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Il senatore Verducci:”Nell’università va superata la logica del numero chiuso”

IL PUNTO - Facciamo dunque questo passo in avanti e superiamo le illusioni del ’68 augurando di cuore buon lavoro al senatore Verducci e a quanti condivideranno la sua proposta a difesa del diritto allo studio e di quanto possa riportare l’Italia ad essere un Paese in cui restare e non da cui fuggire.
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di Nunzia Eleuteri

 

E’ solo di poche ore fa il post pubblicato sul profilo Facebook dal senatore Francesco Verducci che così scrive:”Nell’università va superata la logica del numero chiuso”.

 

Un pensiero che condivido in pieno e sotto più punti di vista in un Paese che sta spingendo i suoi figli a studiare all’estero perdendo non solo la loro presenza e la prospettiva di una vita in Italia ma anche tutto l’indotto legato economicamente al periodo della frequenza universitaria: città che si spopolano, librerie ed esercizi commerciali che dimezzano vendite, il mercato degli affitti che continua la sua discesa, minori tasse di iscrizione, capitali italiani all’estero e cervelli che lasciamo scappare, forse, per sempre.

Non solo.

L’Italia ha tra i suoi principi costituzionali il diritto allo studio e non capisco come questo possa convivere con il sistema del “numero chiuso” alle università. Ci sono moltissimi modi per tutelare i meritevoli e “disfarsi” di chi non ha voglia di studiare e resta iscritto per diversi lustri agli atenei. Ma il primo tentativo, il diritto di mettersi alla prova, il diritto di poter dimostrare di farcela, il diritto di maturare e crescere anche nell’ambito culturale, quel diritto non dovrebbe mai essere negato a nessuno. Perdipiù in uno Stato che si definisce democratico. Senza contare che non sono certo gli studenti benestanti ad essere penalizzati dal numero chiuso nelle università (vista la possibilità che avranno di studiare all’estero) ma proprio i figli di famiglie meno abbienti che, se non hanno livelli altissimi di rendimento tali da poter superare la selezione dei test di ingresso, si vedranno negare anche solo la speranza di poter crescere e migliorare culturalmente.

 

Ben venga allora l’impegno in tal senso del rappresentante fermano al Senato che così ha esternato sui social il suo pensiero in merito:”Nell’università va superata la logica del numero chiuso. È figlia di politiche sbagliate, che hanno ‘ristretto’ il sistema formativo con conseguenze pesanti per giovani e famiglie che vivono condizioni di partenza svantaggiate. L’università va aperta. Il nostro Paese ha bisogno di laureati perché il suo futuro dipende dalla forza di competere per innovazione e qualità nell’economia mondiale. Chi non studia è fuori dalle opportunità di lavoro, lo dicono i dati Istat. Noi vogliamo invertire la rotta. Superare la logica del numero chiuso non vuol dire cancellare i livelli di accreditamento degli Atenei che sono garanzia di qualità della didattica e delle strutture e, dunque, un requisito fondamentale a vantaggio, innanzitutto, degli studenti. Né vuol dire rinunciare ad una giusta funzione regolativa e di indirizzo verso lauree che possono dare maggiori opportunità lavorative. Superare la logica del numero chiuso vuol dire investire nuove risorse per università e ricerca, reclutare nuovi docenti e ricercatori, tornare ad avere un piano per edilizia e strutture logistiche. Superare il numero chiuso non deve significare rinunciare a qualità ed eccellenza ma mettere sempre più studenti in condizione di usufruirne. La ‘no tax area’ per il diritto allo studio voluta dai Governi Renzi/Gentiloni è stato un passo rivoluzionario che ha ridato fiducia a tante famiglie e a tanti giovani. Nella prossima legge di bilancio serve un altro passo rivoluzionario: più investimenti nell’università pubblica e nella ricerca per porre le basi di una riforma che ‘allarghi’ il sistema, tenendo insieme apertura e qualità della formazione. È il modo più formidabile per colpire le diseguaglianze, ridare futuro alle nuove generazioni, sostenere e rafforzare la crescita economica conquistata dai nostri governi in questi anni”.

 

Facciamo dunque questo passo in avanti e superiamo le illusioni del ’68 augurando di cuore buon lavoro al senatore Verducci e a quanti condivideranno la sua proposta a difesa del diritto allo studio, della meritocrazia, della ricerca e formazione e di quanto possa riportare l’Italia ad essere un Paese in cui restare e non da cui fuggire.


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