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Il sangue, una risorsa preziosa:
il lavoro del primario Giuseppina Siracusa e del suo staff

FERMO - Intervista alla responsabile del reparto di Medicina Trasfusionale, che evidenzia la grande disponibilità della Direzione dell'Area Vasta 4 e la proficua collaborazione con l'Avis
mercoledì 28 Giugno 2017 - Ore 14:38
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di Andrea Braconi

È stato un giorno importante per la Medicina Trasfusionale di Fermo, segnato dalla presentazione di 4 nuovi donatori, tutti 19enni, stimolati dall’Avis provinciale che, con il reparto del “Murri” diretto dal primario Giuseppina Siracusa, ha saputo instaurare una proficua collaborazione. In carica dallo scorso primo maggio, la Siracusa ha voluto illustrare a Cronache Fermane il quadro del reparto, puntualizzando le esigenze e le prospettive in tema di donazioni di sangue.

“I numeri sono consistenti, il nostro è un reparto che si occupa di medicina trasfusionale. Sul versante della raccolta siamo impegnati sulle problematiche dell’accoglienza ai donatori, dell’idoneità dei donatori, della raccolta del sangue, degli emocomponenti e quindi lavoriamo molto con le Avis per promuovere la cultura del dono e della solidarietà, per avere nuovi donatori, soprattutto giovani perché rappresentano un bacino importante per un ricambio generazionale. C’è un grande lavoro di collaborazione nelle scuole e credo che prossimamente faremo qualcosa anche nei posti di lavoro per cercare di ampliare il raggio d’azione.”

Poi come reparto lavorate sul fronte del paziente.

“Paziente a cui dobbiamo garantire la sicurezza e i corretti consumi poiché la legge ci invita a trasfondere poco e quando serve. Le donazioni sono molto sicure nella regione Marche perché i donatori sono periodici, controllati, ogni volta che vengono a donare fanno tutta la batteria di esami, più esami estesi almeno una volta l’anno. Se hanno dei problemi vengono seguiti e quindi il sangue che loro donano, plasma o piastrine sono molto sicuri. Certo, a questo mondo non c’è mai una certezza al 100% considerata anche l’eventualità di una presenza di virus emergenti ma ad oggi le trasfusioni sono sicure. Noi dobbiamo comunque essere sempre attenti nei confronti del paziente, fare in modo che la trasfusione rappresenti un supporto e non un problema con effetti indesiderati. Da qui l’importanza della collaborazione con colleghi medici, chirurghi, anestesisti e tutti quelli che operano nell’ambito della medicina di emergenza e che si interfacciano con noi.”

Dal suo punto di osservazione, qual è lo stato delle donazioni in questo territorio?

“Al mio arrivo, lo scorso primo maggio, non ho trovato una situazione brillantissima per problemi vari che abbiamo cercato di risolvere in sinergia con l’Avis. Quelli minori li abbiamo affrontati e risolti subito, quelli a lungo termine richiedono un momento di confronto e di lavoro più intenso. Però abbiamo programmato un incontro mensile, ogni primo lunedì del mese e inizieremo il 3 luglio; un incontro in occasione del quale io dirò quali sono le problematiche dal mio punto di vista e le Avis diranno le loro, cercando di trovare delle soluzioni condivise per crescere. Un piccolo spunto di miglioramento lo abbiamo già visto con la raccolta e io mi auguro che ce ne siano ancora. Lavoreremo affinché Fermo non solo raggiunga l’autosufficienza ma possa essere di supporto a tutta la regione, come è giusto che sia.”

Quanto è importante quindi l’attività di sensibilizzazione, specie nei confronti dei più giovani?

“È importantissima perché il sangue è una risorsa preziosa, non è infinita perché ovviamente è legata al numero dei donatori, soprattutto alla loro volontà di donare e di essere presenti. È importantissima perché ad oggi il sangue artificiale non esiste e tantissime attività mediche e chirurgiche possono essere fatte solo grazie al supporto trasfusionale. In passato, quando non c’era una tecnologia avanzata come quella che abbiamo oggi il sangue veniva raccolto in flaconi di vetro e somministrato intero; oggi da una donazione di sangue in sacca produciamo sia plasma, sia emazie, sia piastrine. Riusciamo quindi a rispondere al fabbisogno di più pazienti e ad essere di supporto in tutte le materie ematologiche, oncologiche e oncoematologiche. Questi pazienti una volta avevano degli indici di sopravvivenza molto più bassi, invece oggi, grazie al supporto trasfusionale mirato, possono fare terapie importanti perché siamo in grado di sostenerli, come pure siamo in grado di dare un grande supporto ai trapiantati.”

Rimaniamo sull’aspetto tecnologico: in cosa eccelle Fermo e in cosa deve migliorare?

“Da questo punto di vista siamo al pari degli altri trasfusionali. La Regione in questo momento sta facendo una riflessione sull’opportunità di centralizzare oltre che l’attività di qualificazione della raccolta, già implementata, anche una centralizzazione dell’attività di produzione. Quindi noi, ad oggi, siamo più che forniti, abbiamo tutte le tecnologie. Certo, qualcuna di queste è vecchia, ma abbiamo una grande sensibilità da parte della direzione, molto attenta alle nostre richieste: abbiamo un vecchio congelatore e già hanno autorizzato un acquisto; è stata autorizzata una centrifuga nuova per sostituire l’altra in disuso; hanno migliorato il magazzino dove teniamo le sacche a temperatura controllata e hanno subito acquistato uno strumento che consente di mantenere la temperatura necessaria nonostante il caldo. Io sono fiduciosa che laddove dovrebbero esserci delle criticità avremo sicuramente un contributo da parte di questa azienda, che è molto disponibile con tutti i reparti.”

Facciamo un punto sul suo staff.

“Abbiamo un biologo e 4 medici, un incarico straordinario è andato in maternità e riusciamo a garantire un h24 con pronta disponibilità la notte con un po’ di sacrificio. Ho però fiducia di ampliare la pianta organica dei dirigenti. Per quanto riguarda i tecnici, abbiamo 5 infermiere tutto brave e disponibili, anche quando si creano problemi per raccogliere il sangue nelle sedi esterne. Oltre Fermo, infatti, abbiamo Porto San Giorgio, Sant’Elpidio a Mare, Montegranaro, Montegiorgio e Amandola, che riaprirà domani dopo la chiusura per il terremoto. Noi dobbiamo garantire almeno un medico ed infermiere in ogni sede. Per Fermo, essendo questo distaccato, facciamo un po’ di fatica, se fosse interno lo gestiremmo meglio.”

Accanto alla Siracusa il dottor Luca Polci, dirigente della Direzione Medica Ospedaliera, in rappresentanza della direttrice dottoressa Padovani. “Stiamo completando i reparti dove mancano i primari e la Siracusa rappresenta esperienza e professionalità importanti per qualificare la nostra unità operativa. Una guida sicura permette di far lavorare al meglio il reparto, fa da traino a tutti i collaboratori e le collaboratrici. Stiamo collaborando con la dottoressa, via via ci confrontiamo sui bisogni del reparto e diamo il nostro supporto, sia nella parte strumentale, oggi giorno indispensabile, sia dal punto di vista del personale. Purtroppo quest’ultimo è un problema reale, la legge europea sul riposo dei medici, giusto nella dimensione del rischio e che rispettiamo pienamente, ci ha però portato delle difficoltà che stiamo affrontando con il direttore Livini e con la Regione”.


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