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“Red Carpet in noir” di D’Errico:
viaggio nel lato ‘oscuro’ del cinema

LIBRI - L'autore, che ha scritto anche la biografia di Roberto Straccia: «Red Carpet in noir è una storia vera che parla di un importante produttore di cui non posso svelare l'identità. Cerco ispirazione dai luoghi, dai racconti, dalle storie di vita vissuta»
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Antonio Gerardo D’Errico

“Una storia vera” come confessa l’autore, che catapulta il lettore nell’affascinante, e allo stesso tempo perfido, dietro le quinte del mondo del cinema. “Red Carpet in noir – Delitto a Cinecittà” è l’ultima creazione dello scrittore Antonio Gerardo D’Errico, avellinese, di Monteverde per la precisione, come ama puntualizzare lui stesso, ma fermano d’adozione che, tra le sue opere annovera anche la biografia del compianto Roberto Straccia: ‘Sogni Infranti’. Dopo il periodo delle biografie, scopiramo dunque l’autore in una rinnovata veste di romanziere per così dire investigativo. D’Errico, infatti, dopo la laurea a Milano si dedica all’insegnamento iniziando a scrivere per il teatro e dando vita anche a laboratori teatrali al carcere Le Vallette di Torino, dove sono proprio agenti e detenuti a mettere in scena le sue prime produzioni con la compagnia “Nuova Frontiera”.
La compagnia teatrale sostiene l’opera di Don Innocenzo Ricci, un prete torinese impegnato nel recupero di ragazzi caduti nella spirale della droga. Parte il progetto Carovana della Speranza. Nel 1998 arriva anche il premio Grinzane Pavese con il romanzo Testimoni d’Amore con il sostegno del gruppo Abele di don Ciotti e un commento in quarta di copertina di monsignor Luigi Bettazzi. Il 2000, poi, è un anno miliare per D’Errico. In quei mesi conosce, infatti, l’attore e poeta Donato Placido. Con lui inizia una vivace collaborazione da cui emergono scritti, romanzi, sillogi poetiche e sceneggiature per il cinema e il teatro. I due danno anche vita al loro primo romanzo ‘Montalto. Fino all’ultimo respiro, diario sentimentale’ “che doveva diventare anche un film sulla polizia penitenziaria – confessa l’autore – d’altronde manca solo la Penitenziaria tra le forze dell’ordine ad avere un film tutto suo”. Nel 2008 con ‘Il Discepolo’ ottiene il terzo posto alla votazione della giuria popolare del premio Scerbanenco mentre nel 2011 ha pubblicato ‘Spostare l’Orizzonte – come sopravvivere a quarant’anni di vita rock’, biografia di Eugenio Finardi scritta insieme al cantautore milanese. L’anno dopo, invece, si ‘occupa’ di Marco Pannella con una biografia dal titolo ‘Segnali di Distensione’.

Nel 2015 pubblica ‘Je sto vicino a te’, biografia su Pino Daniele scritta insieme al fratello Nello. Giusto per citare solo una parte della carriera di D’Errico che a Fermo, precisamente nel carcere del capoluogo, a giugno, ha presentato le sue poesie tra cui un commovente scritto di una madre straziata dal dolore per il figlio recluso. Riflessioni, pentimenti, rimorsi di una donna. Poi arriva “Red Carpet in noir”. Un ritorno al genere, dopo Il Discepolo e La Governante Tilde. “E’ una storia vera – confessa l’autore – che parla di un importante produttore di cui non posso svelare l’identità. La storia di questo noir riporta a una confidenza che mi è stata fatta da un personaggio di spicco del mondo del cinema italiano. Nel romanzo si trova la vanità del divo della tv e del cinema che si sente arrivato, intoccabile. E i personaggi minori vengono umiliati in un mondo di gelosie, ripicche e propositi di vendetta. Poi ci sono la lunga mano della politica e l’amore interessato della persona giusta che esasperano gli animi. Dopo le pubblicazioni con grandi editori ho puntato su un editore Umberto Soletti proprio perché essendo una casa editrice per certi versi e in alcuni casi scomoda, Red Carpet in noir poteva calzare a pennello come giallo controcorrente.
Cerco ispirazione dai luoghi, dai racconti, dalle storie di vita vissuta. Ora sono nel Fermano, la sento una terra anche un po’ mia anche se porto sempre nel cuore la mia Monteverde, terra di economisti, sportivi, giornalisti. Per me la scrittura è sempre rivoluzionaria. Ho scritto sul boss Mario Perrella con ‘Camorra-confessioni inedite di Mario Perrella, boss pentito del rione Traiano di Napoli’, o sull’immigrazione vista da una dimensione parallela con ‘Shakk-Il Mediterraneo che scoppia’. E non escludo di scrivere qualcosa anche sul Fermano. Ho comunque già scritto su Straccia”. Uno scrittore dalle mille sfaccettature, non circoscritto a generi e temi. “Certo, ogni libro è una storia che – conferma D’Errico – spero cambi, anche in minima parte, le sorti delle nostre vite”. E la sua penna ci prova. Prova a scuotere le coscienze, a togliere veli, a graffiare. Con garbo e sottigliezza. “In questo periodo è molto difficile, per gli scrittori, crearsi un’identità – aggiunge l’editore Gianluca Soletti – noi ci proviamo perseguendo due filoni: quello dell’indagine storica e quello della narrativa andando sempre alla ricerca di autori di qualità. Con D’Errico abbiamo centrato l’obiettivo. Francamente evitiamo di pubblicare tutto di tutti, la nostra ricerca si concentra su autori e scrittori originali. D’Errico, prima ancora di essere un grande scrittore, è una persona di spessore. E in questa società, così strana e contorta, la sua penna e il suo pensiero sanno come pungolare, con garbo e intelligenza, il politicamente corretto”.

 


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