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Da Fermo a Taipei per arbitrare le universiadi di pallanuoto

FERMO - Uno degli eventi mondiali più importanti per questa disciplina ha visto la presenza di un arbitro d'eccezione proveniente proprio da Fermo. Si tratta di Marco Ercoli che ha arbitrato la finale per il quinto e sesto posto
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Marco Ercoli, a sinistra, in divisa ufficiale nell’impianto di Taipei

 

di Paolo Paoletti

Anche le Universiadi di pallanuoto di Tapai, in Taiwan, hanno ‘parlato’ fermano. Uno degli eventi mondiali più importanti per questa disciplina ha infatti visto la presenza di un arbitro d’eccezione proveniente proprio da Fermo ed ora residente a Montelparo: si tratta di Marco Ercoli.

Marco, 36 anni, nella vita quotidiana è medico e presta il suo servizio anche come volontario presso la Protezione Civile Comunale di Fermo. Una preparazione, quella in materia arbitrale, partita proprio dalla piscina comunale di Fermo, con l’allora Idor, e poi proseguita con il passare degli anni fino ad arrivare ai massimi appuntamenti di categoria. Già nel 2015 era stato scelto come arbitro per le Olimpiadi Europee.

Marco è tornato da Taipei da qualche giorno, per l’esattezza il primo settembre, dopo quasi 20 giorni, era partito il 18 agosto, trascorsi a Taipei: “E’ stata una bella soddisfazione – ci racconta – non solo per l’importanza dell’appuntamento ma anche perché esso si è svolto in un posto lontano e culturalmente diverso da quella che è la nostra società ed è stata un’esperienza anche dal punto umano”.

Come ogni arbitro che si rispetti la professionalità ha fatto la differenza: “Sicuramente è stato un bel carico di responsabilità – aggiunge Marco Ercoli – ho arbitrato la finale per il quinto e sesto posto.  Sono manifestazioni per le quali gli atleti da tutto il mondo si allenano a lungo e anche noi dobbiamo essere preparati  nel rispetto della scelta fatta  dalla Federazione che ci manda a rappresentare l’italia. La pallanuoto non è molto conosciuta a Taipei. Purtroppo anche da noi il seguito è ancora basso e sicuramente vorremmo una maggiore visibilità per questa disciplina. Si tratta di uno sport davvero bello che ha un unico limite, ovvero la necessità di un impianto sportivo adeguato come la piscina. A riguardo a Fermo abbiamo una bella storia”.


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