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Storia, presente e prospettive future della produzione della pesca in Valdaso

ORTEZZANO - La competizione sui mercati non va fatta sulla quantità ma secondo il nostro concetto di qualità e riconoscibilità della pesca sullo scaffale del supermercato da parte del consumatore
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di Alessandro Giacopetti

Irene Medori

Quinta edizione per la Festa della Pesca organizzata domenica 9 luglio a Valdaso di Ortezzano presso i giardinetti degli artisti, dove si è svolto anche un incontro con amministratori, rappresentanti di associazioni (anche di categoria), produttori e ricercatori. Tra gli interventi quello di Irene Medori ha toccato un punto fondamentale ed è partito dalla domanda: “Perché la pesca è così importante in Valdaso? Perché la Valdaso è vocata alla coltivazione di questo frutto che sta per compiere 100 anni. E’ antica. E’ nata negli anni Venti, – ha spiegato la Medori, ortezzanese, laureata all’Università Politecnica delle Marche con una tesi sulla pesca valdasina – quando il Governo è intervenuto con un contributo del 75% sui costi delle opere di costruzione delle canalizzazioni e bonifica. In questo modo si è sviluppata tutta la coltivazione specializzata nel pesco. Più tardi, negli anni 30, dal fondo valle la coltivazione si è estesa anche in collina, dove bisognava ingegnarsi per portare acqua e per questo si crearono vasche di raccolta che poi la distribuivano per l’irrigazione. Inoltre il governo in quegli anni incentivò i grandi proprietari terrieri a suddividere gli appezzamenti rendendoli più piccoli, perché così erano più gestibili e più produttivi”.

Da quel momento la fonte di sostentamento della Valdaso è divenuta la frutticultura e in particolare la coltura della pesca. Il primo pescheto, ha raccontato ancora Irene Medori, è stato impiantato nel 1927 a Montefiore dell’Aso con 1500 piante di pesco. Quindi i frutteti si sono diffusi nella valle e, raccontano i più anziani, in un determinato momento storico la Valdaso era piena di mezzi di trasporto riempiti di frutta e verdura, che venivano portati alla stazione di Pedaso e messi poi sui treni per raggiungere i mercati di Milano, Torino, Genova e l’estero: Francia e Germania specialmente. Tutto è proseguito fino agli anni Sessanta, anni definiti difficili ma ricchi di produzione. Negli anni Settanta e Ottanta l’agricoltura ha avuto prima una sosta e poi un arresto e i pescheti hanno iniziato a diminuire. La causa risiede molto probabilmente nell’abbattimento delle barriere commerciali e l’arrivo sui mercati di prodotti da realtà che producono a costi più bassi e che quindi possono fare prezzi al dettaglio più competitivi.

Secondo dati della FAO, citati nel corso della Festa della Pesca, nel 2014 il 50% della produzione mondiale di pesche, 10 milioni di tonnellate, è stato prodotto dalla Cina. Al secondo posto c’era l’Italia. Dopo 3 o 4 anni il secondo posto è stato raggiunto dalla Spagna.
“Per sapere come hanno fatto a schizzare così in alto nella produzione – ha spiegato ancora Irene Medori – ci siamo uniti formando un gruppo composto da produttori della valle del Foglia (Montelabate), della valle del Metauro (Fano) e della Valdaso, la Confederazione Italiana Agricoltori, l’Università Politecnica come organo di ricerca e l’azienda Acciarri società agricola in qualità di capofila del progetto per andare in Spagna, nelle campagne dell’Aragona. Abituati alla nostra piccola realtà valliva ci siamo trovati davanti aree pianeggianti coltivate a pesche più vaste di quanto ci aspettassimo, con irrigazione e concimazione spinta, con alta percentuale di meccanizzazione che sostituisce quello che noi facciamo attraverso la manodopera.
Secondo gli spagnoli, – ha spiegato ancora Irene Medori – la qualità è rappresentata da 3 fattori: dimensioni grandi, colore rosso uniforme, mancanza di difetti. La selezione varietale va in questa direzione. La Spagna, inoltre, sta esportando in Cina. Ciò è completamente diverso da quello che intendiamo noi, che ci basiamo su: componenti nutrizionali, sapore, metodologie di produzione (sostenibile o attraverso disciplinari).
Al termine dei 4 giorni, abbiamo chiesto come i piccoli produttori della Valdaso possano rimanere sul mercato ed essere competitivi. Non possiamo certo farlo sul piano della quantità, – ha concluso Irene Medori – perché non abbiamo i loro spazi ampi. Possiamo invece orientarci verso quello che per noi rappresenta la qualità e la riconoscibilità del prodotto sullo scaffale del supermercato da parte del consumatore”.

La quinta edizione della Festa della Pesca della Valdaso è stata organizzata da Comune di Ortezzano, Comune e Pro Loco di Monte Rinaldo, in collaborazione con Confederazione Italiana Agricoltori, Ecomuseo della Valle dell’Aso, Legambiente e ASSAM.


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