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Lo Sprar accusa: “Con la Legge Minniti-Orlando stravolti ruoli e funzioni degli operatori”

IMMIGRAZIONE - Le parole di Alessandro Fulimeni ad un mese dall'entrata in vigore del provvedimento sui nuovi procedimenti giudiziari in materia di protezione internazionale
martedì 13 giugno 2017 - Ore 13:42
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Il 17 agosto entrerà in vigore la Legge Minniti-Orlando sui nuovi procedimenti giudiziari in materia di protezione internazionale.

“Si è parlato ampiamente della sua impronta fortemente populista e securitaria – rimarca Alessandro Fulimeni, responsabile dei progetti SPRAR nella Provincia di Fermo -, che istituisce un diritto “differenziale” per i migranti, con la soppressione del secondo grado di giudizio, l’istituzione di sezioni specializzate presso i tribunali ordinari e l’abolizione del contraddittorio, nonché l’immancabile estensione delle rete dei centri di detenzione e rimpatri.

Una sorta di giustizia parallela, a detta di varie organizzazioni giuridiche, in contrasto con il dettato costituzionale, in cui soccombono clamorosamente i principi del diritto a un giusto processo, del diritto di difesa e del diritto al contraddittorio, contenuti nella Costituzione e nella Convenzione europea sui diritti umani.

Ma c’è un altro punto, passato in secondo piano , che è altrettanto devastante e che richiama alla memoria tristi precedenti come il tentativo, alcuni anni fa, di inserire l’obbligo di denuncia da parte di medici e sanitari nei confronti di stranieri in condizioni di soggiorno irregolari.

E’ quello che attribuisce al responsabile del centro di accoglienza “le funzioni di pubblico ufficiale ad ogni effetto di legge” nello svolgimento delle notificazioni degli atti e dei provvedimenti al richiedente asilo emessi dalla Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale.

Che cosa significa? Che di pari passo alle misure e alle pratiche che stanno svuotando il diritto d’asilo, con l’approccio “hotspot” , gli accordi bilaterali con Paesi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e l’esternalizzazione del controllo delle frontiere, si sta cercando di stravolgere ruolo e funzione degli operatori dell’accoglienza, fondato su relazione, mediazione, indipendenza e imparzialità, per trasformarli in controllori sociali.

E’infatti del tutto evidente come gli operatori sociali vengano in tal modo arruolati all’interno di una catena di controllo repressivo, per assumere la funzione di esecutori di dispositivi di sicurezza , minando alla base il rapporto fiduciario e di terzietà che costituisce garanzia e tutela dei diritti dei richiedenti asilo.

Un ambiente protetto, come deve essere necessariamente quello volto a dare un “rifugio” e ad offrire un percorso di inclusione sociale a chi esercita il diritto di chiedere asilo, non è abitato e presidiato da pubblici ufficiali con funzioni di controllo e denuncia ma da operatori sociali, educatori, insegnati, mediatori, psicologi, assistenti sociali.

Tra pochi giorni saranno 50 anni dalla morte di Don Lorenzo Milani, che dopo la pubblicazione della sua “Lettera ai cappellani militari” fu processato per il reato di apologia e incitamento alla Diserzione e alla Disobbedienza Civile: parole e scelte da cui di nuovo attingere per dare valore e sostanza all’esperienza dell’accoglienza e della solidarietà”.


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