero state affrontate solo se gli Stati avessero agito insieme a livello internazionale. È stato realizzato gradualmente il processo di integrazione europea. Tuttavia, come vediamo in questi ultimi anni, c’è stata una crescita di sentimenti anti europei, inizialmente sottovalutata perché mescolata con un clima di scetticismo sull’efficacia dell’azione europea in parecchi settori. A distanza di 60 anni questo processo viene messo in discussione, ma Unione in sé è già una realtà positiva. Non possiamo rinunciare alla libera circolazione delle merci, allo scambio degli studenti e tra ricercatori, alla libera circolazione dei lavoratori e alla tanto contestata unione monetaria. Ciascuno Stato da solo non va da nessuna parte e ne sono consapevoli anche i detrattori. Certo, in 60 anni sono emerse anche difficoltà, ma è stata realizzata un’area di pace, sicurezza e stabilità per 500 milioni di persone, una condizione unica al mondo che va difesa e che non ha alternative. Serve un lavoro volto al suo miglioramento, di unità d’intenti e di fiducia reciproca. La collettività europea deve sapere esattamente cosa significa Unione europea, che deve essere considerata una conquista e non un peso.”

PAOLO CALCINARO (Sindaco di Fermo)

“Saluto soprattutto a voi ragazzi, che siete veramente la speranza di un territorio: e non parlo della città di Fermo, della nostra provincia, delle Marche ma parlo della nostra Europa. Purtroppo in quest’ultimo periodo il progetto di vedere un’area comune dove non si parli di italiani, greci, spagnoli ma di cittadini europei rischia di essere minato da due pericoli, uno esterno e uno interno.

L’esterno è la paura di viaggiare, di intraprendere nuove esperienze. Abbiamo visto Londra, Berlino, il lungomare di Nizza, Parigi, Bruxelles, mete su cui a volte fantastichiamo ma che oggi vengono minate da attacchi sconsiderati e terroristici. La seconda minaccia è interna alla nostra società, spaventata da una crisi economica di lungo periodo, dal non avere soluzioni a portata di mano, dal flusso di migranti che arrivano da altre terre in grandissima difficoltà, indotta anche da quella che era l’Europa stessa. La mattina dopo la Brexit ricordo di essere rimasto turbato, ancor più dal fatto che il 70% dei giovani inglesi aveva votato per il Remain. L’Europa per voi è quella dell’opportunità di altri percorsi, di studio, di ricerca, di lavoro. Vi chiedo di essere testimoni non passivi, perché qui si parla del vostro futuro.”

FRANCESCO VERDUCCI (Senatore del Partito Democratico)

“Qui ci sono le energie più importanti del nostro territorio, a partire dai sindaci, e soprattutto gli studenti e gli insegnanti. L’Europa non è qualcosa di astratto, ma che nasce innanzitutto in anni in cui tutto sembrava perduto, in cui la guerra imperversava, in cui il nostro continente era il palcoscenico di atrocità infinite, in cui i popoli europei si accanivano gli uni contro gli altri. Nel nostro Paese una democrazia debole venne travolta dal Fascismo e dalla dittatura. Ma la storia è maestra di vita e non dobbiamo mai dimenticare cosa è accaduto e quanto ci sono costati gli errori del passato. Starà a noi e soprattutto alla vostra generazione fare in modo che l’Europa sia qualcosa che possa vivere, incontrando il sentimento delle nostre società”.

Cita Spinelli, Rossi e Colorni, passando per De Gasperi, Mitterand e Kohl. “I nazionalismi portano guerra, guai se noi tornassimo indietro. Il nazionalismo può solo ingigantire i nostri problemi, se finisse l’Europa noi avremmo un contraccolpo enorme. E allora dobbiamo essere in grado di tornare ad unire, servono politiche che lascino da parte l’austerità e che mettano al centro risposte al grande tema che è la creazione di lavoro e l’abbattimento della disoccupazione giovanile.”

PAOLO PETRINI (Deputato del Partito Democratico)

“Oggi celebriamo quanto avvenuto 60 anni fa, quando si consolidava una straordinaria volontà: voler vivere insieme da parte di popoli che fino a poco prima erano nemici. Pensiamo che dal 1914 al 1945 ci sono stati 100 milioni di morti. Oggi quegli obiettivi di allora sono stati superati da quanto abbiamo raggiunto in termini di pace, benessere e prosperità. Oggi abbiamo altre sfide, la globalizzazione ha cambiato il nostro modo di esistere, la rivoluzione digitale ci impone un altro ritmo, c’è la sfida dell’immigrazione. Dobbiamo darci, insomma, un nuovo inizio. C’è bisogno di lavorare sulle identità, andare oltre le specificità delle nostre nazioni, ma serve una cultura diversa che più caratterizzi l’Europa, soprattutto lavorando nelle scuole, con gli studenti che possono fare passi avanti importanti. E la nostra diversità non va giocata per erigere nuovi muri, ma per misurarci in maniera migliore nel confronto con gli altri.”

FABRIZIO CESETTI (Assessore della Regione Marche)

“L’Europa ha la mia età, però li potrebbe portare meglio. Nasceva in un periodo in cui c’era ancora la guerra, dalla necessità che finisse una stagione di conflitti. Un’idea che si consolidava e che affonda le sue radici nella nostra Costituzione repubblicana, dove questa idea viene consacrata. Noi non possiamo e non vogliamo fare a meno dell’Europa, ma dobbiamo esigere un’Europa che faccia di più. Mettere a punto una politica estera veramente unitaria, che vinca la sfida delle migrazione non vista come emergenza o addirittura come una calamità, ma che possa diventare una grande opportunità per la stessa Europa. Questo va costruito con forza, determinazione e senza egoismi. Ma per fare questo occorre garantire anche la sicurezza, non ci può essere pace e giustizia se non c’è sicurezza e su questo non si possono fare sconti. L’Europa deve fare di più anche per l’occupazione e per la lotta alla povertà. È giusto che i nostri giovani possano andare in Europa, non solo per formarsi ma anche per trovare sbocchi alla propria vita. Serve un’Europa che non dia i compiti a casa ai Paesi membri, ma che insieme a loro costruisca il futuro. Serve un’Europa più politica, dove i tecnocratici siano strumenti della politica e non viceversa.”

GRAZIANO DI BATTISTA (Presidente della Camera di Commercio)

“Questo è un momento di riflessione che troppo raramente facciamo e pensare che la pace sia una cosa scontata è un errore gravissimo. Quando agli aspetti economici, come pensiamo di fronteggiare un mercato come quello americano se andiamo in ordine sparso? A me dispiace pensare che parliamo la lingua europea che è l’inglese, senza però più avere l’Inghilterra con noi. Qualcosa abbiamo sbagliato e dobbiamo fare in modo che non accada più. Siete voi giovani che potete cambiare le carte in tavola, anche perché avete il linguaggio giusto e se non vi fate condizionare dai qualunquismi riuscirete a raggiungere questi grandi obiettivi.”

    


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