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Aerdorica, quale futuro per il trasporto aereo? Le preoccupazioni di Regione e sindacati

lunedì 3 aprile 2017 - Ore 16:57
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La questione Aerdorica e la precaria situazione del trasporto aereo nelle Marche continua a tenere banco. Da un lato la Regione, impegnata nel garantire continuità ad un servizio fondamentale. Dall’altro i sindacati, preoccupati per la sorte dei lavoratori.

E se il presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche, Antonio Mastrovincenzo, ha convocato d’urgenza per mercoledì alle ore 13 una seduta d’urgenza per discutere la proposta di legge 133 (che vede relatori i consiglieri Francesco Giacinti del Pd per la maggioranza e Gianni Maggi del Movimento Cinque Stelle per la minoranza), le varie sigle sindacali stanno lavorando all’organizzazione di un sit-in, che dovrebbe tenersi proprio in concomitanza della seduta del Consiglio.

Ad elevare il livello di allarme per la Filt Cgil è soprattutto l’iniziativa del Comune di Falconara del pignoramento del conto corrente della società di gestione dello scalo. Una questione vecchia di una decade, relativa ad un importo dovuto di 120.000 euro per l’Ici.

“Il sindaco di Falconara Goffredo Brandoni nel giugno dell’anno scorso – ricordano dalla Cgil – era uscito attonito e irritato dall’assemblea dei soci di Aerdorica che si era tenuta al Sanzio. Il Comune da lui guidato, infatti, è in credito di 1,2 milioni con la società; lo stesso sindaco, a proposito della gestione della società, dichiarava già nel giugno scorso e in varie occasioni, che non ci sarebbe stato futuro per Aerdorica. Il tutto non facendo alcuna valutazione oggettiva sulla nuova gestione di Aerdorica e sullo sforzo che i lavoratori, insieme ai sindacati di categoria, avevano fatto per risanare la società e scongiurarne la chiusura”.

Sempre secondo il sindacato, sarebbe in atto “un tentativo da parte di alcune forze politiche di utilizzare strumentalmente la situazione venutasi a creare recentemente con l’indagine del GUP, per far chiudere definitivamente l’importante infrastruttura, non curandosi dei lavoratori diretti ed indiretti (circa 400) che potrebbero perdere il posto di lavoro. Senza contare che il Sanzio è una infrastruttura di vitale importanza per il territorio marchigiano, in primo luogo per i settori del turismo e del sistema produttivo. La perdita dello scalo determinerebbe l’isolamento del territorio già così provato dal terremoto e questo porterebbe ad un ulteriore impoverimento delle attività produttive”.


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