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Buondonno e la sinistra che verrà: “Non siamo all’anno zero, costruiremo qualcosa di importante dialogando”

POLITICA - L'intervista al neo eletto coordinatore regionale di Sinistra Italiana, che rimarca la necessità di un confronto sulle principali questioni della società marchigiana
lunedì 24 aprile 2017 - Ore 15:43
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di Andrea Braconi

C’è un’assemblea, votata dal congresso. Ci sarà una segreteria, che verrà definita nei prossimi giorni. E c’è soprattutto un coordinatore regionale, il primo della neonata Sinistra Italiana. Giuseppe Buondonno, per anni protagonista della scena politica fermana, ha ricevuto ieri l’incarico ad Ancona.

Che giornata è stata questa prima da coordinatore?

C’è stato il congresso con una discussione politica molto ampia, che ha approfondito i temi già posti al congresso nazionale di Rimini, rispetto ai quali la prima cosa è la costruzione di un soggetto politico con una reale densità sociale e capacità organizzativa.”

Come si presenta Sinistra Italiana?

Non si considera un partito autoreferenziale o isolato, ma ritiene che bisogna ricostruire, con forza, un campo di alternativa alle politiche neoliberiste. E questo va fatto sia con le forze politiche della sinistra che non intendano morire dentro questo orizzonte, e che non intendano ripescare vecchie formule come quelle del Centrosinistra, ma che intendano mettere in campo un nuovo modello di società e contrastare con decisione questa egemonia dell’egoismo sociale che oramai sta imperversando. Con Possibile, con Rifondazione comunista, con tutta un’area che si era aggregata nei Comitati per Tsipras si deve costruire un rapporto non occasionale (e, nelle Marche, c’è una storia recente positiva). Soprattutto occorre parlare con le tante realtà del lavoro e della società.”

Altri temi affrontati?

Si è anche discusso dell’importanza di mettere in campo subito iniziative e battaglie sulle questioni principali della società marchigiana: dal lavoro ai temi dell’accoglienza, fino alla difesa del paesaggio e dei beni culturali. Insomma, tradurre una strategia politica di alternativa anche all’interno delle dinamiche della società regionale che vive una situazione difficile.”

E a livello nazionale?

All’ordine del giorno a livello nazionale c’è il problema di ridare forza alla democrazia italiana, di ricostruire un senso di appartenenza dei cittadini verso la democrazia. Lo spirito del voto del 4 dicembre andava molto oltre gli specifici quesiti referendari; in quel voto sono confluite tante cose, ma sicuramente anche, e non secondaria, una domanda di nuova partecipazione democratica. Tra l’altro la vicinanza del 25 aprile ci ricorda come poi è questo senso di appartenenza ai valori di giustizia, di dignità umana e di libertà che può rifondare la democrazia. E questo compito deve spettare alla sinistra. Ecco perché Sinistra Italiana è una forza che punta (e non da sola) a costruire una sinistra di massa, non un partitino. E anche se oggi è una forza piccola ha l’ambizione di costruire qualcosa di importante.”

Quella “reale densità sociale” a cui si faceva riferimento significa soprattutto sviluppare nei territori un radicamento sostanziale.

Occorre farlo nei posti di lavoro, di forte relazione con il mondo dell’associazionismo, con le esperienze solidali reali. Un lavoro di tipo organizzativo è importante, così come lo è saper dialogare, saper attingere e sostenere senza nessuna pretesa o invasione di campo le battaglie di quanti, nella società civile, fanno quotidianamente un lavoro straordinario. Penso al tema dei diritti civili e per i diritti umani, alle battaglie per i diritti del lavoro, dei giovani e di chi sta nelle fabbriche e nei posti di lavoro.”

I primi passi?

Una serie di incontri con una serie di realtà marchigiane, partendo dal sindacato, dalle reti associative, alle diverse realtà della lotta contro il razzismo. Incontri per recepire da loro e ragionare insieme su quelle che possono essere le azioni da mettere in campo, senza primati. Bisogna che la politica torni veramente a sporcarsi le mani con il lavoro e il movimento reale della società civile.”

Dai fuoriusciti dal Partito Democratico alla galassia della sinistra nazionale, che rapporto intendi approcciare a possibili alleanze o convergenze programmatiche?

Non siamo all’anno zero, soprattutto nelle Marche; e possiamo ragionare e uscire insieme da una frammentazione, senza scioglimenti o annessioni, ma con la responsabilità di fare una battaglia comune. Ciò che conta sono i contenuti e la chiarezza: alternativi ed in conflitto, senza se e senza ma, a chiunque incarni, sul piano nazionale o locale, politiche neoliberiste o che ledono i diritti. Ma non si costruisce una forza di massa discutendo solo negli “stati maggiori”; si costruisce mobilitando il popolo.”

Spostando l’attenzione sul Fermano, si avvicinano le elezioni amministrative: come si muoverà Sinistra Italiana?

Intanto abbiamo appena eletto un coordinatore provinciale, Enrico Martini, e credo che la domanda debba essere rivolta, principalmente, a lui. Quello che dico rispetto a Porto San Giorgio è che il fatto che non ci sia una lista di Sinistra Italiana è una scelta ben precisa. Per un partito appena nato sarebbe stata un’operazione poco seria essere presenti per ‘forza’. Porremo invece una serie di priorità e di iniziative nella società, su cui chiameremo chi andrà a governare la città a confrontarsi su contenuti e se necessario anche a scontrarsi. Deve essere superata l’idea che la sinistra esiste solo se è presente nelle istituzioni; questa presenza deve essere la conseguenza di un lavoro fatto nella società e deve essere, il più possibile, fatto non da soli ma con quelle tantissime realtà con cui noi alla pari e nella reciproca autonomia vogliamo interloquire.”

Più soddisfatto o preoccupato per questo incarico?

Ho superato da tempo l’età delle soddisfazioni narcisistiche. E’ un impegno. Semplicemente, di fronte ad una richiesta che mi è giunta, di mettere a disposizione la mia esperienza, la mia storia (e credo anche la mia credibilità) ho mostrato questa disponibilità, consapevole che siamo in una fase difficile ma al tempo stesso appassionante. Parto dal presupposto che la storia della democrazia italiana è strettamente intrecciata alla storia della sinistra e credo che, per evitare regressi pericolosi, sia fondamentale tornare ad avere in campo una sinistra forte e di massa. Sarebbe stata una smentita di tutta la mia storia tirarmi indietro di fronte ad un impegno di questo tipo. È molto importante lavorare per promuovere gruppi dirigenti ed intelligenze sempre più giovani: è questo il compito che deve avere la mia generazione adesso, un ponte affinché tanti ragazzi si affaccino ad una partecipazione attiva alla politica, affinché tornino a vedere in essa la risposta comune e solidale ai loro problemi, la risposta alle solitudini cui i ceti dominanti condannano le persone.”

 


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