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“Rimaniamo piccoli, ma con prodotti di qualità”: al Micam interesse per le scarpe da bambina monturanesi

MILANO – Per Sandroni, titolare del Calzaturificio Rossano, i grandi nomi hanno dimostrato interesse per le calzature della sua azienda, fondata 40 anni fa e sempre a gestione familiare
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di Andrea Braconi

Una famiglia. Una fabbrica. Una storia partita in un gennaio di quarant’anni fa. Basterebbe questo per riassumere le peculiarità del Calzaturificio Rossano, che da Monte Urano ha portato tra i padiglioni del Micam le sue calzature da bambino.

Rossano Sandroni nell’azienda creata da papà Aldino e mamma Maria Rosa ha iniziato a lavorare come apprendista a 15 anni, nel 1972. Nel 2002 ne ha preso le redini e nel 2007 è stato affiancato in società dalla moglie Fabiola.

“Ci rivolgiamo per il 90% all’estero – racconta Rossano – lavoriamo parecchio con l’Inghilterra, con Hong Kong e quest’anno siamo entrati in Belgio e Olanda. In passato anche con la Russia, ma poi con le problematiche che ci sono state abbiamo dovuto cambiare rotta. Sul mercato italiano facciamo qualcosa e quest’anno sembra che ci siano contatti nuovi”.

“Dieci anni fa sono entrata al posto di mia suocera – ricorda Fabiola – e quindi l’azienda è sempre rimasta a gestione familiare. In quel momento abbiamo cominciato a lavorare con i migliori negozi di lusso di Londra. Prevalentemente curiamo la linea femminile, che ci da più soddisfazioni. Ci siamo specializzati e il mercato ha risposto bene”.

Perché la presenza al Micam? “È la fiera più importante per il nostro settore – rimarca Rossano – e da qualche anno veniamo stabilmente, da quando ci siamo associati con Tiberio Formentini, il nostro rappresentante. Produciamo circa 15.000 paia nell’arco di un anno, per un fatturato intorno ai 400-500 mila euro. In azienda siamo 4, poi abbiamo delle lavoranti a domicilio e qualche terzista. Siamo rimasti la classica ditta artigiana, sempre con numeri piccoli e con la stessa location”.

Dopo qualche anno di difficoltà le prospettive, conclude, sembrano essere positive. “Qui al Micam, pur non potendo ancora tirare delle somme, qualche contatto di grandi gruppi che iniziano a ricercare la piccola azienda c’è stato. Non cercano numeri ma il prodotto con una certa qualità; rispetto a due anni fa, quando questo non avveniva, sembra che si stia muovendo qualcosa. L’interesse c’è, poi per tramutarsi in qualcosa di concreto c’è bisogno di altro e di tempo. Quello che ci penalizza in questa fase è la moneta: questo euro forte crea qualche difficoltà con i compratori che non sono nell’area euro. Ma noi andiamo avanti, convinti del valore dei nostri prodotti”.

ù


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