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“La prossima edizione? Romperemo gli schemi”: I Teatri del Mondo guardano al futuro

INTERVISTA - Il punto del direttore Oberdan Cesanelli, che evidenzia l'impegno di tutto lo staff e i tratti caratterizzanti del festival appena concluso
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di Andrea Braconi

(foto di Paola Felicetti)

La Cavalcata incombe e Oberdan Cesanelli si è già rituffato nella programmazione della rievocazione storica fermana. Ma un punto sull’edizione appena conclusa de I Teatri del Mondo, da lui diretta per la prima volta, andava proprio messo.

“Un bilancio estremamente positivo perché nonostante il poco tempo a disposizione per organizzarlo siamo riusciti a fare un festival di assoluta qualità, anche secondo gli addetti ai lavori. È stato soprattutto un festival che ha avuto un suo sviluppo in tutta la città, cosa che in passato avveniva solo in parte. Quindi, da parte nostra c’è grande soddisfazione”.

 Frequentando il festival, abbiamo notato un grande spirito di collaborazione e di vicinanza da parte delle compagnie nei confronti dei bambini e delle famiglie.

“L’idea era proprio quella di farlo diventare un festival vissuto in pieno, anche da chi viene lì per fare uno spettacolo di un’ora e magari è costretto a ripartire perché ha una data il giorno dopo, cosa che a dire il vero è accaduta raramente quest’anno. Quasi tutti gli operatori si sono fermati, sono stati con noi, hanno usufruito della nostra ospitalità e quindi secondo noi questo, insieme all’iniziativa Fuori di Festival, ha fatto sì che non fosse soltanto un rassegna di spettacoli ma ci fosse anche la condivisione di momenti, di scambio, anche di riflessione sul teatro. A tal proposito, molto interessante è stato il convegno su teatro e scuola che abbiamo organizzato.”

Elemento fondamentale è sempre stato quello dei laboratori, che ha avuto ancora una volta un riscontro importante.

“Sono un fiore all’occhiello da sempre, sono una caratteristica del festival a prescindere da noi. In questo caso abbiamo cercato di riallacciare alcuni rapporti con la città, quindi il coinvolgimento dei Libri in Festa, che si svolge nelle scuole e coinvolge autori e illustratori di libri per l’infanzia; poi Archi in Villa, la manifestazione che la città sta vivendo in questi giorni; infine, abbiamo avuto delle situazioni di assoluta qualità anche nei laboratori, e parlo di Roberto Cappone con il suo laboratorio ‘Facciamo i cartoni animali’, straordinario come tutti quelli del festival.”

Altra eccellenza, il campus con Legambiente.

“È un progetto che ho voluto fortemente. Parlando con Andrea Bagalini, direttore regionale di Legambiente, cercavamo una collaborazione territoriale e quando lui mi ha raccontato cosa faceva è venuto fuori il campus, lo scorso anno fatto in maniera diversa a Sant’Elpidio a Mare. È stato veramente bello vedere questi ragazzi provenienti da tutta Europa girare per fare volantinaggio, con i cittadini un po’ meravigliati di vedere giovanissimi che parlavano un’altra lingua ma che andavano da loro a proporre il festival nella loro città. Hanno lavorato sodo, non è stata una collaborazione solo di facciata, hanno dato un ottimo contributo alla macchina organizzativa del festival. È stata una bellissima esperienza.”

Chiusa questa edizione, è già tempo di lavorare alla prossima. Cosa va potenziato e, se c’è, quale il sogno nel cassetto?

“Abbiamo già iniziato, presentando il bellissimo manifesto dell’edizione 2018 realizzato da Anna Forlati nel quale viene rappresentata una bambina che corre e che cancella una sorta di rete disegnata su una lavagna. Quindi, rompe la rete, rompe gli schemi. Ecco, questo potrebbe essere una sorta di messaggio per il 2018: dopo un festival di transizione proveremo a rompere veramente gli schemi. E su questo abbiamo il conforto di chi è venuto a fare la giuria per il Premio Porto Sant’Elpidio Città dei Bambini, con cui ci siamo confrontati e ci hanno garantito il loro sostegno per rendere ancora più di qualità un festival che credo in Italia non abbia eguali.”


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