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Il Centro Studi Carducci, CGIL e Ceroni sul futuro dell’Ospedale a Campiglione

FERMO - Secondo Ubaldo Renzi il progetto è sottodimensionato per le esigenze del Fermano. Secondo Ceroni e rappresentanti CGIL presenti vanno fatti partire subito i lavori per non perderlo
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 Il futuro della sanità del Fermano e soprattutto del nuovo ospedale che dovrebbe essere costruito in zona San Claudio a Campiglione di Fermo è stato al centro di una conferenza stampa all’interno della sede del Centro Studi G.B. Carducci. Guido Tascini presidente del Centro Studi ha ricordato come “da anni il Carducci si occupa di problemi relativi alla sanità. Ci sono già stati due incontri sull’ospedale nuovo: uno a febbraio 2016 quando vennero stanziati 70 milioni, poi ad aprile 2016 con il senatore Remigio Ceroni cui la stampa ha potuto porre domande. Il governatore delle Marche Luca Ceriscioli ha confermato che serviranno 56 milioni”.

Secondo il Centro Studi Carducci il nuovo ospedale dovrà “essere altamente tecnologico compresi i posti letto, per essere in linea con un servizio sanitario avanzato. Dati a livello nazionale confermano che il costo medio di un posto letto tecnologico è notevole, cosa che ci porta a pensare che il costo totale dell’investimento sia insufficiente per dotarlo di tutte le strutture necessarie come le sale operatorie. Il tutto si inserisce nella contestuale chiusura da parte dell’Area Vasta 4 di tutti gli ospedali secondari proprio in vista della realizzazione di quello di Campiglione.

56 milioni divisi per i 275 mila euro di un posto letto a tecnologia avanzata fanno 151 posti letto totali mentre senza tale tecnologia arriverebbero a 252”, ha concluso Guido Tascini, presidente Centro Studi Carducci.

E Ubaldo Renzi socio del Centro Studi Carducci, a puntare l’attenzione sugli 8 servizi specialistici che in Provincia di Fermo non ci sono mentre le altre 4 strutture ospedaliere regionali le hanno: coronografia, medicina nucleare-pet, radioterapia oncologica, emodinamica, anatomia patologica, radiologia interventistica, pneumologia, scintigrafia. “Secondo noi le specialità vanno divise tra le aree vaste, mentre nel progetto dell’ospedale è presente solo radioterapia. Ad esempio noi non abbiamo la PET perché non abbiamo la medicina nucleare che è propedeutica e i pazienti del Fermano devono recarsi a Macerata, Ascoli o Ancona. Noi chiediamo di rispettare la relativa norma di legge e che la suddivisione dei servizi non aspetti la realizzazione del nuovo ospedale ma vada fatta subito. Noi accettiamo che la piccola volumetria non sia programmata per 8 servizi ma essi vanno redistribuiti.

Inoltre – conclude Ubaldo Renzi – tale progetto era stato elaborato quando era governatore regionale Gian Mario Spacca perchè non c’era la volontà politica di fare l’ospedale di Fermo. E’ troppo piccolo sia per struttura che per posti letto. Il progetto, quindi, va rifatto”.

E’ Alessandro Soldano anche lui del Centro Studi a ricordare che “dopo aver saputo del finanziamento noi abbiamo chiesto il progetto sanitario. Il nostro compito è chiedere se ci sono le risorse per costruire un ospedale adeguato”.

 Il Centro Studi Carducci alla conferenza stampa ha invitato esponenti della politica e del sindacato. Il senatore Remigio Ceroni, ha definito “il nuovo ospedale di Fermo una burla e già lo sapevamo. Lo avevamo detto subito viste le risorse messe a disposizione, paragonate ai costi di un ospedale decente. Servono 150 milioni di euro secondo noi. Nonostante le rassicurazioni arrivate lo scorso anno dall’assessore regionale al Bilancio Fabrizio Cesetti sulla partenza dei lavori, poi non partiti, recentemente il consigliere Francesco Giacinti ha ammesso che bisogna rifare il progetto. Nel frattempo è partita l’offensiva da Macerata per il nuovo ospedale il cui progetto è più forte del nostro. Macerata, inoltre, ha 7 ospedali in provincia e sta redistribuendo le specialità affinché non vengano chiusi. Rischiamo – ha allertato concluso il senatore Remigio Ceroni, sindaco di Rapagnano – di essere stretti tra Ascoli e Macerata. Se la Regione non vuole farlo lo dica chiaramente e non ci prenda in giro – ha concluso Ceroni, secondo cui – è importante partire con i lavori che poi possono essere rimodulati, il resto verrà dopo.

 Unico sindacato seduto al tavolo del Centro Studi Carducci è la CGIL. Sulla stessa linea di Ceroni, Paolo Filiaci, segretario SPI CGIL: “l’importante è partire con i lavori. Se la regola è chiudere i piccoli ospedali per aggregare verso i grandi poli sanitari allora tutti devono rispettare la regola per metterci quelli di comunità e le case della salute. Fermo è la Cenerentola della Regione Marche con meno posti letto e con carenze nei servizi. L’assessore regionale al Bilancio Fabrizio Cesetti può spostare risorse in questo senso e spero lo faccia. Il problema di fondo – ha concluso Filiaci – è che si deve fare sinergia tra le parti per ottenere l’ospedale”.

 

Secondo Guglielmo Malaspina, sempre della CGIL, “va fatta una azione politica sulla sanità ad esempio rivedendo le liste di attesa. Se l’ospedale non si farà torneremo indietro ma per farlo bene le attuali risorse non bastano”. Roberto Lanfranco, dello stesso sindacato ha ricordato che “siamo ad un anno dal sisma: ci ha insegnato che vanno messi in sicurezza ospedali e scuole. In tema di sanità il Fermano ha un deficit di posti letto da tempo e quel gap esiste ancora oggi. E’ vero che abbiamo 5 sale operatorie ma il personale è insufficiente per farle funzionare. Servono, infatti, specialisti formati tra medici e infermieri. La sanità è programmazione – ha concluso Lanfranco – e se vogliamo i servizi dobbiamo iniziare a programmarli oggi”.


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