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Per il “Murri” nuovo laser per il glaucoma e operazioni in 3D:
l’Oculistica sempre più all’avanguardia

SANITÀ - L'intervista al primario Carlo Sprovieri che spiega le importanti novità in arrivo all'unità operativa di oculistica del "Murri", aspettando il nuovo ospedale
venerdì 19 maggio 2017 - Ore 17:33
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di Andrea Braconi

foto e video a cura di Federico De Marco

 

Da un anno e mezzo Carlo Sprovieri è direttore dell’unità operativa di Oculistica del “Murri” di Fermo. Un uomo di grande esperienza che riesce ad avere una visione lungimirante sulla ricerca e sull’innovazione del settore. Ed è un uomo che fa dell’ironia una sorta di “strumento di lavoro”, senza però mai perdere di vista gli obiettivi essenziali, a partire dalla garanzia di un servizio efficace per i propri pazienti.

 

Dottore, questo reparto si sta sempre più connotando come un’eccellenza a livello regionale e non solo.

“Stiamo cercando di fare un buon lavoro soprattutto mettendo a disposizione le tecnologie più avanzate che, grazie alla nostra direzione generale, stiamo acquisendo sempre più per poter offrire, oltre al servizio considerato di routine, della clinica e della diagnostica, anche un servizio di chirurgia più diffusa come la cataratta, intervento più frequente al mondo che anche nel territorio di Fermo è fortemente richiesto. Quando sono arrivato a Fermo c’erano in attesa più di 1.000 interventi e, nonostante ne abbiamo fatti 2.000 il primo anno, la lista continua ad aumentare. Un segno palese della necessità di questo intervento e del fatto che stiamo richiamando e offrendo un servizio di cui la popolazione viene sempre progressivamente più a conoscenza. Oltre a questo, puntiamo:

  • all’istituzione di ambulatori di secondo livello che si rivolgono alle patologie più complesse dell’oculistica;
  • ad offrire un’ottima copertura alle patologie molto diffuse nel nostro territorio come il glaucoma, che ha un’incidenza media del 3% nel territorio italiano e in quello marchigiano;
  • alla chirurgia vitro retinica, quella della parte più interna dell’occhio, parte collegata al cervello e rappresentata dal distacco di retina, sia in forma traumatica sia per casi in cui rappresenta una vera e propria malattia. Su questo punto il primo anno abbiamo fatto più di 110 interventi che significa aver già offerto un servizio nuovo che negli anni scorsi non poteva essere offerto e che costringeva la popolazione ad andare nei territori più o meno lontani da quello fermano.”

 

Quali sono gli obiettivi che possono essere posti in campo in questo momento? Quali gli step successivi per migliorare ancora di più questa realtà?

“Intanto, consolidare la convinzione nel territorio che abbiamo a disposizione una tecnologia al passo con i tempi e all’avanguardia tanto quanto nei centri di eccellenza in generale, quindi la possibilità di eseguire interventi più complessi, come anche la chirurgia dei traumi maggiori dell’occhio, dando la certezza che, oltre ad un’offerta tecnologica, ci sia un’efficacia percepita dalla popolazione. E penso che questo stia avvenendo: in questo anno abbiamo aumentato la complessità della nostra chirurgia, tantissimo. Questo è stato possibile anche grazie ad un’implementazione della strumentazione chirurgica che ci è stata consentita dalla nostra direzione generale, molto sensibile all’upgrading, alla crescita delle potenzialità del nostro ospedale. Questo, ad esempio, ci sta permettendo di programmare anche una tecnologia diagnostica costosa ma che darà ulteriori possibilità di crescita a questa chirurgia. Abbiamo due apparecchiature in arrivo che secondo me comporteranno una rivoluzione ed un miglioramento delle nostre potenzialità. Una riguardante il glaucoma: riguarda un particolare tipo di laser che saremo tra i primi in Italia ad avere, che abbiamo già sperimentato qui; consiste in una non chirurgia che può risolvere molti casi di glaucoma che di solito invece vengono risolti con una chirurgia più aggressiva e più invasiva. L’altra novità che avremo entro qualche mese, è forse tecnologicamente ancora più avanzata perché è un nuovo modo di operare in 3D: noi normalmente utilizziamo un microscopio per ingrandire quando operiamo all’interno dell’occhio e dei sistemi di lenti che ulteriormente ingrandiscono oltre il microscopio. Oggi abbiamo un sistema di visione in tre dimensioni, per cui il chirurgo opera senza microscopio utilizzando un televisore 3D con particolari occhiali che danno la percezione della profondità . Un’avanguardia in cui l’oculistica precede di frequente le altre branche della medicina, spesso è pioniera, come lo è stata nei laser e negli ultrasuoni.”

 

A proposito di novità e innovazioni, questa città e questo territorio si stanno avvicinando verso il nuovo ospedale di rete. In questo contesto, che si prefigurerà tra qualche anno, il suo reparto come potrà diventare ancora più importante e strategico?

“Oggi l’oculistica, credo di percepire dagli input che arrivano dalle linee di indirizzo del management e anche politiche, si prefigura come una branca della medicina con una parte ambulatoriale molto snella, con un accesso facilitato agli utenti e ai pazienti. La chirurgia più di routine, la chirurgia della cataratta, la chirurgia degli annessi palpebrali, avviene in regime ambulatoriale, chirurgia giornaliera con una preparazione fatta precedentemente.

Rimarrà invece più legata agli schemi tradizionali, l’altra chirurgia che stiamo cercando di sviluppare a Fermo, con ricovero di un giorno: chirurgia della retina, in alcuni casi del trapianto di cornea (anche se a volte si riesce a farla ambulatorialmente).

La struttura per casi complessi rimarrà forse più simile alla struttura di reparto tradizionale; molto spesso i letti vengono condivisi con branche affini, si cerca sempre più un’ottimizzazione del turnover dei letti per alleggerire dei costi di strutture che in passato sono state forse mastodontiche e che invece adesso immaginiamo, grazie all’avanzamento tecnologico, sempre più leggere per un’ottimizzazione dei costi e delle spese di personale.

Sicuramente l’oculistica, rispetto alle altre branche, si propone di eseguire la maggior parte dell’attività chirurgica e diagnostica in regime ambulatoriale, questo è il trend che sta sviluppandosi un po’ in tutta Italia.”

 


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