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La preziosa iconografia della Tovaglia Policroma esposta al pubblico (FOTO)

FERMO - Da ieri è esposta nella sala d'ingresso del museo diocesano per essere fruita gratuitamente da fermani e turisti
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di Alessandro Giacopetti

Cinque metri di lunghezza per ottanta centimetri di altezza con un tessuto ricamato con la tecnica del punto pittura. Otto sfumature per ogni colore, oltre al bianco e al grigio perla. Queste le caratteristiche della Tovaglia Policroma che quanti entreranno al museo Diocesano, situato accanto al Duomo di Fermo, possono ammirare da ieri pomeriggio, al termine di un incontro facente parte del percorso di avvicinamento alla corsa al Palio dell’Assunta. “100 anni di una icona di pace”, questo il titolo dell’incontro ha visto vari interventi tra cui quello di Maria Rita Faleri, esperta del ricamo e del tessuto e presidente dell’associazione Il filo che conta. Un momento di riflessione che ha unito istituzioni, contradaioli, esperti e appassionati attorno al prezioso manufatto nato nel 1917 per mano delle suore benedettine di Fermo. Tratta da un dipinto del Federici rappresenta una testimonianza dell’autenticità e veridicità storica della Cavalcata dell’Assunta.

Maria Rita Faleri ha parlato della parte tecnica della tovaglia e del lavoro certosino fatto da due o tre suore benedettine, iniziando subito con il chiarire che “è improprio chiamarla tovaglia perché in realtà è un pagliotto, anche se il vero pagliotto si mette davanti all’altare. Questo invece copre i tre lati dell’altare, e per questo viene detta tovaglia. E’ bianco perché celebrativo della messa. Realizzato in occasione della Cavalcata dell’Assunta questo manufatto è stato creato per incorniciare l’altare, mediante il punto raso, realizzato con 8 gradazioni per ciascun colore: per questo è chiamato punto pittura. Poi ci sono il bianco e il grigio perla per dare profondità alle immagini. Il ricamo realizzato ha bisogno di un fondo particolare in quanto è composto da cotone e seta ma anche filo metallici, filo d’oro, perline e paillettes.

La base della tovaglia è in tessuto povero alto 80 centimetri e lungo 5 metri – ha spiegato Maria Rita Faleri – e per renderlo trasparente è stato stramato in trama e ordito. Il processo si realizza così: due trame si lasciano e due si sfilano sia in verticale che in orizzontale, con quella che si chiama tecnica dello sfilato siciliano. Quindi sono stati dipinti le sagome e i visi, è stato fatto il ricamo sopra, sono state ritagliate tutte le figure a un centimetro di distanza, ripiegata la stoffa in eccesso sotto e usati i puntini nascosti”.

Questa tovaglia è stata esposta nel 2003 a palazzo Paccarone – ha poi ricordato la presidente dell’associazione Il filo che conta – per farla vedere e toccare con mano e per far capire il lavoro certosino fatto. I personaggi più importanti sono il centurione dal mantello rosso che sembra sia in movimento con il vento, poi ci sono il tamburino e un cavallo. Tutti hanno motivi in argento e le fibbie delle calzature fatte con fili di metallo”. Al termine della spiegazione è stato possibile ammirare la tovaglia esposta presso il Museo Diocesano di Fermo.


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